Dopo la paura iniziale del covid, amichevolmente ormai così detto in alternativa al pomposo coronavirus, siamo ormai accerchiati e assediati da altre paure. Quelle di una crisi economica senza precedenti , la previsione di una vita che che va a scatafascio con la perdita del lavoro a catena. Tutte le filiere sono interrotte salvo quelle di necessità primaria. Per ora. Si dice che due imprese su tre potrebbero non riaprire, con ciò che ne consegue su tutti. Effetto domino. Perdita o diminuzione tale da non consentire di far fronte alle incombenze che incalzano. Quelle quotidiane, senza spese superflue. E già questo porta a una depressione economica in una spirale perversa che attira in basso. Non si tratta di risparmio perché da risparmiare non c’è più nulla. Per la maggior parte delle persone. Chi è ricco lo era e rimane. Guardando magari ai paesi bassi dove si riesce a salvarsi con un ditino nel buchino di una diga. Chi era fiorente cerca di scappare per non sfiorire. Chi era in crisi soccombe.
Ormai perfino un Landini qualunque, fino a ieri digrignante i denti contro i padroni che sfruttavano i lavoratori, si è reso conto che senza l’impresa i lavoratori non vengono più sfruttati. Perché non lavorano, tanto che sarà costretto a trovare un termine alternativo. Ma rischiano un depauperamento dal quale non si sa se si riprenderanno. Imprenditori e Dipendenti. Una volta si diceva Menomale che Silvio c’è, ma oggi ci manca.
E l’incertezza. Verso la quale non abbiamo difese. E le banche, che non si fideranno delle garanzie statali.
Come sempre la colpa morì in culla, ma di qualcuno è . Sempre.
Se da un lato l’evoluzione del bachino è decisamente imprevedibile e la speranza, insieme alla ricerca spasmodica di un vaccino che lo metta in disparte se non debellarlo, è l’unica risorsa che abbiamo, le previsioni di una ripresa economica non lo sono. Prevedibile infatti, una depressione senza precedenti.
Nel momento in cui si è deciso, forse giustamente, di intraprendere la strada del contenimento e del distanziamento sociale, in contemporanea si sarebbe dovuto mettere in cantiere progetti di ripresa, di ripartita. Di cui, almeno per noi comuni mortali, non c’è traccia.
Sghei ce ne sono pochi , idee ancora meno, lungimiranza zero.
Dall’inizio del dramma, che man mano si è evoluto e trasformato in tragedia epocale, sono passati quasi due mesi. Tre dall’allerta emergenza sanitaria. Tempo sufficiente per studiare una difesa su vari fronti. Per un paese normale. Governato da gente normale e soprattutto consapevole dei propri limiti. Pronta a chiedere aiuto e soccorso, fin dall’inizio, prologo di un dramma prevedibile. A qualcuno che non desse i numeri ma programmasse pragmaticamente vie di uscita. Non una, ma diverse da intraprendere e percorrere a seconda dell’evoluzione della pandemia.
Dopo quasi due mesi siamo a chiederci se poco dopo la festa dei lavoratori si potranno riaprire aziende, fabbriche, imprese, esercizi commerciali e artigianali. Nonché studi professionali. Alcune delle quali hanno continuato a lavorare, ma a scartamento ridotto.
E, come nel gioco dell’oca si procede a tentoni tirando i dadi che ci diranno se fermarsi, o tornare indietro. O saltare avanti, speriamo non nell’orrido.
E Il Governo quotidianamente mette ceri e fa ex voto sperando nell’unica soluzione rimasta. Vincere al superenalotto. Ah già dimenticavo non c’è più neanche quello. Giustamente sospeso per non far perdere il lume della ragione ai ludopatici.
E alla fine, superata in parte la paura del covid, ci ritroviamo immersi nello stress, per il terrore di perdere il lavoro, di non avere una prospettiva per il futuro. Di non rialzarsi più da una depressione psicologica e economica da paura. Nessuno potrà mai dirlo, ma l’ impennata di suicidi in ogni parte d’ Italia è ormai un dato di fatto.
Un po’ per celia un po’ per non morir.
LE CHIARISSIME REGOLE SUL CORONAVIRUS:
1. Non puoi uscire di casa per nessun motivo, ma se devi, allora puoi.
2. Le maschere sono inutili! Però indossarne una può salvarti; è inutile, ma
è anche obbligatorio.
3. TUTTI I NEGOZI SONO CHIUSI! Tranne quelli aperti.
4. Non dovresti andare negli ospedali a meno che tu non debba andarci. Anche
dal medico non puoi andare, purché tu non sia troppo malato.
5. Questo virus è mortale ma non troppo spaventoso, tranne che a volte porta
a un disastro globale.
6. I guanti non aiuteranno, ma possono comunque aiutare.
7. Tutti devono stare a casa tranne chi deve uscire.
8. Dovremmo rimanere rinchiusi fino alla scomparsa del virus. Esso
scomparirà quando raggiungeremo l’immunità di gregge. Che vuol dire
contagiarci tutti. Ma siamo rinchiusi.
9. Il virus non ha effetto sui bambini tranne quelli che colpisce.
10. Gli animali non si infettano: il gatto che è risultato positivo in
Belgio a febbraio non aveva letto l’ordinanza.
11. Avrai molti sintomi quando sei malato! Però puoi anche ammalarti senza
sintomi…puoi anche avere sintomi senza stare male, o essere contagioso
senza avere sintomi. A discrezione del malato.
12. Per non ammalarti, bisogna mangiare bene e fare esercizio fisico. Una
bella corsa di dieci chilometri in un appartamento di sessanta metri
quadrati è tonificante e sviluppa la fantasia.
13. È meglio prendere un po’ d’aria fresca, ma attento alle secchiate di
piscio dai balconi.
14. Puoi far consegnare cibo ristorante a casa, che però potrebbe essere
stato preparato da persone che non indossavano maschere o guanti. Quindi ti
conviene far decontaminare il cibo fuori per tre ore, se non hai il cane che
ti mangia tutto.
15. Ogni articolo inquietante o intervista inquietante inizia con ” Non
voglio scatenare il panico, ma…”
16. Il virus rimane attivo su diverse superfici per due ore. No, quattro
ore. Come dice? Sei ore? Forza, chi offre di più?
17. Il virus rimane nell’aria e ti aspetta. Perciò cerca di evitare di
passare dove c’è lui…come lo riconosci? Facile: te ne accorgi dopo tre o
quattro giorni.
18. Non abbiamo cure, tranne un medicinale contro i reumatismi e uno contro
il colera. La scienza sta facendo passi da gigante.
19. Se sei in una casa di riposo, SCAPPA!
(Autore a me sconosciuto).
Carla Ceretelli

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