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Il valore della diversità: intervista a Sylvain Helaine

Helaine, 35 anni, è un insegnante di Essonne, cittadina a sud di Parigi. E’ balzato agli onori della cronaca per essere stato sospeso dall’incarico di maestro della scuola materna a causa dei suoi tatuaggi. Potra’ insegnare solo alle elementari e medie.

di Daniela Piesco | 4 Ottobre 2020
Préfecture de l’Essonne à Évry (Essonne) | Cyrilb1881 / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)

Sylvain Helaine è sicuramente il protagonista di una storia ed io ho deciso di raccontarla attraverso le sue parole.

In un articolo che ho scritto ,qualche giorno fa ,su questo quotidiano (Il valore dell’istruzione oltre la potenza del tatuaggio) ho parlato del caso ”Sylvain” come di un caso di discriminazione e ricordo il perché. Helaine ,35 anni, è un insegnante di Essonne, cittadina a sud di Parigi, che è balzato agli onori della cronaca per essere stato sospeso dall’incarico di maestro della scuola materna. Potra’ insegnare solo alle elementari e medie.

L’uomo è noto anche per essere il più tatuato di Francia in quanto art-performer con lo pseudonimo di Freaky Hoody. Una scelta ,quella dei tatuaggi,che sta pagando a caro prezzo dal momento che il suo ”aspetto” gli preclude la possibilità di lavorare in molte scuole della Francia.

Oltre ad essere da ben dodici anni precario , dallo scorso anno, non può neanche più insegnare alle materne, come accennavo, a seguito di una protesta portata avanti dai genitori degli studenti di un asilo nel dipartimento francese dell’Essonne, che hanno chiesto al Provveditorato che fosse sospeso dall’incarico.

”Spaventa i bambini”, hanno ribadito a gran voce. Dopo le rimostranze delle famiglie è finito nell’occhio del ciclone tanto che il Provveditorato è stato costretto a ordinare una ispezione sulla sua condotta scolastica di maestro.

Un sopralluogo che, sottolineo ancora una volta, non ha riscontrato problemi nell’insegnamento o nel comportamento dell’insegnante.

La storia di Freaky Hoody parla di un maestro e del valore dell’insegnamento oltre la potenza del tatuaggio, perché “La libertà non significa nulla, a meno che non significhi la libertà di essere diversi” – Marty Rubin.

Intervista a Sylvain Helaine.

1) Chi è Sylvian Helaine e chi è Freaky Hoody?

Sylvain è un insegnante di scuola da 12 anni, a cui piace il suo lavoro, insegnare e vivere una vita tranquilla e pacifica nella periferia di Parigi. Freaky Hoody è il suo alter ego, un comico, attore, modello, performer, presentatore, che vive la vita al massimo e ha pochi limiti!

2) Siamo veramente liberi o il giudizio degli altri ci limita?

Personalmente non mi sento limitato dal giudizio degli altri perché credo fortemente nella mia libertà che finisce dove inizia quella degli altri ; nonostante ciò gli altri hanno ritenuto violare la mia persona impedendomi di svolgere il mio lavoro di insegnante. Ma non sono arrabbiato e non provo rancore ,ho accettato con serenità questo allontanamento. Credo però che bisognerebbe essere liberi di fare TUTTO quello che vogliamo ,sempre nel costante e vigile rispetto delle leggi .Vorrei un mondo in cui si possa credere nella propria religione senza essere perseguitati o in cui si possa avere l’aspetto che si vuole. L’ importante credo sia non fare proselitismo, vale a dire non convincere gli altri di seguirti,di fare la stessa cosa.

3) Nonostante la democrazia in cui viviamo, quello che ti è successo è un caso pratico di discriminazione che toglie libertà e speranza. Cosa ne pensi?

