Negare la cittadinanza ai bambini che nascono in Italia è un fatto innaturale e ingiusto. Tutte le argomentazioni avanzate dalla Lega, da Forza Italia e dai 5 Stelle sono pretestuose e finiscono per privare il nostro Paese di una buona legge, il cosiddetto Ius Soli (tradotto dal latino; diritto del suolo). Le cronache di questi giorni hanno riportato un’altra pagina vergognosa del Parlamento italiano. Nel corso del dibattito che avrebbe dovuto portare all’approvazione della legge sulla nazionalità ai figli di immigrati nati in Italia, alcuni parlamentari della Lega sono andati all’assalto dei banchi del Governo. Il ministro Fedeli è rimasta ferita; il filmato ha fatto il giro del mondo, con una conseguente caduta d’immagine per il nostro Paese. In base alla legge in vigore nel nostro ordinamento, un bambino nato in Italia non ha diritto alla cittadinanza. Pensiamo alla contraddizione: sui documenti del neonato c’è scritto che è nato in Italia, ma di nazionalità è marocchino, siriano, tunisino… È una cosa assurda e anacronistica. Chi nasce negli Usa è cittadino americano, mentre in Italia occorrono minimo dieci anni e il superamento di una miriade di cavilli burocratici. Di fronte a un “diritto naturale” rappresentato dalla cittadinanza ai nati sul suolo italiano, la speculazione politica dei vari partiti di centrodestra si dimostra strumentale e puerile. Lega, Forza Italia e Movimento 5 Stelle portano avanti le loro tesi in chiave anti immigrati, che paga in termini elettorali; fa guadagnare voti. Ci si oppone allo “Ius Soli” perché i razzisti non vogliono questa legge. Purtroppo, la cattiva memoria dei nostri compatrioti, ha dimenticato che siamo un popolo di emigranti. Un secolo fa c’erano già gli italiani di ritorno dagli Usa; i nostri connazionali partiti agli inizi del secolo, a causa della miseria che imperava da noi. La stessa miseria dalla quale fuggono quelli che chiamano migranti economici, facendo una ridicola distinzione con i rifugiati. Miseria e guerra sono il rovescio di una stessa medaglia, chiamata disperazione. Non ci sono altri modi per definire lo stato d’animo di una mamma che affida ad altri che salgono sul barcone, il proprio bambino, nella speranza di salvarlo da una morte certa. Lei non ha i dollari per pagarsi il passaggio. I nostri migranti tornavano dagli Usa senza aver imparato la lingua. Rileggendo il romanzo ‘Vino e pane’ di Ignazio Silone, ricordiamo i soprannomi che avevano portato al paese insieme a qualche dollaro di risparmi; uno lo chiamavano Schiarap; un altro Sciatap. Queste persone non erano mai state accettate negli Usa; in tanti anni non avevano neppure imparato a parlare l’inglese, ma erano stati tollerati, E i figli di Sciatap e Sciarap rimasti negli Usa erano cittadini americani a tutti gli effetti. Noi ci auguriamo che lo Ius Soli venga approvato, così come auspichiamo che i nostri connazionali diventino più tolleranti, pensando agli italiani che in molte nazioni come l’Argentina, il Canada e non solo, sono la più grande comunità d’immigrati.
Roberto Fronzuti

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