Renzi sa che la riforma della legge elettorale non è una priorità per gran parte dei cittadini, soprattutto a destra. Ma è un banco di prova per affermare la propria leadership e la sua capacità di ottenere risultati.

Renzi sa che la riforma della legge elettorale non è una priorità per gran parte dei cittadini, soprattutto a destra. Ma è un banco di prova per affermare la propria leadership e la sua capacità di ottenere risultati. Se non vi fosse riforma, si tornerebbe a votare col Mattarellum (o così almeno sostiene Grillo, ma è tutt’altro che certo). Il Mattarellum non sarebbe il peggiore dei sistemi: per esempio era anche il preferito di Vendola. Ma si è creato un clima per cui bisogna riformare. Matteo Renzi ha messo sul tavolo tre proposte. 1) Modello spagnolo. La prima proposta ricalca il sistema in vigore in Spagna. Stando a questa proposta l’Italia sarebbe divisa i 118 circoscrizioni e ciascuna eleggerebbe 4 o 5 deputati. A questo poi si aggiunge un premio di maggioranza del 15%, cioè poco meno di 100 seggi per la lista che ottiene la maggioranza relativa. Soglia di sbarramento fissata al 5%. 2) Mattarellum corretto. Si ritornerebbe, in base a questa seconda proposta, ai collegi uninominali, 475 in tutto il paese. I posti restanti, 158, pari al 25% del totale, verrebbero suddivisi come premio di maggioranza e cosiddetto “diritto di tribuna”. Ai vincitori andrebbe il 15% dei seggi, agli altri il 10%. 3) Modello dei sindaci. Si tratta della legge in vigore per l’elezione dei sindaci che prevede il doppio turno di coalizione. Alla lista vincente spetta il 60% dei seggi mentre il 40% restante viene diviso con il proporzionale tra le altre liste. La soglia di sbarramento è fissata al 5%.
Ora, non è qui il caso di aggiungere cosa agli infiniti commenti che circolano sulla stampa e sul web. Mi limito a un paio di osservazioni. Dal 1948 al 1992 ha dominato il sistema proporzionale previsto dalla “Costituzione più bella del mondo”, che una certa area della sinistra/centro ancora oggi rimpiange. I nostalgici sottolineano che questo sistema privilegia “la rappresentanza”. Gli alfieri del maggioritario, e quindi del bipolarismo, invece sostengono che quest’ultimo dovrebbe favorire “la governabilità”. Se fino al 1992 ha dominato il proporzionale, dal 1994 il Mattarellum prima, e il Porcellum poi, hanno sostanzialmente diviso in due l’elettorato: destra e sinistra (con una prevalenza sostanziale della destra). Ma ultimamente non ha più funzionato, imponendo coalizioni fra destra e sinistra. La nuova legge elettorale dovrebbe confermare la contrapposizione bipolare con la prevalenza certa di una parte. Ovviamente Matteo Renzi spera che la sua capacità di leadership, rivolta sia alla sinistra che al centro, faccia prevalere il centrosinistra. Cosa ci sia di sinistra, è tutto da vedere, alla prova dei fatti. Un’ultima osservazione. Mi chiedo come mai non sia in discussione il sistema francese del doppio turno di collegio (oggetto fra l’altro di una proposta di legge del Pd), che a me sembra il sistema migliore. Per un semplice motivo: se la scelta finale (al secondo turno) è fra i primi due candidati, uno di essi prevale con più del 50% dei voti; e la democrazia, almeno sulla carta, è assicurata. Fra le proposte di Renzi, la più vicina al modello francese mi sembra quella “dei sindaci”.

Il doppio turno di collegio – dopo la proporzionale pura che però è diventata impraticabile per la governabilità del paese – è sicuramente il sistema che maggiormente rispetta la volontà popolare, assicurando al contempo stabilità di governo. Il voto dato al secondo turno, come insegnava Duverger, anche se per qualcuno o per molti è una seconda scelta costituisce comunque espressione di volontà politica, certamente più rappresentativa di qualsiasi artificiale premio di maggioranza semiporcellum. Ma rispettare le volontà politiche interessa a pochi. Per questo non si farà.