
La programmazione lirica dell’87° Maggio si conclude con Aida di Verdi, che andrà in scena giovedì 19 alle ore 20 alla Sala Grande (previste altre quattro repliche, il 25 giugno e il 1° luglio alle ore 20; il 22 giugno alle ore 15:30 e il 28 giugno alle ore 17). Sul podio, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio Musicale Fiorentino, il direttore emerito Zubin Mehta, che nel corso della sua carriera ha reso quest’opera una delle punte di diamante del suo repertorio verdiano e che, fra l’altro, ha diretto Aida anche in occasione dell’ultima rappresentazione fiorentina del 2011, con la regia di Ferzan Ozpetek.
L’allestimento odierno, invece – caratterizzato da tinte e luci cupe, dove a emergere è l’aspetto nudo e umano dei personaggi che formano la messinscena – è ripreso dalla “Bayerische Staatsoper” di Monaco ed è firmato per la regia da Damiano Michieletto. Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini, mentre le scene sono di Paolo Fantin, i costumi di Carla Teti, le luci di Alessandro Carletti; la drammaturgia è firmata da Mattia Palmae i movimenti coreografici da Thomas Wilhelm. La proiezione video è curata da rocafilm Roland Horvath.
Per quanto riguarda il cast dei cantanti, spiccano anzitutto Olga Maslova (Aida) e SeokJong Baek (Radames), entrambi protagonisti della Turandot inaugurale dello scorso anno, mentre Daniela Barcellona si cimenta con il ruolo di Amneris, parte da lei sostenuta qualche mese fa nella produzione di Aida al Teatro Colón di Buenos Aires. Daniel Luis de VicenteeLeon Kim(nelle recite del 28 giugno e del 1º luglio), entrambi di ritorno dopo il Rigolettoandato in scena questo febbraio, interpretano Amonasro. Simon Lim interpreta Ramfis e Manuel Fuentes, anche lui di ritorno dopo il Rigoletto di questo febbraio, veste i panni de Il Re. Chiudono il cast, rispettivamente nel ruolo di Una sacerdotessa e Un messaggero, Suji Kwon e YaozhouHou.
Il maestro Zubin Mehta, che nel 1969 ha diretto Aida per la prima volta a Firenze in occasione del 32° Maggio Musicale (con la regia di Carlo Maestrini e le scene e i costumi di Enrico d’Assia), ha reso questo capolavoro verdianouna delle colonne portanti del suo repertorio, interpretandolo più volte nel capoluogo toscano: “Ritengo che Aida rappresenti un ponte tra la musica di Verdi e quella di Richard Wagner. Innanzitutto, vi sono temi ricorrenti, come quello che risuona in orchestra, fin dal Preludio, quando appare Aida, che richiamano i Leitmotive wagneriani” ha sottolineato Mehta, ribadendo il suo pensiero già espresso in precedenza in molte occasioni parlando di questa opera “e siamo di fronte ad un’opera in cui Verdi ha ormai abbandonato quasi del tutto i numeri chiusi, a favore di scene sempre più ampie e complesse”.
Sottolineando gli aspetti che più caratterizzano la sua regia, Damiano Michielettoha detto: “Aida è una grande storia di guerra al cui interno c’è una piccola storia d’amore, ma nel definire il capolavoro di Verdi, potremmo anche dire il contrario; va solo stabilito dove porre l’accento. Difatti è un’opera che affianca grandiosi momenti corali (come la celeberrima Marcia trionfale) a situazioni decisamente più intime e sentimentali. Per questo motivo non viene rappresentata nell’Egitto ambientato da Verdi, ma in un ‘altrove’ contemporaneo per raccontare i personaggi e la loro umanità, la psicologia e il dramma di chi vive la guerra. Le situazioni più intime sono naturalmente legate alla storia d’amore fra Aida e Radames, che, in uno stile quasi shakespeariano, nasce sotto una contraria stella: i due appartengono infatti a popoli diversi che sono nemici fra loro. In questo allestimento, attraverso flashback, racconteremo quelle che sono le memorie del passato; le memorie anche della madre di Aida e il ricordo di Aida bambina insieme ai suoi genitori. Questi flashback – immaginari e ‘sognanti’ – saranno quelli che ci conducono alla fine della storia, dove lei raggiunge Radames nella tomba, un luogo cupo e buio dove entrambi saranno accolti da una vera e propria piramide di cenere. La cenere, che è il simbolo della distruzione della guerra, la troveremo sparsa ovunque, fin dall’inizio dell’opera. Alla fine sul proscenio rimane Amneris, che invoca il suo grido di pace: ‘Pace, pace, pace!’ che sono le ultime parole che rimangono di questa opera e che forse è il messaggio che questa storia, dopo tutta la violenza e la guerra, vuol trasmettere; un messaggio di speranza”.
Si ricorda che la recita del 25 giugno sarà trasmessa in differita su Rai Radio 3.
Per ulteriori info e acquisto biglietti www.maggiofiorentino.com
Luca Summer

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