In America la guerra per combattere la droga è iniziata nel 1986 con l’approvazione dello Antidrug Abuse Act per combattere la violenza associata al consumo di crack cocaine. La legge ha permesso di mettere subito in prigione 400mila spacciatori, ma non ha contrastato il fenomeno della diffusione delle droghe leggere e pesanti negli Stati Uniti. Uno studio pubblicato da Sentencing Projects dimostra che negli ultimi cinque anni la composizione della popolazione carceraria è cambiata. Il numero di neri che costituiva la stragrande maggioranza sta calando mentre aumenta quello dei bianchi che si dedicano allo spaccio ed al consumo di metanfetamine. Stabile la percentuale di ispanici che si attesta sul 20% della popolazione carceraria. Stando a quanto pubblicato da Justice Statistics l’anno scorso 7.2 milioni di persone erano in carcere, oppure agli arresti domiciliari e con obbligo di firma su un totale di 300 milioni di cittadini e con un costo globale di 45 miliardi di dollari ogni anno. Il calo del numero dei neri incarcerati viene interpretato da qualche analista come la conseguenza del fatto che dalle strade il commercio di droghe pesanti si è trasferito nelle abitazioni rendendo più difficile per la polizia la scoperta del narco traffico.
FESSO NO!
La commedia europea
di Beppe Severgnini
Forse rassegnato, certo allibito, vagamente nauseato. Fesso, no. Non voterò alle europee il 7 giugno. Se le elezioni per il parlamento nazionale sono state un’umiliazione – liste bloccate, nostro compito era ratificare le nomine dei partiti – quelle per l’Europarlamento s’annunciano come una provocazione. Dico, avete visto chi vogliono candidare? Vecchi delusi, giovani amiche, soliti trombati, parenti invadenti, ex-potenti indigenti, funzionari sconosciuti. I ristoranti di Strasburgo e Bruxelles li aspettano a braccia aperte: ammesso che ci vadano, una volta eletti. I siti lo scrivono, i giornali lo riportano, le radio ne accennano. Ma davanti ai fotogrammi dall’Abruzzo – diciamolo – chi ha voglia di discutere l’opportunità della candidatura Mastella? Così Clemente sarà nelle liste PDL, segno e simbolo del nuovo. E chi s’azzarda a dire che hanno voluto saldare il debito per aver silurato Prodi – tuona l’interessato – “è un farabutto!” Il partito, com’è noto, sarà guidato ovunque da Silvio Berlusconi – sebbene la carica di eurodeputato sia incompatibile con l’incarico di governo. Ma se qualcuno avesse il coraggio d’affermare che il partito non guarda avanti, ecco Barbara Matera, 28 anni, scelta personalmente dal leader (curriculum: finalista a Miss Italia, annunciatrice RAI, «letteronza» a «Mai dire gol», «letterata» in «Chiambretti c’è», intepretete di «Carabinieri 7» e «pattinatrice vip» a «Notti sul ghiaccio»). A Strasburgo se la vedrà con la coetanea Elena Basescu, bella figliola del presidente della Romania, Traian Basescu. La ragazza ha competenze incerte, ma splendide foto. Memorabile quella sopra un cavallo deceduto o molto stanco. A sinistra Dario Franceschini tuona contro le scelte della maggioranza e assicura: “Noi manderemo a Strasburgo solo persone autorevoli che ci resteranno per tutto il mandato!”. Bene: allora non si capisce perché candidano Bassolino (sicuri sia autorevole?) e Cofferati (non voleva lasciare la politica per la famiglia?). E gli alleati? Si presenta Di Pietro (la carica di eurodeputato è incompatibile con quella di deputato nazionale) e si presenta Vendola (ma non è il governatore della Puglia?). Diciamolo: in fondo la scelta di Berlusconi di candidarsi ovunque – pur sapendo che all’Europarlamento non metterà mai piede – è sfacciatamente sincera. Vuol dire: “Queste elezioni non contano un fico secco, sono soltanto un sondaggio ufficiale dell’elettorato. E poiché ai sondaggi tengo, voglio esserci”. L’entusiasmo del 1979 – primo Parlamento Europeo a elezione diretta – lascia il posto a questa commedia. Non in tutti i Paesi accade: pensate che qui e là, in campagna elettorale, parleranno di Unione Europea e poi eleggeranno gente che, a Straburgo e Bruxelles, ci andrà. E noi? Non capisco perché dobbiamo prestarci a questo gioco. Anzi, lo capisco. Siamo la plebe democratica, e fanno di noi ciò che vogliono. Vuoi vedere che un po’ fessi siamo davvero?
Oscar Bartoli

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