I veri sconfitti delle elezioni appena celebrate sono Renzi e Berlusconi che se avessero avuto il coraggio di dichiarare la loro sostanziale alleanza probabilmente non avrebbero ugualmente vinto, ma ottenuto più voti dall’elettorato conservatore, pro-Europa e soprattutto filo-tedesco. Per tutta la campagna elettorale hanno cercato di nascondere in modo maldestro le loro intenzioni per un governo di grande coalizione e alla fine hanno fatto la campagna elettorale, senza volerlo, per i 5 Stelle, e la sconfitta è stata netta. Fra Renzi e Berlusconi c’è però una sostanziale differenza, come sottolinea Andrea Scanzi nel suo libro. Silvio ha resistito 20 anni, Matteo meno di 5. Ora Salvini e Di Maio nelle prossime settimane dovranno dimostrare di avere a cuore il bene comune di tutto il Paese dimenticando il primo di rappresentare il nord e il secondo il sud. Altra cosa che dovranno fare è accantonare le loro pretese su Palazzo Chigi e fare un passo indietro accettando alla presidenza un candidato di garanzia. Affrontare con serietà il problema di 6 milioni di poveri e l’abbassamento delle tasse per aziende, ceti produttivi e lavoratori dipendenti. Per quanto riguarda la politica di contenimento dei flussi migratori, lavorare per la stabilizzazione della Libia e rafforzare gli accordi con i paesi africani più interessati. Andranno incrementati i rimpatri dei non aventi diritto e puntare sul cambiamento del Trattato di Dublino. Servirà un atteggiamento fermo e non subordinato all’asse franco-tedesco. Capisco che è un percorso difficile e che servirà molta pazienza, soprattutto l’accantonamento per alcuni anni del tentativo di prevalere gli uni sugli altri. In particolare Salvini dovrà adottare un linguaggio meno dirompente nei confronti dell’Europa e dell’Euro, cosa che Di Maio ha già fatto. Matteo II dovrà accettare in parte le proposte fiscali del Movimento 5 Stelle e i 5 Stelle accantonare, almeno per ora, il sogno del reddito di cittadinanza reperendo alcuni miliardi da mettere a disposizione del reddito di inclusione e quindi a favore di 6 milioni di poveri. Infine, per quanto riguarda l’Europa, e su questo sono tutti d’accordo, si riparta dalla riforma del Fiscal Compact impedendo comunque il suo inserimento nei trattati europei, mentre si dovrà rispettare il vincolo del 3%. Ieri ha preso il via il V governo Merkel, esecutivo molto debole, con l’ingresso dei socialdemocratici nella coalizione che non garantisce sostanziali cambiamenti nella linea tedesca. La tanto decantata riforma dell’Eurozona non è sufficiente a mettere al sicuro la tenuta della moneta unica, visto che prevale ancora la posizione tedesca di totale avversione alla condivisione dei rischi. Berlino ha bloccato di nuovo la riforma bancaria con un secco NO alla garanzia sui depositi bancari e all’uso del meccanismo di stabilità come fonte di ultima istanza. Senza un vero orientamento alla crescita economica e alla solidarietà e condivisione, la proposta franco-tedesca non è accettabile visto che non mette al sicuro la moneta unica da ulteriori crisi finanziarie e valutarie. Per questo dico che ci vorrà molta pazienza per affrontare la prossima offensiva franco-tedesca nei confronti dell’Italia e bisognerà ricordare ai francesi il loro non-rispetto del vincolo del 3% e ai tedeschi di avere ignorato i richiami della Commissione a mantenere il surplus commerciale al di sotto del 6% del PIL. A tale proposito la prima cosa da fare da parte nostra è tranquillizzare i mercati finanziari con il varo immediato del fondo patrimoniale per l’abbattimento del debito (almeno 300 miliardi di immobili pubblici). Al secondo posto viene il varo di una Spending Review credibile e compatibile con la crescita economica e contemporaneamente con la rivisitazione del grande capitolo delle detrazioni e deduzioni fiscali che vale 180 miliardi. A titolo di esempio possono essere reperiti subito 30 miliardi togliendoli dai 50 destinati a fondo perduto, 30 miliardi da trasformare in prestiti a tasso agevolato. Questo ci aspettiamo da voi e questo si aspettano i cittadini e i mercati finanziari. Auguri! E voi che ne pensate?”
Tommaso Sessa

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