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In Italia i furti sono a norma

Non è più l’inganno a disarmare la legge, (a bagnarle le munizioni), ma è la legge che arma e favorisce l’inganno, il crimine e l’impunità.

di Franco Luceri | 14 Maggio 2016

Una volta le leggi le facevano i legislatori, e gli azzeccagarbugli si industriavano a trovare l’inganno, le smagliature nella trama legislativa che non scoraggiavano o incoraggiavano il crimine o ne impedivano la repressione e quindi garantivano la parziale o totale impunità.

Fino a mezzo secolo fa, questa categoria di super professionisti capaci di aggirare la legge e di gabbare politici e giudici non era poi così numerosa. Ma da allora la lenta pioggerella è diventata diluvio universale, visto che ora l’Italia ha avvocati, professionisti, consulenti, tecnici di tutte le razze e burocrati in quantità industriale, e non è più l’inganno a disarmare la legge, (a bagnarle le munizioni), ma è la legge che arma e favorisce l’inganno, il crimine e l’impunità.

Le lobby, le corporazioni, le consorterie, le burocrazie, le associazioni e i sindacati ormai bruciano il legislatore su l’anticipo: pensano l’inganno e poi trovano il modo di obbligare la politica a confezionare la legge a misura; così l’inganno finisce inglobato nella legge: perfettamente legalizzato.

Il crimine, l’abuso, l’appropriazione, l’omissione e la falsificazione diventano legali: pane quotidiano. Ed è quanto basta per rendere inoffensiva la magistratura che poi non ha alcun potere sui crimini a norma di legge, o sugli inganni legalizzati. Anzi, i giudici rischiano l’incriminazione se osano perseguirli.

Così per questa via, la burocrazia pubblica e il groviglio inestricabile delle professioni, associazioni e sindacati che sono una altrettanto potente burocrazia privata, ha raggiunto livelli di strapotere e immunità tali, (altro che impunità) da portarsi al guinzaglio come cagnolini, i legislatori e i governanti, mentre la magistratura si dibatte impotente nel farraginoso groviglio legislativo: tenta di indagare ma poi è costretta ad archiviare per anni e decenni. Perché ne l’ex Belpaese, ormai non v’è abuso pubblico (o abuso privato benedetto dalla burocrazia) che non sia rigorosamente a norma. Da noi le leggi si applicano solo per i nemici e si interpretano per gli amici, portatori sani di denaro, potere, favori.

Solo le intercettazioni scoperchiano il vaso di pandora. Ma chiaramente bisogna aspettare che sia proprio il farabutto in un momento di distrazione, a scivolare sulla buccia della banana che s’è sgranocchiato, e ad incriminarsi e sbattersi in galera da solo, fornendo via telefono le prove della colpevolezza sua, della sua cricca o peggio consorteria o massoneria di cui ne è componente o capo.

Insomma siamo alla giustizia affidata al buon cuore dei criminali, perché le classi dirigenti disoneste di questa povera Italia, in sette interminabili decenni si sono fatte confezionare una tante quantità di leggi “ad”: personam, casta, corporazione, sindacato, consorteria, associazione a delinquere, che per reprimere la montagna dei “crimini” che si consumano quotidianamente, “a norma”, ci servirebbe l’attuale organico di magistrati moltiplicato per un milione: roba da sogno.

Viviamo in un mondo alla rovescia e abbiamo ancora difficoltà ad accettare che i veri tiranni italiani non sono più i politici che ormai devono rubare per comprarsi il potere. Sono i burocrati e i professionisti con agganci pubblici che quel potere lo hanno a tempo indeterminato e ne abusano in assoluta e perfetta legalità. Hanno si il problema della spartizione della refurtiva miliardaria di cui si appropriano, ma dividendo bene la torta, si comprano l’intero Parlamento e l’intero Governo: dispensando qualche posto di lavoro, qualche vestito firmato, qualche biglietto di viaggio, qualche passaggio in barca o in elicottero, un orologio ecc. ecc.
Ma per la stampa italiana, miope o complice, la nostra classe politica sarebbe una “casta” intoccabile e inamovibile di dittatori strapotenti e ladri. Poveri illusi loro e poveri noi; quando ci accorgeremo che usando i politici da utili idioti, quelle “povere vittime indifese e innocenti della burocrazia, sindacato, associazioni, professioni, e finanza” si sono già fottute popolo e Stato, non ci rimarrà manco trippa per gatti scaduta.

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, casta, classe politica, governo, illusi, intercettazioni, italia, la stampa, lavoro, magistratura, massoneria, mondo, pane quotidiano, parlamento, sindacati, stampa italiana

Info Franco Luceri

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

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