
Non entro nel merito dei contenuti, ma il generale in pensione e oggi parlamentare europeo Roberto Vannacci, recentemente invitato alla trasmissione Otto e mezzo di Lilli Gruber, ha dato prova di una notevole efficacia comunicativa. Uno show nel quale è stato rincorso dalla conduttrice senza che riuscisse a metterlo all’angolo, anche per il suo modo di rispondere e interrompere: brusco, semplice e diretto, fatto di slogan.
Lo scrittore aveva già detto tutto nel suo primo libro autoprodotto, Il mondo al contrario, dando voce a idee che, con percentuali variabili, molti italiani sembrano condividere. Almeno questo paiono indicare i circa 560.000 elettori che lo hanno votato alle elezioni europee, mandandolo a Bruxelles. Ora, a leggere i sondaggi, il consenso verso il suo nuovo movimento, Futuro Nazionale, pare essere aumentato notevolmente, avendo raggiunto, almeno secondo alcune rilevazioni, addirittura il 4,5% su scala nazionale. Come dicevamo, il successo sembra derivare da frasi semplici e dirette, frasi che storicamente si tramandano da secoli e si contrappongono a una politica considerata d’élite, che dà l’idea di rifugiarsi in linguaggi sempre più complessi e incomprensibili.
Lui, il generale, non promette: descrive la sua realtà con parole facili e quindi comprensibili. Se una persona con un lavoro regolare non arriva a metà mese e l’aumento dei costi energetici non le permette di fare il pieno per andare a lavorare, poco le importa delle dinamiche che hanno provocato quella situazione. Si massaggia lo stomaco per i crampi della fame e inveisce contro il mondo intero. Figuriamoci quando il suo medico di base va in pensione e non riesce ad averne un altro. È costretto a fare chilometri per raggiungere una Casa di Comunità semideserta, magari a piedi, perché, come abbiamo detto, non ha più i soldi per fare benzina.
Molti elettori probabilmente non conoscono Vannacci e tantomeno hanno letto il suo libro. Tuttavia, se sentono di stare affogando, sono disposti ad aggrapparsi a chiunque prometta di cambiare le cose. Che arrivi pure un moderno Zorro-Vannacci a riscrivere le parole di un vocabolario politico diventato incomprensibile per molti. Da qui alle prossime elezioni politiche, salvo imprevisti o scandali rilevanti, il generale, fenomeno politico del momento, potrebbe rivelarsi un avversario difficile da arginare. Ed è probabilmente inutile che sia il centrosinistra a tentare di fermarlo. Il problema riguarda soprattutto il centrodestra, che dovrà trovare il modo di gestire o contenere la sua crescita, pensando al proverbio: «Chi è causa del suo mal pianga se stesso».
Certo, dai giorni del Papete, Matteo Salvini non ne ha combinata una politicamente giusta. Ma aver accompagnato Vannacci verso il successo, con tanto di tappeto rosso, è stato un errore di valutazione strategica non da poco.
Angelo Santoro

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