Diceva che (per lui) la “volta più divertente” fu quando nascose una fetta di “salame milanese” nella scheda elettorale (sicuramente dopo averla annullata con qualche insulto).
Correre fa bene. Mantiene snelle e belle come delle fotomodelle. Ieri pomeriggio, con un’amica, abbiamo fatto una corsetta in salita fino al Forte Belvedere (che di Firenze rende un’immagine davvero meravigliosa). Abbiamo anche occhieggiato le opere di Gormley esposte qua e là per il Forte.
Al ritorno (scese in città), stretching in una bella piazza alberata e poi fatto fuori un bel gelatone (è cruciale riprendere subito tutte le calorie!). Ed è allora, che sul finire delle leccatine più goduriose (quelle in cui comincia a farsi più sciolto), siamo transitate nei pressi di quella che fu la stamperia clandestina dei fratelli Rosselli (ricordata da una targa) ed abbiamo captato un frammento di un racconto da strada.
Lui (molto) grande e (molto) grosso, concionava con un paio di amici, accanto, la moglie o la compagna. Il nostro eroe indossava uno sgualcito (ed unto) spolverino da deserto che sembrava un lenzuolo adagiato sulla poltrona di un divano. In testa un panama (fatto dalle mani di bambini). Aveva una barbetta maltenuta nera-bianca (a ciuffetti incolti). La faccia era compiaciuta, abbondante ed umida.
Diceva che (per lui) la “volta più divertente” fu quando nascose una fetta di “salame milanese” nella scheda elettorale (sicuramente dopo averla annullata con qualche insulto).
Mozzicando la rimanenza del cono, ho chiesto alla mia amica se i fratelli Rosselli, quando stampavano il loro foglio ribelle, immaginavano di lasciarci la buccia per uno che avrebbe messo il salame nell’urna? Lei mi ha detto che la democrazia è bella anche per questo, interpretata così, da simpatici burloni.
Le ho dato ragione. Si tratta di quegli stessi burloni che, secondo me (a naso), ti allietano la serata pontificano su tutto e su ogni cosa. Che spiegano ai convenuti, alla moglie, al gatto (a chi capita a tiro), cosa fare e cosa non fare, chi ha torto e chi ragione. Temibili intellettuali dai pensieri mirati e meditati (puntuali e circoscritti)… tipo che tutti i politici non capiscono una mazza. Cose così.
Pertanto, ho proposto all’amica un altro gelato, per la democrazia e per i burloni come lui. Ha accettato.
Siamo ripassate di fronte al mega-giga Carl Popper de noantri e gli abbiamo sorriso. Ha ricambiato. Wauuu!
E allora che fai… non transiti di nuovo lì davanti con il nuovo gelato? E transitando di nuovo lì che fai… non lo fai? Potresti mai astenerti? Certo che no.
Anche se hai trent’anni e non sei più una ragazzina le regole sono chiare ed in questo caso (proprio) non ci si può astenere: chi di “dileggio colpisce”, di “dileggio morisce”: devi necessariamente farti guardare e prima di allontanarti darla quella lenta-lenta-lenta-lenta leccata-leccata-leccata-leccata puntandolo fisso negli occhi, mentre una goccia di gelato cola tra le tue mani.
Chissà se ieri sera, forse un po’ più carico, avrà finalmente offerto alla (coraggiosa) moglie una serata più sexy del suo solito (vispo) comizio.
A voi, giovani Rosselli, alla vostra generosità ed alla vostra pazienza (da una delle tante italiane su uno dei soliti treni transitanti per Bologna, democratica Italia, libera Europa. Olé)

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