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Il taglio dell’IVA moltiplica le diseguaglianze sociali

L’Italia non ha bisogno di conigli estratti dal cilindro del mago di turno (di esperti ne abbiamo fin sopra i cappelli) ma -finalmente- di una oculata, responsabile e saggia politica riformatrice.

di Daniele Marchetti | 29 Giugno 2020

Prima di ogni considerazione di ordine economico (ed in questi giorni le prese di posizione in tal senso si sono sprecate) la proposta governativa di abbassamento temporaneo dell’IVA (la tanto invisa Imposta sul Valore Aggiunto) suggerisce (e forse impone) una seria riflessione sull’impatto etico-sociale che una tale decisione rischia di procurare soprattutto in un periodo, come l’attuale, di diffusa e profonda difficoltà economica.

La questione è estremamente semplice e di facile intuizione: la riduzione dell’IVA nel rappresentare, indubbiamente, un alleggerimento fiscale per l’intera platea dei consumatori (ovvero, per tutti) costituisce un altrettanto indubbio “aiuto” (o regalo) soprattutto per chi ha disponibilità economiche consistenti.

Senza scivolate in ideologiche prese di posizione (secondo le quali l’abbassamento dell’IVA non avrebbe un impatto positivo sull’economia perché taglierebbe fuori le fasce sociali cosiddette meno abbienti), occorre onestamente evidenziare che la diminuzione dell’IVA porterebbe inesorabilmente ad un aumento delle diseguaglianze sociali.

Ma ciò non basta: oltre ad un ulteriore distanziamento tra le classi (questione etica che dovrebbe mettere in guardia ogni Esecutivo), la diminuzione dell’IVA rischia di pesare sulle casse dello Stato in modo tanto gravoso (come ha ammonito lo stesso Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri) da imporre -soprattutto negli anni a venire- un ridimensionamento delle forme di tutela sociale.

Tradotto: con il taglio dell’IVA chi ha, può aspirare ad affari a buon mercato aumentando il proprio benessere. Mentre a chi non ha, resterà l’onore di saldare il conto!

Intendiamoci, mai come in questo momento l’Italia ha bisogno di uno shock fiscale per rimettere a regime i motori della produzione. E mai come in questo momento sono benedette le risorse finanziarie che potrebbero (fino a quando “non vedremo cammello” il condizionale rimarrà d’obbligo) arrivare dall’Europa, ma utilizzare questa urgenza per provvedimenti privi di una seria valutazione etico-sociale appare una miopia imperdonabile.

Come ingiustificabile risulterebbe ogni inerzia sul fronte di una complessiva e poderosa riforma fiscale (sollecitata financo dalla Banca d’Italia come dalla Corte dei Conti) in grado -con una significativa riduzione delle aliquote- di ridare vita ad un forte ceto medio riequilibrando gli scompensi sociali degli ultimi lustri dovuti alle varie crisi e ai conseguenti  provvedimenti economici assunti -come rischia di essere la riduzione dell’IVA- sull’onda dell’emergenza.

L’Italia non ha bisogno di conigli estratti dal cilindro del mago di turno (di esperti ne abbiamo fin sopra i cappelli) ma -finalmente- di una oculata, responsabile e saggia politica riformatrice.

Nessuno chiede miracoli………ma BUON SENSO, quello, sì!

Daniele Marchetti

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: aliquote, anni, buon senso, consumatori, conti, corte dei conti, crisi, mercato, provvedimenti, regime, valutazione

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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