In questi giorni è stato molto bello rivedere partire i cantieri. Quanta desolazione e quanta tristezza i cantieri sigillati nella fase dell’emergenza. Le gru ferme, i cancelli chiusi, gli escavatori immobili, i grandi recinti rossi immagine del blocco e dell’attesa. Adesso vedere caschi gialli e rossi muoversi nei cantieri rianimati e vedere che si misura e si fa lavoro, vedere anche che arrivano gli umarel che guardano quelli che lavorano ti da un senso di ritorno alla normalità.
Una nuova normalità di prudenza e di sorveglianza ma pur sempre nuova normalità. Anche un po’ più di traffico per la strada è un segno di nuova normalità. Anche vedere un po’ di parcheggi occupati come a gennaio e non vuoti come nei giorni pandemici è un segno di nuova normalità. Parole chiave: distanza, tracciamento, mascherina. E poi le misure: un metro sempre quando è possibile di più. E pensare che una volta la distanza aveva una accezione sociale e culturale negativa: l’emergenza sanitaria può cambiare il senso e il valore delle parole.
Dopo quello dei cantieri e di una parte delle imprese, quelle della manifattura, da oggi ritorna il lavoro di bar e ristoranti, musei e artigiani, parrucchieri ed estetisti, centro servizi e professionisti fermi da più di due mesi. Come? Sarà tutto da vedere. Fin all’ultimo dibattito acceso su regole generali o regole locali, linee dure o linee morbide. Passate razionalmente le regole generali nazionali ma la sensazione è che molto dipenderà dal comportamento sociale dei singoli. Fondamentali sempre: distanze, il metro lineare classico, e mascherina. Dal 3 giugno il resto di aperture compresi i viaggi in Europa.
Luca Zaia arriva in conferenza stampa quotidiana e dice chiaro subito: “Guardate che apriamo il 18 ma la prima medicina per combattere il Coronavirus sono i nostri comportamenti. A maggior ragione dal 18 non bisogna fare errori, non bisogna andare in giro senza mascherina”. Secondo alcuni studi di comunicatori il presidente del Veneto è stato il “comunicatore politico istituzionale” più efficace durante l’emergenza e la fase 2 appena iniziata.
Linguaggio chiarissimo, battuta pronta, cadenza veneta ma non chiusa, riferimenti immediati, fogli di carta al posto delle diapositive, dialogo aperto e un profondo senso di sicurezza del linguaggio verbale e non verbale. Un bel caso di studio proprio in materia di comunicazione politica.
Anche Stefano Bonaccini è molto efficace nei linguaggi di comunicazione generale e per strati, coniugando forma e sostanza in tutte le modalità di esternazione anche multimediale. Il presidente dell’Emilia-Romagna diciamo è anche più tecnologicamente avanzato e illustra per multi linguaggi e plurilivelli.
Anche in queste frontiere della comunicazione si vede una certa alleanza tra le due regioni dell’Alto Adriatico, in particolare anche sul turismo e sul mare. Le spiagge di sabbia e non i sassi, la profondità degli arenili e le similitudini di linee guida e di orizzonti. Insomma è la settimana dell’apertura ampia. Con prudenza ma la più ampia della Fase2 con tappe da oggi 18 maggio: ristoranti, parrucchieri, tatuatori, piscine, studi danza, bar, alberghi e via elencando. Attesa forte per un nuovo decreto e le relative linee guida e anche qui scatta un interrogativo: linee guida della Regioni elaborate dai Servizi di Prevenzione o linee guida generali nazionali dell’Inail? Alcuni governatori propongono: Inail se non ci sono le linee guida regionali. Potrà andare? Si vedrà. Non vorremmo la guerra delle linee guida sulle aperture tra bagni e tavolini.
In tutto questo avete visto che si è rilanciato il ruolo civile e sociale delle edicole: per settimane e mesi e le edicole sono state il quasi unico presidio di socialità e punto fermo del quartiere insieme con le farmacie. In Toscana le farmacie consegnano le mascherine alla presentazione della tessera sanitaria: l sistema sa ed eroga per mese. Una bella prestazione, tra le altre, della Regione governata da Enrico Rossi. Hanno fatto bene a destinare alle edicole la distribuzione delle mascherine e anche le tabaccherie hanno avuto e stanno dimostrando un gran ruolo di catalizzatore e punto di riferimento sociale.
Questa emergenza dovrà insegnarci che certi punti di distribuzione non sono solo validi e insuperabili centri di interesse commerciale ma. a ben guardare, anche snodi importanti del fabbisogno sociale. Edicole, tabaccherie e farmacie ci hanno fatto sentire che c’era una vita là fuori di casa, fuori dal confinamento , una luce anche flebile mai spenta di servizio pubblico del territorio.
Fabrizio Binacchi

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