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Imbrigliare la rivoluzione digitale. Facile a dirsi… ma forse, se l’Ue…

di Vincenzo Donvito | 29 Luglio 2019

“Imbrigliare la rivoluzione digitale”. Questo è uno degli obiettivi che più spesso si registrano tra coloro che hanno a cuore una libertà degli individui senza che vengano meno i tanti e diffusi strumenti offerti dalla tecnologie digitali.
La domanda, però, non è più “dovremmo disciplinare e supervisionare meglio i Gafa. ma: come si fa?”. Sia nella Commissione europea o nell’Amministrazione americana, nelle banche centrali o nelle Autorità garanti della concorrenza dei diversi Paesi, nonché nei discorsi di donne e uomini politici di ogni genere nei quattro angoli del Pianeta, la questione è questa: Google, Apple, Facebook e Amazon (i quattro Gafa) sono diventati così potenti che è altrettanto urgente una forma di “contro-potenza” che proibisca possibili abusi e potenziali eccessi.
Agire: sembra che tutti siano d’accordo. Ma: quali forme e per quali obiettivi? Qui le cose si complicano.
Non solo i Gafa, ma anche Uber, Booking, Airbnb e altri giganti digitali, nonostante le critiche dei loro concorrenti e di chi sopporta il peso maggiore della loro ascesa, hanno un vantaggio: sono popolari! Tantissimi coloro che usano i loro servizi, spesso gratuiti. E quando vengono presi con “le mani nella marmellata”, come Facebook con Cambridge Analytica (supermulta in Usa), sembra che non ne risentano più di tanto. Se pensiamo a come in Usa le autorità antitrust sono riusciti ben ad imbrigliare i giganti dell’energia e delle telecomunicazioni, dovremmo ben sperare, almeno a partire da quel Paese. Ma sembra difficile.
Pur dominanti, i Gafa non abusano sistematicamente della loro posizione. Punire qualcuno pur se non ha infranto la legge non va bene… ma non è che le leggi attuali non siano in grado di disciplinare questa nuova situazione, soprattutto le strategie dei Gafa & co? Si dovrebbe, forse, vietare loro di acquistare o vendere altri pesi massimi del digitale (per esempio: impedire a Facebook di vendere Whatsapp e Instagram). Con quale diritto si dovrebbe agire in questo modo? Inoltre i Gafa, ricchi di miliardi e risorse anche umane, non si farebbero imbrigliare facilmente, magari facendosi prendere alla sprovvista. In questa contesa la situazione è molto probabile che diventerà durissima. Il fatto che i giganti digitali sono tutti sistematicamente statunitensi, a fronte di imbrigliamenti nel loro Paese (i Gafa sono spesso pro-Democratici e Donald Trump avrebbe quindi motivazioni per farlo), non si può escludere una nuova geolocalizzazione. Anche in Unione europea, oggi, ci sono Paesi
membri a tutti gli effetti (Lussemburgo, Paesi Bassi e Irlanda, per esempio) che si mostrano molto ben disponibili nei loro confronti. Ma vano fatte anche altre considerazioni: è difficile immaginare che un presidente degli Usa indebolisca Google, Amazon, Facebook o Apple al punto da promuovere l’ascesa di giganti cinesi come Baidu, Alibaba o Huawei.
Torniamo, quindi, alla domanda di sopra: come si fa?
Si potrebbe prendere in considerazione il coinvolgimento degli utenti e consumatori dei servizi dei Gafa? Fantapolitica. Sarebbe come chiedere loro di ridimensionare e/o rinunciare e/o qualcosa del genere, all’aria che respirano o all’uso dei soldi nella loro quotidianità. Le politiche di questo tipo sono molto e troppo articolate perché possano essere frutto di una decisione “popolare”. Mai come in questo caso sono i singoli rappresentanti istituzionali a doversi attivare: competenze, responsabilità, cultura, futuribilità non sono questioni di masse o (per fare il caso nostrano: piattaforma Rousseau del M5S) di piattaforme espressione delle cosiddette masse. Bisogna studiare, incontrarsi, confrontarsi, litigare e decidere anche in base agli equilibri umani, ecologici, economici ed istituzionali. In teoria (molto in teoria per il momento) le carte in regola per agire in questo senso, come primo esempio di fattibilità, le avrebbe l’Unione europea, per il fatto di essere un organismo non-nazione (come invece sono gli Usa) ma che può rappresentare gli interessi di tanti diversi.

Vincenzo Donvito, presidente Aduc

Pubblicato in : Tutela e diritti - A cura di ADUCTag: aduc, amministrazione, apple, banche, banche centrali, commissione, commissione europea, considerazioni, consumatori, espressione, nazione, soldi, unione europea, usa

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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