Allora, la storia da raccontare sarebbe lunga ma visto che fa caldo e abbiamo bisogno di sintesi, cercherò frasi co(i)ncise e parole croccanti.
Oggetto della storia: il giornale quotidiano. Proprio lui: il giornale di carta stampata e piegata. Vi prego: trattatelo bene, almeno come il fazzolettino che tenete in tasca, pur avendo ben altra funzione. Pensate quanta gente ha lavorato per darvi un giornale! Distributori, giornalisti, tecnici, operai, pubblicitari, specialisti di rotativa, grafici di trasparenza, inchiostratori, titolisti, piegatori, impacchettatori, pittori, vignettisti, e via elencando. Usatelo con rispetto questo giornale. Sfogliatelo con cura, abbiate attenzione di apprezzare anche l’incorniciato di mezza colonna, il titolino su due, giratele con gusto queste pagine, fatevi sorprendere dal titolo di esteri o di economico come se fosse una caccia al tesoro. Ecco: il giornale quotidiano è un tesoro. Piccolo o grande, generale o provinciale, internazionale o di territorio. Non avevamo paura di cominciare a leggere un pezzo a quattro colonne alto come una cattedrale. Oggi se son più di trecento parole abbiamo paura di perdere tempo.
Da giovane ho avuto la fortuna di lavorare in una tipografia novecentesca, si direbbe oggi, tra piombo, grembiuli grigi sporchi di inchiostro, telai e clisciografi. Nove colonne e altezza standard per quei decenni: ci stavano 10 pezzi solo in prima pagina. La copia di giornale si piegava in quattro. E mi faceva angolo sullo scrittoio: il titolo lungo, le foto che macchiavano le mani, articoli che cominciavano e finivano in prima e ti sentivi a posto. “Il governo Colombo va verso la crisi”. Si usavano ancora gli articoli determinativi. Si usavano le frasi complete in italiano . C’era spazio per il dettaglio. Piegavo il Corriere o la Gazzetta, il Giorno come fossero ogni giorno documenti storici, quasi reperti per quelle 24 ore. E li conservavo. Un giorno, anni Ottanta, un mio pezzo sul Giorno, il mitico Giorno formato lenzuolo, era finito con lancio in prima pagina e nome in evidenza. Grassetto. Pensavo di metterlo sotto teca. Quanto è bello un quotidiano fatto bene. Trattiamolo bene!!!.
Lo so, sono un vecchio nostalgico, e allora?
Alla prossima. #tuttorelativofab
Fabrizio Binacchi

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