Il mondo fa le capriole. L’Italia i capitomboli. E il sottosegretario all’economia esterna e sciorina le sue preziose perle di saggezza. Punizione preventiva per chi, nel terzo settore, eventualmente, acquisisse proventi illecitamente.. “Noi tassiamo i profitti delle No Profit” Sic. Insomma la piccola ne infila una dietro l’altra. Quando si spezzerà la collana?
Il governo vara una manovra che ruba ai poveri sostenuti dal terzo settore per dare ai poveri il reddito di cittadinanza in una sorta perversa di vasi comunicanti. I due vice vogliono rimediare, bene. Ma servono atti concreti e non vuote promesse. E questi atti devono appalesarsi subito. Perché raddoppiare l’Ires portando il prelievo dal 12% al 24% può significare in molti casi la crisi se non il crollo di serie e affidabili associazioni di volontariato anche in Toscana. Ma l’incoerenza paradossale è che, essendo no profit, il profitto non lo dovrebbero avere.
Questa sì che è vera innovazione
E si leva da tutte le parti d’Italia il grido “Errore colpire pensioni, bloccare rivalutazione è scelta sbagliata” Controproducente non soltanto a livello del singolo demolendo o attaccando diritti acquisiti, ma in quanto si penalizzano anche i consumi di milioni di persone che vivono solo di una pensione modesta e ferma da anni. “Non siamo il bancomat del governo”, urlano i ricchi possidenti di pensioni sopra i 1522 euro lordi, circa, udite udite, 1100/1200 netti. Per premiare chi non lavora e non hai mai lavorato o per scelta o per carenza di offerte di lavoro o attività sommerse, con un fantomatico reddito di cittadinanza.
Non tanto poveri, giovani e vecchi, da avere diritto a una casa popolare o a benefit dell’welfare, nè tanto benestanti da potersi permettere di pagare un affitto che a Firenze e in altre grandi città ammonta a circa 6/ 700 euro per un bilocale. E poi ci strappiamo le vesti perchè pochi giovani vanno via di casa o fanno figli. Quelli che hanno la testa sulle spalle ci pensano bene, finché non hanno di che camparli decorosamente. Senza l’aiuto di genitori o nonni , “ricchi” pensionati. In un perverso circolo vizioso.
E qui si infila la preziosa perla grigia del P.d.C . “Per pochi spiccioli in meno, nemmeno l’avaro di Molière se ne accorgerebbe”. Sic. C’è da chiedersi davvero se ci sono o ci fanno. E, nella conferenza stampa di fine anno: “Riceverò cittadini normali ma esemplari”. E, sul rapporto tra Lega e M5S: “Nessun litigio, ma amalgama di giallo e verde”. “Un’esperienza di governo assolutamente innovativa, che scandisce un cambio di passo della politica italiana e condizionerà tutti in futuro. Questo non è il governo delle lobby, la nostra agenda è dettata dai cittadini”. Già quelli che hanno votato per il movimento. Prova a chiederglielo, ora.
E il nostro governo bipolare sull’orlo di schizofrenia conclamata, cerca di correre ai ripari. Ma come succede spesso le toppe son peggio degli sbrani.
“Sospendo l’aula e convoco la capigruppo”, cinguetta balbettando la terza carica dello Stato.
Ah si dice così, almeno così ha detto..wow
Conferenza dei Capigruppo che , in seguito, i rappresentanti delle opposizioni hanno abbandonato per protesta contro il presidente che non ha fatto votare la richiesta di sospensione. La seduta è poi ripresa. “Ma Fico non è più garante”, tuona dal suo scranno piovuto dal cielo, ops, dal nord, la Mariele. I piddini hanno presentato intanto un ricorso alla Consulta sulla manovra, sollevando un conflitto di attribuzioni con il governo. E le opposizioni protestano contro l’esautorazione del ruolo del parlamento con due fiducie. Proprio come protestava Grillo il parlante quattro anni or sono. Nihil novi.
Macchè probabile rimpasto di governo, Beppino, taci! Tuona palazzo Chigi che credevo, evidentemente in modo erroneo, fosse la sede che lui stesso presiede. Eppure ha chiaramente affermato.
“Se e quando si porrà il problema lo valuteremo, ma siamo al periodo ipotetico del terzo, quarto o quinto grado”. Dunque non lo avrebbe escluso.
Insomma se la cantano e se la suonano e son pure stonati. Ognuno cerca la propria tonalità che non riesce ad accordare con quella degli altri.
Si assiste infine al bieco tradimento della lega che aveva promesso ai colleghi di coalizione, la riduzione delle tasse. Che probabilmente sarebbe stata una delle poche azioni pro crescita con la creazione non fittizia e virtuale di lavoro produzione e relativi consumi. Per imprenditori e dipendenti.
Coalizione che, vale la pena di ricordare, aveva ottenuto la quota più alta pur non raggiungendo la maggioranza necessaria per formare un governo. E anche questa, la lega, si sta arrampicando sui famosi specchi lasciando graffi a tutto spiano nel negare l’innegabile.
Evitiamo la tagliola dell’esercizio provvisorio che sarebbe una sciagura. Così si dice. Comunque mala tempora currunt.
Carla Ceretelli

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