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Il “si” di Obama

Sono decenni che si discute di riforma della Costituzione. Fatta salva, la riforma del 2001 del titolo V della seconda parte. Riforma, in senso federalista, che attribuì allora più ampi poteri legislativi, amministrativi, organizzativi, tributari e finanziari agli enti locali del territorio, sottraendoli al potere centrale dello Stato.

di Angelo Giubileo | 19 Ottobre 2016

Principio dell’ordine costituzionale è che ogni costituzione sia l’atto giuridico fondamentale che disciplina la vita, non di parte ma, di un’intera comunità.

Un principio è un assioma o postulato. I due termini, nell’uso comune equivalenti, hanno tuttavia una radice etimologica diversa. Si tratta in entrambi i casi di principi evidenti; ma assiomatico è un principio, che è stato già pesato, e pertanto è evidente; postulato è invece un principio che si chiede di ammettere, e pertanto è evidente.

Tanto premesso, sono decenni che si discute di riforma della Costituzione. Fatta salva, la riforma del 2001 del titolo V della seconda parte. Riforma, in senso federalista, che attribuì allora più ampi poteri legislativi, amministrativi, organizzativi, tributari e finanziari agli enti locali del territorio (Comuni, Città metropolitane, Province, Regioni), sottraendoli al potere centrale dello Stato.

Dopo quindici anni, la nuova legge di riforma costituzionale propone quindi a noi cittadini, in combinato disposto con l’Italicum, una sorta, come si può anche dire, di marcia indietro. L’assunzione di un nuovo ordine che rappresenti un postulato o un assioma. In sintesi, l’assioma è che il federalismo italico non va bene, per il semplice fatto – sperimentato e quindi pesato – che in ordine all’attuale sistema la gestione è entrata spesso in crisi e inoltre i costi sono notevolmente aumentati. Sic stantibus rebus, il postulato è che occorre accettare di cambiare questo sistema.

E tuttavia, nello specifico, resta un nodo gordiano che quindi andrebbe risolto. Perché è fuor di dubbio che una decisione eventualmente assunta da una maggioranza semplice, e a quanto pare piuttosto risicata, dei cittadini evidentemente contrasta con il principio di un ordinamento, riconosciuto e accettato, e quindi, fatto proprio da un’intera comunità. Salvo che, prendendo a prestito il pensiero di Carl Schmitt, non si sia in presenza di uno stato d’eccezione. Cosa che, indirettamente, ieri sembra abbia smentito anche il presidente USA, Barack Obama: nessun cataclisma se vince il No!

Angelo Giubileo

Pubblicato in : SituazioneTag: anni, barack obama, Città metropolitane, comuni, costi, costituzione, crisi, federalismo, Italicum, nuova legge, obama, Province, Regioni, renzi, Titolo V, usa

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. paolo francia

    20 Ottobre 2016 alle 10:22

    il NO favorisce il ritorno a una politica degna. Questa riforma è fatta male e ideata da incapaci arrivisti, il declino semmai sarebbe confermato da un si. Declino morale, politico, istituzionale.

    Rispondi
  2. andrea7977

    19 Ottobre 2016 alle 16:32

    a parte le disquisizioni etimologiche, risulta evidente come i fattori che influenzarono e determinarono la nostra attuale costituzione in quel lontano dopoguerra siano oggi profondamente mutati. Di questo mutamento veloce ma progressivo non ne hanno fatto tesoro le classi politiche dirigenti in tempi proporzionali ai mutamenti che avvenivano (come hanno fatto gli altri paesi) tranne nel drammatico caso del titolo V (la cui drammaticità è data non dall’aspetto tecnico ma da quello di scardinamento della filosofia strutturale della costituzione). E questi decenni di immobilismo hanno aumentato la distanza con la popolazione rendendo di fatto urgenti questi cambiamenti (con possibili conseguenti incertezze tecniche in cui si rifugiano gli esegeti di una costituzione che non risponde più alle mutate esigenze). Il voto non è quindi tecnico ma politico ed un eventuale NO favorisce il declino che, assommato al debito pubblico, può portare anche ad una catastrofe.

    Rispondi

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