
Dice: eh, ma il lavoro povero. Dice: eh, ma il precariato. Dice: eh, ma la disoccupazione. E solitamente la gente dice tutte e tre queste cose assieme. Dimenticando il non trascurabile dettaglio che il salario minimo non risolverebbe il primo punto, incoraggerebbe il secondo e aggraverebbe il terzo. Perché?
Come sempre va ascoltato attentamente Calenda, per essere certi di fare il contrario. L’esimio ci dice: eh, ma c’è in tutta l’Europa. Sì, vero. Sapete cosa non c’è in tutta Europa? I CCNL, i contratti nazionali del lavoro. Volete il salario minimo? Ok, prendete 9 euro all’ora (ah, a proposito, netti o lordi?). Poi però vi scordate: ferie, tredicesima, quattordicesima, malattia pagata e tredicesima.
Invece no, la sinistra propone un papocchio, una cosa complicatissima per cui restano in vigore i CCNL (eh, ma solo quelli dei sindacati più rappresentativi. A proposito, chi sarebbero?), però non si può pretendere meno di 9 euro l’ora. Ottimo, e il resto? I diritti, i famosi diritti, i preclari diritti? Quelli ve li prendete dove non batte il sole.
Per farla breve, il salario minimo, misura inventata dai bianchi americani del Sud per essere sicuri di non avere troppa concorrenza dai neri liberati dopo la Guerra Civile, serve a tutelare chi è già dentro il mercato. E tenere fuori chi è ai margini. Perché se non vali 9 euro all’ora, il mercato non ti pagherà 9 euro all’ora, stanne certo. Ah, ovviamente, stiamo sempre parlando di una esigua minoranza dei lavoratori.
Persone che, quindi, a breve verranno sostituite. Dall’intelligenza artificiale, da altri avanzamenti tecnologici. I 9 euro verranno mangiati in qualche anno dall’inflazione. Richiedendo continui aumenti al rialzo. E producendo sempre più disoccupazione. In un paese che ha bisogno, come ricorda correttamente Tajani, di salari ricchi, non di salari minimi.
E la ricchezza non la crea, non l’ha mai creata e non la creerà mai lo Stato.
Luca Rampazzo

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