La discussione che anima il dibattito fra le forze politiche del nostro Paese riguardo ai provvedimenti previsti nella legge finanziaria, fra i tanti argomenti scottanti, mette in mostra un nervo sensibile scoperto: il carcere per i contribuenti che evadono somme superiori a 100 mila euro. A quest’ultimo provvedimento sono favorevoli i partiti di governo; contrari ai componenti delle opposizione (Lega, Fratelli d’Italia e Fora Italia). A fronte di una grande evasione stimata in 130miliardi annui (pari al 15% del Pil)
una legge dissuasiva che faccia riflettere chi evade abitualmente può essere utile, ma bisognerebbe prima risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri.
I nostri lettori abituali sanno che la battaglia per luoghi di detenzione umani, che siano utili alla rieducazione (com’è previsto dalla Costituzione) è una costante del nostro giornale. Noi siamo per la revisione della giustizia premiale (che prevede gli sconti di pena eccessivi, senza tener conto della gravità dei delitti commessi), ma le condizioni disumane delle nostre carceri, non possono costituire (come in effetti sono) delle pene aggiuntive, che si sommano a quelle inflitte dai giudici. La civiltà di un popolo si giudica dai luoghi di pena, che dovrebbero anzitutto essere dei luoghi dove si lavora, e non –com’è per i più- essere condannati all’ozio, a non far nulla dalla mattina alla sera.
Lo Stato italiano risolva il problema delle carceri attraverso l’amnistia, che consentirebbe una drastica riduzione del numero di ospiti delle patrie galere.
In Inghilterra due secoli fa il legislatore aveva previsto la “prigione per debiti” descritta in David Copperfield. Problema del sovraffollamento a parte , pensiamo un paese civile dovrebbe prevedere la separazione dei luoghi di pena fra chi commette crimini violenti nei confronti dei suoi simili e i reati finanziari. Chi ha ucciso una persona, non dovrebbe condividere la cella con chi ha evaso le tasse.
Roberto Fronzuti

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