
24 ore dopo dobbiamo dirci alcune verità scomode. No, la corsa per il Sindaco di Milano non è chiusa. Ad alcuni piacerebbe: questo solleverebbe dalla responsabilità della battaglia. Per loro sfortuna ci sono tre fattori che rendono ancora contendibile Milano:
1. Unire tutti dietro un No è facile, farlo dietro un Sì è molto più complesso. Farlo dietro tutti i Sì necessari a un programma di governo per una città come la nostra è molto difficile. Farlo per la sinistra dietro un nome è, poi, tutta un’altra storia.
2. Pure a Milano il centrodestra, nel giorno più buio della sua storia recente, è comunque al 41,6%. Questa non è Bologna.
3. Le elezioni locali, ci piaccia o meno, seguono logiche diverse da quelle nazionali: sennò il PD, che governa ogni grande città o quasi, non perderebbe mai le elezioni politiche.
Tutto ciò premesso, alcune note importanti.
I “moderati” di sinistra esistono solo nell’Area C. Fuori non esistono.
In periferia non esiste alcun esercito di riserva di destra pronto a venire a salvarci. Siamo noi, siamo solo noi contro una città che vuole, evidentemente, altro.
La parte Est della città negli ultimi dieci anni è cambiata radicalmente. Per “radicalmente” intendo che il Municipio 3, da eccezione rosé, è diventato uno dei tanti, accompagnato a pochi decimali di distanza dal 9, tradizionalmente rosso, e dal 2. Che rosso non era mai stato.
In tutto questo, che fare?
La società civile stavolta ci ha sostenuto. Gli avvocati sono società civile, giusto? Ecco, c’erano. Hanno spostato qualcosa? Ma nemmeno per sogno. Non hanno spostato manco tutti i nostri. Per capirlo non bisogna essere dei geni. Aiuta molto non essere di Bergamo, ma non occorre essere dei Richielieu.
Calenda sceglierà cosa fare. Come, lo sa solo il suo astrologo. Noi non abbiamo alcun potere di influenzarlo. Siamo, come detto prima, solo noi. Allora il candidato deve essere politico, deve sapersi muovere e deve parlare a quanti più mondi possibili.
Poi vincere sarà naturalmente difficilissimo. Ma la difficoltà della battaglia non ci deve riguardare. Almeno, se amiamo Milano solo la metà di quanto diciamo di amarla.
Sotto, se a qualcuno servisse un amichevole promemoria, il costo del fallimento.
Luca Rampazzo

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