Quello che mi è successo è chiaramente un caso di xenofobia, ossia si ha avuta la paura del diverso , dello straniero, dell’ignoto. Penso che occorra giudicare le persone dalle loro azioni, dai loro pensieri e dalle loro parole piuttosto che dal loro aspetto, soprattutto nel 2020. Non importa se sei nero, bianco, blu, rosso, alto, basso, grasso, magro, vecchio, giovane, omosessuale, eterosessuale, ebreo, cattolico, musulmano, uomo, donna , transgender, ci siamo intesi? Siamo tutti esseri umani!

4) Come conciliare un valore ineguagliabile come la libertà in una democrazia che di fatto limita e condiziona le scelte, magari costringendo molti ad andare all’estero per trovare lavoro?

La libertà è l’altra faccia della democrazia e viceversa .Se in uno stato di diritto l’una limita l’altra, l’uguaglianza o la cd.fraternite’ viene meno lasciando un campo fertile di discriminazione. Questo è ciò che mi sforzo di insegnare ai miei studenti sin dalla tenera età, sia in classe attraverso l’insegnamento ma anche e soprattutto attraverso il mio aspetto, attraverso la mia presenza. Mi spiego: credo che il sol fatto di stare con loro aumenti la tolleranza. Spero che da adulti abbiano meno probabilità di essere razzisti, omofobi, spero che giammai prendano in giro i disabili, o che si rendano gli artefici di qualsiasi persecuzione .Cerco di insegnare il sacro valore della diversità. Ma spesso la politica e le istituzioni preferiscono tutelare il valore della conformità. Se poi la gente emigra vuol dir solo che non ha trovato le opportunità che avrebbe dovuto trovare ma di questo dovrebbero interrogarsi le istituzioni governative.

5) Come educare all’esercizio delle libertà democratiche ?La scuola sta facendo abbastanza in questa direzione? O puo’ fare di meglio?

La scuola sta facendo abbastanza in questa direzione si .Ma ,onestamente, può fare di piu’ e di meglio, soprattutto quando si tratta di formare generazioni future! Non perdo la speranza. Piuttosto credo che le cose cambieranno naturalmente, con la scomparsa delle vecchie generazioni conservatrici. Dobbiamo rimanere imparziali ed essere oggettivi nel dare giudizi sugli altri per evitare persecuzioni discriminatorie. Bisogna ricordarsi che ogni estremismo è figlio della intolleranza e in quanto tale sbagliato .Sono fortemente convinto che con l’aumento della scolarizzazione ,la intelligenza collettiva si indirizzi sempre più all’educazione e al rispetto degli altri:unico motore di un progresso civile. Solo così posso intravedere un futuro non così buio come purtroppo vedo apparirmi oggi .

6) Se la democrazia e la libertà esistono davvero, quanto siamo liberi di esprimere noi stessi?

Siamo liberi di esprimerci e DOBBIAMO farlo. Ogni volta che esercitiamo le nostre libertà e soprattutto quando esercitiamo la nostra libertà di espressione, la società va avanti. Penso che bisogna vivere la vita al massimo, ne abbiamo solo una e per di più è breve! “Meglio avere rimpianti che rimorsi”, perché non vorrei sul letto di morte pensare a quello che avrei voluto fare e sentire il dolore per non averlo fatto .Non vorrei sentire il dolore per non aver vissuto. Bisogna vivere le proprie passioni ed essere molto egoisti in tal senso .

Daniela Piesco

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, democrazia, diversità, espressione, estero, figlio, francia, futuro, genitori, intervista, lavoro, mondo, parigi, persone, religione, scuola, speranza, studenti, uguaglianza

Info Daniela Piesco

Avvocato, giornalista pubblicista, direttore responsabile del quotidiano online “L’Eco del Sannio” di Benevento, condirettore del giornale internazionale on line “Radici”. Appassionata di cultura, politica e attualità scrive su “L’Eco di Milano e Provincia”, sul “Corriere Nazionale”, sul “Corriere di Puglia e Lucania” e su “Stampa Parlamento”.
“Sono fermamente convinta, prendendo a prestito le parole di Moravia, che quando le informazioni mancano, le voci crescono.”

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