Mediamonitor è “un nuovo e potentissimo strumento per monitorare in tempo reale i contenuti di qualsiasi canale Radio e Tv anche se trasmessi solo ed esclusivamente via web”. E dunque, uno specchio. Ma, non solo più potente di quello naturale, d’acqua, di Narciso o artificiale della favola di Biancaneve. Addirittura, ora, lo specchio tecnologico in assoluto il più potente, lo specchio – che potrebbe ritenersi per antonomasia – capace di catturare a ogni unità misurabile dell’umano spazio-tempo, la rappresentazione o immagine, così come semplicemente riflessa, del “parlato”.
In altri termini, il sistema “mostra quante volte la parola ricercata è stata menzionata durante un tempo preso in esame”, estrapolandola da video e testi. E pertanto, il risultato si potrebbe volere che rappresentasse la riduzione (reductio ad unum) nemmeno più a un’immagine riflessa, eco di un passato nostalgico che talvolta ritorna, quanto a un termine, un nome, una parola, un logos, un verbum, un’unità minima informativa, e in definitiva a una qualsiasi informazione (DNA) dell’essere, che semplicemente sia ed è. Uno, o meglio l’ambizione che il nome sia semplicemente lo “specchio” della vita reale, che si consacrerebbe definitivamente alla “realtà artificiale” sub specie nominis, in forma cioè di nome o nomi. Come ancora illustrato da Eco attraverso la sua più celebre opera Il nome della rosa: nomina nuda tenemus.
Ancora, un sistema di rilevazione generale, e quindi pubblico e del pubblico, del più semplice dato nominale; ovvero, un potentissimo strumento di riscontro della “popolarità”, soprattutto, del dato medesimo. Un termine o una parola, ma anche un nome più o meno diffuso, tuttavia diffuso in ordine a circostanze che dapprima si sarebbero distinte sia per il “bene” che per il “male”, e che invece così, riducendo il dato all’essenziale, non implicano alcuna distinzione di sostanza o contenuto: l’importante è che se ne parli! Per intenderci, qualcosa che è all’opposto dell’informazione contenuta nel detto, a esempio e arcinoto, Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa. E cioè, secondo i latini, allorquando il nomen era omen e cioè, semplificando, il nome era correlato alla cosa e viceversa.
Per tanto, la notizia di oggi è che, attraverso Mediamonitor, il nome del Pd e quello di Renzi hanno registrato sui media rispettivamente il dato all’incirca del 45% e del 40% di citazioni, legate s’intende a quella che si può definire una presenza mediatica sia visiva che vocale. Un diluvio nominalistico, a opera simultanea di registi (media) e attori (Pd e Renzi). Due nomi – Pd e Renzi – rispetto ai quali tuttavia appare sempre più difficile stabilire cosa rappresenti l’uno e perfino cosa esattamente voglia e rappresenti l’altro. Detto altrimenti, si stenta sempre più a comprendere quale sia l’attuale natura del Pd – se non quella di un partito che sostenga la posizione del governo di cui è leader lo stesso segretario -, ovvero il Renzi-1-rottamatore che fa il paio con il Renzi-2-conservatore, in entrambi i casi degli assetti di potere, rispettivi e corrispondenti, nazionale e locali.
Quam mutatum ab illo, quam mutatus ab illo!
Perché il punto della questione è esattamente questo; e cioè che la realtà scorre viva sotto l’egida dei nomi che in qualche modo ambiscono a rappresentarla. Nomi che finiscono così con il diventare prima “simulacri” e poi, poco alla volta, “vestigia” di una realtà che, corrispondentemente poco alla volta, da essi si separa e con il trascorrere inesorabile del tempo da essi perfino rifugge. In ogni caso, sempre prima che i registi e gli attori suddetti se ne rendano conto.

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