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Impresa nuova per Milano

Fare impresa più e meglio. Innovare e responsabilizzare tutti. Investire e rischiare. Solo così guariremo. Dalla noia.

di Francesco Bizzotto | 8 Ottobre 2018

Milano (la Lombardia) può far conto sul suo apprezzato sistema d’imprese. Faranno la verità, la via d’uscita. Impresa vuol dire investimento personale, responsabilità, abilità nel trovare buone idee e titolarità: se non con-vinci, se non vendi, chiudi; se sbagli e fai danni – nel breve e nel lungo periodo – paghi; e ti è impedito l’azzardo, andare oltre una certa soglia di rischio.
Pongo due temi d’impresa intrecciati: di compatibilità umana e ambientale. 1° la Rete (oltre la Piramide, il comando, la violenza) e 2° il Rischio, l’altra faccia della Possibilità, perché “tutto ciò che è in potenza, è in potenza gli opposti” – Aristotele. Su questi due temi, il liberalismo non c’è, nemmeno Schumpeter. Quindi, non penso all’impresa isolata ed eroica di quest’ultimo, che ci risolve i problemi (e noi ce la spassiamo), ma a una impresa nuova, coinvolgente, fatta di diffusa e gioiosa assunzione di titolarità (responsabilità), e poi alla collaborazione tra Privato e Pubblico (incrementale, per tentativi ed errori, sulla base di obiettivi condivisi, dice Elinor Ostrom,  prima donna Nobel per l’economia, 2009). Penso a un nuovo (adeguato) spirito del 1948: si lavorava 12 ore al giorno e poi si andava a ballare (Cazzullo in Giuro che non avrò più fame).
L’impresa lasciata sola farà disastri (li sta facendo, e adesso è niente: ucciderà la Terra). E la colpa non è di Trump. Siamo tutti colpevoli. Perché c’è chi sbaglia e chi sta adagiato e non s’impegna, mira al reddito e alla pensione. Siamo un po’ tutti Neet, giovani con pretese, pensionati giramondo, belli sognanti, politicanti e dipendenti “presentisti” (presenti e assenti).
Non basterà la buona volontà e gli appelli alla morale, al buon senso, al bene comune. Ci vuol altro: si dovrà fare più impresa e meglio; dire parole di verità sugli egoismi secolari (e drammatici) degli imprenditori e sulle visioni corte di sempre, loro e dell’entourage di intellettuali e apparatchik che li circonda (e si nutre, stuzzicandoli e coprendoli).
Due i temi, dunque, su cui innovare e rilanciare l’impresa: fare Rete e Rischiare. Comprendere come va il mondo (ascoltare, rispettare, condividere; cioè includere risorse creative) e zavorrarci, tenerci con i piedi per terra, ancorati alla realtà. Andare oltre la logica del comando, che non funziona più, e fare di ogni Possibilità e desiderio una cosa vera, a due facce: un Rischio, somma di opportunità sperate e danni temuti. Da valutare! I diritti? Sono fole per manodopera che tira sera, e l’uguaglianza un mito pericoloso (sale sulla libertà). Servono Giustizia e Chance per tutti (formazione, occasioni, possibilità / rischi, appunto). Accettare, ammirare, apprezzare differenze. E fare sobrietà e solidarietà. Ancora crescita quantitativa? 1°: che noia! 2°: l’Occidente è il 20% e consuma l’80% delle risorse. Rientriamo, prima che arrivino i cigni neri della tecnica e delle società.
Fare Rete di autonomie (imprenditività) e vedere le straordinarie Possibilità che la scienza ci offre per quel che sono: Rischi, da gestire, da imparare a correre; non da ridurre, da togliere, come dice la vulgata a tutti i livelli (vedi il D.lgs. 81/08 – Sicurezza e salute nei luoghi di lavoro). La nuova impresa deve porsi il problema delle Conseguenze dell’agire, perché i Rischi aumenteranno. E non sia chiusa, separata; si mischi al Pubblico e alle Istituzioni. Faremo cose straordinarie (correremo grandi Rischi) e scopriremo risorse finanziarie e creative che non immaginiamo.
E la PA? Va bene così? No davvero. Milano ci pensa e si apre al privato. Ma, alla PA locale serve un bagno di umiltà: fondere Municipi e consorziare servizi (senza licenziare). Ha 134 Comuni, uno ogni tre km.; può risparmiare un miliardo l’anno. Sviluppare i sistemi informativi e il suo ruolo (hub di relazioni tra gli attori e di soluzione dei problemi per giovani, famiglie, imprese, investitori).
E la Politica? La “prima virtù” (Paolo VI) è messa male, anche a Milano. Parla di se stessa

Francesco Bizzotto  (lavocemetropolitana.it)

Pubblicato in : Primo pianoTag: assunzione, buon senso, danni, giovani, lavoro, lombardia, milano, mondo, pensionati, pensione, soluzione

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