Un film sull’innocenza dei bambini e sull’isteria collettiva in un clima di caccia all’untore. Da vedere assolutamente.

Jagten (La caccia) è il titolo originale del film che in effetti si apre e si conclude con scene di caccia e questo potrebbe far pensare che il film ci voglia parlare di amicizie virili, solidarietà di gruppo, prove di coraggio , passaggio alla maturità, ma quella di cui ci vuole parlare Vintember è una caccia particolare, una sorta di caccia ad un solo uomo accusato del crimine più orrendo: pedofilia.
Si parla della fantasia dei bambini, di quello che può provocare una moderna caccia alle streghe, ed è spaventoso come nell’uomo sia innato il desiderio di scaricare su qualcuno le proprie paure, le proprie debolezze, i propri desideri nascosti. Trovare il “mostro” per alcuni alleggerisce i dubbi su loro stessi, mentre in altri scatena il desiderio di farsi giustizia da soli.
La parola di un bambino, una bugia detta in un momento di rabbia perché si è sentito respinto, possono distruggere la vita di un uomo, specie in questa società dove basta una parola su una persona perché quella parola diventi un’altra persona.
L’isterismo collettivo della piccola comunità marchia Lukas come pedofilo, gli dà un’identità odiosa a cui non può sfuggire.
Lukas è aperto, disponibile, amichevole, tartassato dalla ex-moglie, ma è, allo stesso tempo, forte. Dopo un divorzio disastroso, dopo aver perso il posto di lavoro, si sta riappropriando della propria vita, sta ricostruendo il rapporto con il figlio Marcus, ha una nuova compagna; è amico di tutti, la sera scherza al pub con Theo, il suo miglior amico. La vita ricomincia con un nuovo lavoro. Insegna all’asilo locale, è amato dai suoi alunni, è rispettato dai colleghi. Tutto va per il meglio finché la piccola Klara, figlia di Theo, sostiene di essere stata molestata dal maestro.
E’ un film sull’innocenza : quella della bambina a cui si crede, partendo dall’assunto che il bambino sia incapace di mentire, ma anche l’innocenza di Markus cui nessuno crede. Il regista incentra tutto su Markus che “deve “ percorrere da solo un tunnel che sembra senza uscita e Mads Mikkelsen (Markus)deve trovare dentro di sé la durezza necessaria per resistere alle accuse. La sua interpretazione magistrale gli ha fatto ottenere meritatamente la palma d’oro all’ultimo festival di Cannes.
Klara è piccola, non si rende conto, all’inizio, di quello che ha provocato e poi non sa come uscirne e si ritrova a cercare l’approvazione degli adulti che le fanno dire, con le loro domande insidiose, quello che vogliono sentire. Klara è innocente perché non ha ancora chiara la differenza tra fantasia e realtà, ha visto con il fratello più grande alcune scene di un film porno e “respinta” da Lukas attribuisce a lui gli atteggiamenti visti nel film.
Lukas viene licenziato, è aggredito in un supermercato, viene preso a sassate, gli fracassano i vetri delle finestre, gli uccidono il cane, tutti gli chiudono le porte in faccia; la comunità è in subbuglio, l’indignazione sale, scoppia l’odio per il pedofilo. Non si vedono scene di interrogatori o prigioni ma ci sono scene forti che fanno tremare per la violenza che sottendono, come quando Marcus, l’unico solidale con il padre, sputa in faccia a Klara.
Il finale è aperto anche se nello spettatore serpeggia l’idea che il marchio di “mostro” sia difficile se non impossibile, da cancellare.
Lo spettatore che sa fin dall’inizio che Lukas è innocente resta sprofondato nella sua poltrona per tutti i 106 minuti della proiezione in preda all’ansia crescente e alla fine riflette su quanto sia grave che bugie, sospetti, maldicenze si possano trasformare con estrema facilità in “verità” assoluta, trasformando in un inferno la vita di un innocente.
Il pensiero è un virus, dice il regista cofirmatario del manifesto del “nuovo cinema danese” Dogma ’95 ed è spaventoso cosa può provocare una moderna caccia alle streghe.

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