
Non è stato un manipolo di estremisti a zittire Emanuele Fiano. È stata quella stessa sinistra che lui, per formazione e temperamento, ha sempre difeso. La stessa area culturale che si proclama inclusiva e democratica ha generato il clima per cui un ebreo viene ridotto al silenzio non per ciò che dice, ma per ciò che è. Non esiste più la linea di confine tra critica politica e pregiudizio. C’è una matrice ideologica che da anni coltiva un’idea velenosa: la causa “giusta” giustifica tutto, perfino l’intolleranza. E quando questa intolleranza prende di mira gli ebrei, ecco che si trovano attenuanti, giustificazioni, “sì, ma”. È antisemitismo travestito da impegno civile.
Fiano, che incarna misura e rispetto, è il bersaglio perfetto per smascherare il cortocircuito. Non urla, non provoca, discute. Eppure viene cacciato dal discorso pubblico da chi dice di difendere i diritti. Se il tuo universalismo vale per tutti tranne che per gli ebrei, non è universalismo, è tribalismo morale. Se la tua libertà di parola vale solo quando parla chi ti piace, non è libertà, è conformismo travestito da coscienza critica.
Dire che la sinistra è in corto circuito ideologico non è un attacco, è una constatazione. Ha scambiato l’etica per identità, la giustizia per appartenenza, l’empatia per militanza. Ha smesso di distinguere tra la politica di un governo e l’identità di un popolo, tra critica legittima e negazione dell’esistenza. Il risultato è amaro: quella stessa tradizione che un tempo difendeva le minoranze, oggi normalizza il sospetto verso una delle minoranze più antiche, e chi prova a ricordarlo viene coperto di fischi.
Questo è il paradosso. La sinistra che nasceva per liberare gli uomini dalle discriminazioni oggi genera nuove esclusioni in nome della purezza ideologica. Non è più la difesa del debole, ma la costruzione di un nemico utile. La sua bussola morale è impazzita: si muove per riflesso, non per pensiero.
E così l’ebreo torna ad essere il bersaglio comodo. Non perché potente, ma perché simbolico. Non perché colpevole, ma perché serve un colpevole. E quando anche un uomo come Fiano, che ha sempre creduto nella parola e nel dialogo, viene ridotto al silenzio da chi pretende di essere “dalla parte giusta”, significa che la sinistra ha smarrito se stessa.
Ritrovare senso non significa cambiare idee, ma ritrovare misura. Capire che difendere i diritti vuol dire proteggerli soprattutto quando tocca agli altri, anche quando non condividi le loro opinioni o la loro storia. Altrimenti non è giustizia, è ideologia. E l’ideologia, quando smette di riconoscere l’umano, diventa il contrario di ciò che promette.
Piero Terracina

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