
In una nota abbastanza dettagliata il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale ricorda che l’Italia ha sottoscritto ieri, insieme all’Unione Europea e ad un gruppo di Stati membri, al Regno Unito, al Canada e ad altri partner, l’appello congiunto urgente alle autorità di Israele affinché venga concesso il pieno accesso a Gaza a tutti gli aiuti e venga garantito agli operatori umanitari e alle ong di proseguire in sicurezza il loro impegno per la distribuzione di cibo a favore della popolazione civile nella Striscia. “La situazione umanitaria” si legge nella nota, “richiede azioni urgenti, rafforzando l’impegno umanitario a favore di Gaza. Già nelle scorse settimane, nei vari contatti con il governo israeliano, l’Italia aveva sollecitato un’apertura agli aiuti e si era impegnata per moltiplicare gli sforzi a favore delle fasce più vulnerabili della popolazione della Striscia”. Aerei provenienti da Emirati Arabi Uniti, Germania, Belgio, Francia e Italia hanno aviolanciato ieri 97 pallet (piattaforma trasportabile) di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. Lo fanno sapere le Forze di difesa israeliane (Idf), secondo cui ogni pallet paracadutato contiene circa una tonnellata di cibo. Dal 26 luglio Israele ha concesso di nuovo il lancio di aiuti umanitari su Gaza, in seguito alle crescenti critiche internazionali sulla crisi alimentare. Il ministero del Petrolio iracheno sta valutando l’esportazione di petrolio attraverso il porto libanese di Tripoli e studierà il rinnovo dell’oleodotto Iraq-Siria, ha dichiarato martedì. Il ministero intende costituire una commissione congiunta per valutare le condizioni dell’oleodotto. L’annuncio è stato dato durante la visita del ministro dell’Energia siriano a Baghdad per discutere della cooperazione in materia di petrolio, gas ed energia. La polizia iraniana ha arrestato 21.000 sospettati durante la guerra di 12 giorni con Israele a giugno, secondo quanto riportato dai media statali. Un servizio della tv di Stato ha citato un portavoce della polizia, il generale Saeed Montazeralmahdi, il quale ha affermato che i sospettati sono stati segnalati alle autorità. “L’arresto di 21.000 sospettati durante la guerra di 12 giorni ha indicato un’elevata consapevolezza e partecipazione delle persone nel garantire la sicurezza”, ha affermato. Funzionari di Giordania, Siria e Stati Uniti hanno discusso modalità per sostenere la ricostruzione della Siria devastata dalla guerra, puntando a un miglioramento della sicurezza dopo i violenti scontri del mese scorso. L’incontro ad Amman tra i ministri degli Esteri di Giordania e Siria e l’inviato speciale statunitense Tom Barrack è seguito a colloqui già tenuti il 18 luglio dalle stesse parti. Nel 2017, le Nazioni Unite avevano stimato in almeno 250 miliardi di dollari il costo della ricostruzione dopo anni di guerra civile. Secondo alcuni esperti, oggi la cifra potrebbe salire ad almeno 400 miliardi. Negli ultimi mesi, diversi Paesi, tra cui Arabia Saudita, Qatar e altri, hanno promesso investimenti per miliardi di dollari per ricostruire le infrastrutture siriane. Un controllore del traffico aereo dell’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi ha trasmesso radio “Palestina libera” ai piloti di un volo El Al pochi istanti dopo il decollo. Lo ha reso noto la compagnia di bandiera israeliana che ha definito l’accaduto “non professionale e inappropriato”, poiché qualsiasi deviazione dalle procedure standard potrebbe causare un disastro durante il decollo. Entro il 9 settembre, le ong che operano a Gaza e in Israele “potrebbero chiudere i battenti in base a una nuova legge israeliana che richiede dati sensibili sul personale palestinese”. Lo ricorda su X Caritas Internationalis sottolineando che “un rifiuto potrebbe ridurre gli aiuti a chi è in crisi”. In seguito la Caritas lancia un appello per “chiedere di porre fine alle politiche che bloccano gli aiuti salvavita”. “La sofferenza umanitaria a Gaza ha raggiunto livelli inimmaginabili. La carestia si sta verificando sotto i nostri occhi. È necessario intervenire con urgenza per fermare e invertire la tendenza. Lo spazio umanitario deve essere protetto e gli aiuti non dovrebbero mai essere politicizzati”. E’ quanto si legge in una dichiarazione firmata dai ministri degli Esteri di Australia, Belgio, Canada, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Islanda, Irlanda, Italia, Giappone, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito. Con quale risultato?
Giuseppe Basilico

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