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In ricordo di G.Fava

di Edoardo Croci | 27 Aprile 2014

Non ha solo scelto la maggior parte dei film che gli italiani hanno visto sul piccolo schermo, ma li ha spesso anche introdotti o commentati, in modo così avvincente che il suo intervento era seguito quanto se non più dei film stessi.

gfavaIl giorno di Pasqua è mancato Claudio G. Fava.  Ne sono addolorato e ne sento già la mancanza.

Claudio G. Fava è stato forse il più grande critico cinematografico italiano del dopoguerra. Ha influenzato la cultura ed i gusti di almeno due generazioni di italiani. In RAI dal 1970 al 1994 ha avuto la responsabilità della programmazione dei film e poi anche dei telefilm (tra i successi importati Beatiful e l’Ispettore Derrick).

Non ha solo scelto la maggior parte dei film che gli italiani hanno visto sul piccolo schermo, ma li ha spesso anche introdotti o commentati, comparendo all’inizio o alla fine (come in “Cinema di notte”) , in modo così avvincente che il suo intervento era seguito quanto se non più dei film stessi. Appassionato di cinema francese, è stato capace di farci apprezzare il meglio anche di quello di Holywood.

Ma Fava è stato ben di più di un critico, è diventato un personaggio televisivo (e non solo): attore, conduttore televisivo, scrittore e membro delle giurie dei più importanti festival italiani e internazionali di cinema e audiovisivo.

Uomo di grande cultura, eclettico e geniale, si poneva nei confronti degli altri con garbo e gentilezza, senza far mai pesare la sua superiorità culturale. Sempre ricco di aneddoti e dotato di un humor sottile, non ci si stancava mai di ascoltarlo.

Per i suoi meriti avrebbe meritato di essere nominato senatore a vita, ma credo che mai il pensiero lo sfiorò.

Lo incontrai per la prima volta all’inizio degli anni ’90, quando come presidente dell’associazione culturale ACTL, insieme a Luca Hasdà (su cui scrisse una bella commemorazione quando mancò), rilanciai il Festival Internazionale del Film Turistico che mio padre aveva avviato negli anni ’50. Fava accettò di presiedere la giuria del festival e diede lustro alla manifestazione che arrivò in pochi anni ad avere centinaia di audiovisivi in concorso da tutto il mondo.

Nei giorni delle proiezioni e dei lavori della giuria gli stavo accanto il più possibile, come un allievo assetato di sapere con il suo maestro. Ricordo le piacevolissime cene in cui parlava delle sue passioni, il cinema, il calcio (e la sua squadra, il Genoa) e la politica. Sì perché Fava era un liberale. Negli anni ’70 scriveva sull’Opinione, il giornale del Partito Liberale Italiano e, pur senza essersi mai impegnato attivamente, era sempre rimasto liberale; aveva visto con rammarico il tramonto di quel partito e sperava in una sua rinascita.

Da allora abbiamo continuato a frequentarci. Negli ultimi anni, senza più il pretesto del festival, ci sentivamo per telefono. Nel periodo in cui sono stato assessore a Milano nella giunta Moratti, mi chiedeva cosa succedeva dietro le quinte e mi offriva consigli sempre disinteressati e validi. Mi chiamò prima di Natale per sapere se bolliva in pentola qualche nuova iniziativa liberale. L’avrei voluto coinvolgere nella nuova avventura che stiamo facendo con il movimento politico de “I Liberali” insieme a tanti amici che lo stimavano e che lui stimava.

Tra le confidenze che mi fece, mi raccontò di come fu malamente licenziato da Pierluigi Celli, direttore del personale della RAI nel periodo dei “professori” in nome delle esigenze di efficientamento aziendale e di come affrontò senza affanno quel doloroso addio (ma in RAI tornò poi come protagonista e conduttore). Con altrettanto distacco mi raccontò il suo mancato ingaggio per le reti Mediaset: Berlusconi volle incontrarlo, ma Fava, con il suo humor e il suo gusto, evidentemente non rispondeva ai presunti requisiti della TV di massa. Questi episodi non scalfirono la sua serenità, ma sono state grandi occasioni perse per gli italiani.

Nel ricordarlo, più che ai debiti che ho – come tutti gli italiani – nei suoi confronti, penserò alle straordinarie imitazioni che sapeva fare dei personaggi più celebri dello spettacolo e della politica. Per sorridere pensando a lui.

Pubblicato in : Cinema

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