
IMPICCATELI! Le storie eroiche di Cesare Battisti e Nazario Sauro a cento anni dalla morte
Imprimatur, 2016, pp.170
“Cesare Battisti e Nazario Sauro, cosa resta della memoria dei due irredentisti a un secolo di distanza dalla loro tragica fine?”.
Se lo chiede l’autore nel piegato della pagina di copertina, sottolinenando come “l’anniversario del loro sacrificio impone di rimettere a fuoco due figure che appartengono alla nostra storia più vicina.”
Così il saggio si svolge in due parti monografiche, dedicate rispettivamente a Battisti e a Sauro , ma si apre a ritroso sulla vicenda del primo, partendo dal giorno dell’impiccagione: 12 luglio 1916. L’immagine evocata è quella che all’epoca fece il giro del mondo e che ancora oggi – come sostiene Oswald Uberegger (Corriere della Sera, 12.06.2016) – “è considerata una sorta di luogo visivo della memoria bellica”: il tavolato che mostra appeso il corpo di Cesare Battisti.
Va in scena, scandisce Brogi, intorno alla vittima il trionfo dei carnefici.
Altri scatti,quindi, descrive l’autore, ed essi richiamano alla memoria ancora oggi la Trento austriaca che marchiava come traditore il prigioniero Battisti ex suddito dell’imperatore.
In particolare preme riconsegnare l’esperienza storica “ripulita” dalla retorica, e la retorica del nazionalismo fascista, che fin da subito ha cercato di appropriarsi di un’icona; per questo nella ricostruzione di Brogi è centrale anche la figura di Ernesta Bittanti, la moglie, di cui emerge all’indomani dell’esecuzione, la comprovata militanza antifascista. E che donna!, scrive Brogi.
Pertanto risulta particolarmente interessante il capitolo sui legami con Firenze, arricchito da stralci e aneddoti di una storia d’amore e di vita e di dibattito, nel cenacolo socialista lungo il Mugnone.
E’ importante per Brogi evidenziare gli anni della formazione, gli interessi professionali ed etici, quella propensione per una geografia ed una cartografia antropologiche, che attenzionano sempre sull’umanità, sia essa relativa ad un territorio o a un gergo. Allora, una figura, come quella di Battisti, che proprio i monumenti troppo spesso hanno mortificato, torna viva.
Brogi nei capitoli centrali del suo lavoro vuole così restituire questa complessità, che è complessità oltre che dell’uomo Battisti, anche dei movimenti e delle idee.
Nel passare a Nazario Sauro la struttura del discorso è la stessa: l’incipit di questa seconda parte annuncia infatti subito un calvario, quello dell’istriano pilota sommergibilista della Regia marina militare italiana.
Oggi è cambiata la toponomastica, ma i luoghi sono quelli.
La narrazione riporta le dichiarazioni dell’epoca e i fascicoli relativi alla cattura, i telegrammi, i dispacci. Anche per Sauro l’approccio è intenso, teso a sottolineare il forte legame con l’Italia, la fisicità, i contatti con Battisti, le ricognizioni, più l’azione che l’attività, come ciò che, per Battisti Brogi definisce “incursioni sul campo”, riferendosi allo studio della geografia, ma anche alludendo all’importanza che ha la conoscenza di un territorio e l’amore per esso.
Se la storia deve essere conoscenza, non può tuttavia non suscitare emozione il capitolo dedicato al terremoto della Marsica, nel quale Sauro è uno dei cinquantaquattro volontari, tra gli irredentisti riuniti a Venezia per i quali è il momento di mostrare lo spirito di solidarietà verso gli italiani colpiti.
L’impianto è biografico, doverosa la tempistica dell’edizione, il tono è divulgativo, anche particolarmente adatto ad un pubblico giovane che intenda misurarsi con l’epoca, di cui lo scritto traduce seriamente la complessità, con l’intento di presentare gli uomini – nonostante il “peso” o la responsabilità che, comunque, portano, i personaggi .

Giornalista, ha lavorato a “Reporter”, a “l’Europeo” e al “Corriere della Sera”. Ha pubblicato La lunga notte dei Mille (2011) per Aliberti editore, Uomini e donne del Sud (2012), Eroi e poveri diavoli della Grande Guerra (2014) e Ho avuto un’idea (2015) per Imprimatur.

Lascia un commento