
Oggi i concetti cardine di Giustizia e Libertà non si misurano più soltanto sulle barricate fisiche della vecchia storia operaia o nelle aule parlamentari. La nuova frontiera della lotta sociale si gioca nelle righe di codice, nei server dei colossi tecnologici e nei modelli opachi di intelligenza artificiale. Per un socialista, ridefinire questi valori nell’epoca dell’algoritmo non è un mero esercizio teorico, ma il compito politico più urgente per sventare una nuova, subdola forma di alienazione. La libertà contemporanea, pilastro del socialismo liberale di Carlo Rosselli, è minacciata da un’inedita illusione ottica. Crediamo di essere liberi, ma selezioniamo opzioni pre-masticate da formule predittive. È il trionfo del capitalismo della sorveglianza: i dati biologici, psicologici e sociali degli individui vengono estratti e monetizzati, trasformando i cittadini in merci e i feed dei social network in moderne bolle cognitive che recintano il pensiero critico e il libero arbitrio. Al contempo, la giustizia si scontra con asimmetrie di potere senza precedenti. Chi possiede l’algoritmo detiene i moderni mezzi di produzione intellettuale e materiale, imponendo un feudalesimo tecnologico. Assistiamo alla nascita di un nuovo proletariato digitale: i lavoratori della gig economy – dai rider ai moderatori di dati – subordinati a manager invisibili, i software di gestione. Inoltre, i pregiudizi automatizzati (bias) replicano e amplificano le storiche discriminazioni di classe e genere nei processi di assunzione e nell’accesso al credito. Il progresso non è mai neutrale. Se piegato alla logica del profitto e della deregolamentazione, si traduce in oppressione. Se governato democraticamente dalla collettività, può invece tramutarsi nello strumento definitivo di emancipazione dal bisogno. Il socialismo del XXI secolo deve lanciare una controffensiva su tre direttrici: il sindacato dell’algoritmo, per imporre la trasparenza sulle metriche che disciplinano il lavoro; la proprietà sociale dei dati e delle infrastrutture digitali, per sottrarle ai monopoli privati; e la redistribuzione tecnologica, tassando i profitti dell’automazione per finanziare il welfare e ridurre l’orario di lavoro a parità di salario.
Raffaele Amendola

Condivido, anche se nelle società liberal capitaliste, ovvero neo totalitarie, dubito che ciò possa avvenire. L’intelligenza artificiale ci travolgerà e lo sta già facendo.
Se si approfondisce, invece, l’uso che ne sta facendo un Paese socialista come la Repubblica Popolare Cinese, si comprende invece come essa non solo sia regolata, ma venga utilizzata a beneficio della comunità e non contro di essa.
Purtroppo, però, qui da noi abbiamo una visione piuttosto distorta, ideologica e edonistica del concetto di “libertà”.
Senza comunità, non vi può essere, infatti, libertà.
Il liberal capitalismo, purtroppo, è opposto alla comunità, che vede solo come individui atomizzati, da manipolare e controllare attraverso il consumo, la distrazione mediatica e commerciale.