Il Popolo italiano sta sposando la tesi di farsi giustizia da se per l’impotenza dello Stato. E’ la propensione del popolo stressato dalle conseguenze della crisi economica, avvilito dall’incertezza del futuro, sconfortato dal comportamento senza valori etici, da parte chi, a tutti i livelli, rappresenta le Istituzioni, impaurito dall’insicurezza per la propria incolumità e per i fattacci di violenze sempre più feroci, che si registrano quotidianamente in questo paese.
L’imperdonabile violenza sessuale consumata con una ferocia senza precedenti a Guidonia (Roma) è la goccia che ha fatto traboccare il bicchiere. I cittadini di Guidonia, duramente colpiti per quanto accaduto ai due giovani concittadini, hanno tentato con la forza di aggredire gli stupratori per linciarli a dovere.
La rabbia dei cittadini di Guidonia e dell’Italia intera è salita alle stelle, quando hanno appreso che lo stupratore di Capodanno 2009, era stato scarcerato e mandato agli arresti domiciliare. Una leggerezza preoccupante quella di un giudice che non ha avvertito il bisogno di aspettare qualche giorno prima di ordinare la scarcerazione e gli arresti domiciliari in casa.
Più preoccupante e avvilente è il disposto normativo per i reati di violenza sessuale. L’art.609-bis del codice penale prevede per tali reati una pena con la reclusione da 5 a 10 anni.
Dieci anni di carcere, per un omicida sono pochi. Non si è tenuto conto nella redazione della norma, che la donna barbaramente aggredita, violentata e abbandonata è una finita alla vita, cioè è morta moralmente. La morte psicologica è peggiore di quella fisica.
Coloro i quali hanno stabilito l’entità della pena non hanno tenuto conto degli effetti dello stupro. Moltissime donne stuprate presentano stati di choc, di confusione, di ansia, di insensibilità e di intorpidimento. Spesso rimangono traumatizzate per tutta la vita.
Le donne che hanno subito un’aggressione e una violenza sessuale vivono con gli incubi di quanto accaduto. Esse trovano difficoltà a concentrarsi e a dormire. Subiscono forme gravi di depressione fino al suicidio.
Non ci sono scuse per lo stupratore. E’ un vero e proprio assassino nel compimento della violenza sessuale.
L’art.609-bis del codice penale, pertanto, va modificato nella parte relativa alla pena con la reclusione.
Per l’imputato che confessa spontaneamente la propria colpa, nella fattispecie, non deve essere previsto nessun altro grado di giudizio e nessun attenuante. E’ quello che vuole il popolo, per sentirsi sicuro di vivere in una società civile e democratica. Qualora il fenomeno non dovesse cessare o diminuire, lo Stato ha il dovere di inasprire la pena, oltre a tutte le altre misure legali di prevenzione, da attuare, per la sicurezza sociale.
D. C.
IN ITALIA, LA MANCANZA DÌ LEGGI ADEGUATE ALL’ENTITA’ DEL REATO PUO’ INDURRE IL CITTADINO OFFESO A FARSI GIUSTIZIA DA SE’
Le donne che hanno subito un’aggressione e una violenza sessuale vivono con gli incubi di quanto accaduto. Esse trovano difficoltà a concentrarsi e a dormire. Subiscono forme gravi di depressione fino al suicidio. ( D. C.)

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