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Il reddito basico della California: modello per altri Stati?

Tubbs ha spiegato che a differenza di altri ammortizzatori sociali i beneficiari del sussidio non hanno dovuto seguire nessun criterio di restrizione sul modo di spendere i soldi ricevuti. Ai beneficiari è stata conferita la scelta totale di usarli nel loro modo ritenuto utile per assisterli a raggiungere un livello economico più stabile. In effetti, oltre ai 500 dollari mensili i beneficiari hanno ricevuto la fiducia di spendere i soldi nel modo migliore.

di Domenico Maceri | 4 Gennaio 2024
L’ex sindaco Michael Tubbs la vicepresidente Usa Kamala Harris

“I soldi non risolvono ogni singolo problema, ma ogni singolo problema può essere superato quando la gente possiede le risorse basiche necessarie”. Così Michael Tubbs, ex sindaco di Stockton California, sita a 130 chilometri est di San Francisco, in un’intervista alla Public Broadcasting System (Pbs), mentre spiegava il valore del reddito basico garantito della sua città, una forma di reddito di cittadinanza. Lo Stockton Economic Empowerment Demonstration (SEED) iniziato da Tubbs nel 2019 consiste di un programma pilota che ha aiutato 125 residenti di una zona di Stockton dove il reddito era inferiore alla media.

Tubbs ha spiegato che a differenza di altri ammortizzatori sociali i beneficiari del sussidio non hanno dovuto seguire nessun criterio di restrizione sul modo di spendere i soldi ricevuti. Ai beneficiari è stata conferita la scelta totale di usarli nel loro modo ritenuto utile per assisterli a raggiungere un livello economico più stabile. In effetti, oltre ai 500 dollari mensili i beneficiari hanno ricevuto la fiducia di spendere i soldi nel modo migliore.

L’idea di mettere dollari nelle tasche dei bisognosi a Stockton era di affrontare i problemi esistenti iniziando dalla povertà che crea insicurezza economica. Tubbs ebbe l’idea dei sussidi dopo avere visto che simili programmi erano già stati messi in atto in altri Paesi come il Kenya, Messico, Finlandia, Canada e Brasile. I beneficiari di Stockton hanno usato i soldi per spese basiche come pagare bollette, affitti, riparare le loro macchine, o ridurre i loro debiti delle carte di credito. