
Mi ricordo mia mamma, quando stava in chiesa a leggere il Vangelo, un pezzo alla volta. Lo faceva per capire. Poi ci tornava su, ancora e ancora. Ogni volta trovava qualcosa di nuovo, qualcosa che magari prima non aveva notato, o che non era riuscita a cogliere fino in fondo. Ne parlavamo spesso. Io da una parte cercavo di comprendere, dall’altra mostravo tutto il mio scetticismo, un po’ arrogante, lo ammetto. Era come se le dicessi: spiegami, dimmi, convincimi. E lei, alla fine, un po’ seccata, quasi a dirmi che ero uno stupido presuntuoso, mi rispondeva: con Dio non c’è niente da spiegare, bisogna credere e basta. Questo tifo, quasi da stadio, che si vede ogni volta che si parla dell’elezione di un nuovo Papa, con sondaggi che salgono e scendono a seconda delle simpatie – spesso ipocrite – non fa altro che allontanare le persone dalla fede, e pure dalla speranza. Che dovrebbero essere le basi di chi “crede”, finché non diventano faziosità. Io, personalmente, mi sono sempre chiesto: ma se Gesù è nato in una grotta, com’è che la Chiesa è diventata sempre più sfarzosa? Più potente, più imponente, al punto che tanti, soprattutto gli ignoranti, quasi si coprivano gli occhi per non essere abbagliati da tutti quei colori, gli ori, gli argenti. Vanità? Potere? Non lo so. Però, anche se in ritardo, voglio provare a seguire il consiglio di mia madre. Credere e basta. Questo non vuol dire smettere di farsi domande. Anzi. Oggi più che mai, alla vigilia dell’elezione di un nuovo Papa che ormai sembra una gara sportiva, dove ognuno ha il suo “campione”, come se fossimo tornati ai giochi del Colosseo. Solo che oggi lo spettacolo si è spostato, con uno sfarzo diverso, dentro la Cappella Sistina. Ecco, il problema è proprio questo. Tra opinioni, sondaggi, social che mescolano tutto come un frullatore, sembra che la curva Sud sia ancora ferma al Teatro Flavio, mentre la curva Nord è rimasta dentro gli affreschi di Michelangelo. È questa la chiave che hanno cercato i Papi, da Pio XII in poi? Non lo so. Forse non lo sanno neanche loro. Perché, alla fine, siamo tutti alla ricerca della fede.
Angelo Santoro

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