
Tutto si potrà dire (e io ne ho dette) su Matteo Salvini tranne che non abbia un naso sopraffino, un olfatto da segugio che coglie a distanza siderale e prima di qualsiasi altro, l’odore di qualsiasi causa, anche la più bislacca, che possa portargli un voto.
Defraudato dal suo cavallo di battaglia, il nemico colorato che attacca i nostri confini con i barconi ferocemente armato di fame e scabbia, argomento che agitava in ogni piazza, inseriva in ogni intervista anche se l’oggetto era pane, salame e prosecco, lo davamo tutti per morto, politicamente s’intende ed invece è vivissimo, in piena rimonta e si appresta al sorpasso.
Senza tema ha studiato il suo nuovo incarico non per dare il meglio, ma per ottenere il meglio, l’unico suo vero interesse: il voto, un po’ come il Lagotto Romagnolo con il tartufo.
Il ponte sullo stretto è l’opera che lo rende il “Tutankhamon” dell’impero della Padania, anche se costruita nel Regno delle due Sicilie. Ne parla come se fosse già pronto, con un linguaggio da amico al bar: “lo facciamo e diamo 100.000 posti di lavori” e poi ci facciamoci uno spritz sopra l’arcata centrale e vediamo se sotto un passa uno yacht con qualche bella figliola in bikini e ci tuffiamo assieme e facciamo festa.
Il nuovo codice appalti o meglio l’abolizione del codice appalti, lo rende il San Matteo protettore dei muratori e dei carpentieri, un santo mai così utile visto il liberi tutti sui subappalti ed il Che Guevara dalla burocrazia. Resta da vedere se i mafiosi veri hanno stappato champagne o prosecco alla pubblicazione.
Tutti i leghisti in altre faccende affaccendati quando si tratta di votare in aula sulla spedizione di armi in Ucraina, invio che non piace alla maggioranza degli Italiani.
I condoni, demonizzati in TV da personaggi lautamente stipendiati ogni fine mese, stanno ridando speranza a migliaia di imprese che non avevano le risorse per pagare le tasse, gente onesta che il covid e le regole finanziare ha messo al tappeto.
Voti riconquistati uno a uno a destra e a sinistra.
Alla sua destra i Lollobrigida e i La Russa, con le loro illuminanti dichiarazioni, gli consegnano ogni sera su un piatto d’argento migliaia di voti di chi ha votato a destra da liberale, non da invasato camicia nera e saluto romano fermo agli anni ’70.
Alla sua sinistra Elly Schlein, sta preparando a grande velocità la funzione per esequie del PD.
La tortorella, come tutti i volatili, non ha olfatto.
Parla da mane a sera di lgtbq normali, plus, ma sono certo che ci sarà a breve anche la versione biturbo, argomento che interessa forse l’uno percento degli Italiani, di mamme surrogate altro zerovirgolacinque percento e altri argomenti non vitali e ultraminoritari. Certo le battaglie di civiltà sono importanti, ma per entrare nella parità dobbiamo iniziare a togliere ogni sigla, più che mai alle persone. Questa proprio non gli entra in testa: si autoproclamano diversi, si automarchiano, sospetto che si credano e vogliano essere o restare un’élite.
Quando viene intervistata su argomenti veri, quelli che fanno soffrire milioni di persone, il lavoro, il reddito, la sanità, la finanza che brucia i risparmi, risponde con dei geroglifici vocali. Non si capisce nulla di come voglia agire. Zero.
E qui i voti dei lavoratori ritornano verso Salvini.
Sulla sponda sinistra della tortorella agisce imperterrito il gustatore Landini. Si capisce che è in buona fede, ma il suo orologio si è fermato agli anni ’70, ai picchetti davanti ai cancelli della Fiat e della Montedison. Qualcuno vada a svegliare il dinosauro e a sistemargli l’orologio. La Fiat e la Montedison sono chiuse e il 70% della manodopera Italiana è impegnata nella piccola e media industria che non ha fiato, tasse, tassi, taglio dell’accesso al credito, zero agevolazioni. L’imprenditore non arriva a fine mese esattamente come il suo dipendente, spesso non paga le tasse per riuscire a pagare il suo dipendente, per mantenere la sua famiglia, non per evadere. Ha mai letto Landini un bilancio di una di queste imprese, spesso portato in attivo per non azzerare l’accesso al credito? Le sue proteste, magari con qualche proposta, dovrebbero essere indirizzate alla finanza, ma temo non abbia compreso. E’ fermo alla clava.
E qui mister segugio sguazza, non per intelligenza o preveggenza, semplicemente per olfatto.
Sugli argomenti veri, salari, stipendi, aiuti alle imprese, sgravi fiscali, asili nido, sanità pubblica dove la sinistra dovrebbe letteralmente imperare, si dovrebbe mangiare Salvini in un sol boccone, ha perso totalmente il contatto con la realtà, l’umiltà del dialogo al bar, i contatti con portatori di idee e soprattutto gli attributi per combattere. Te la vedi la Schlein a mangiare una grigliata con i muratori? Meglio un po’ di caviale e champagne nel superattico di Baglioni a parlare di Porsche Cayenne Turbo….scusate ho sbagliato sigla….lgtbq plus.
Ci aspetta un 25 aprile da vergogna. La Festa della Liberazione, che da anni scrivo dovrebbe chiamarsi Festa della Libertà, della pacificazione, della giustizia sociale, è turbata da richiami ad etnie, a censure, dal vuoto siderale del PD su ogni argomento reale e sempre più vitale.
Quattro gatti in piazza a urlare contro il passato, ma lontani dal presente e dal futuro.
Fiorenzo Da Ros

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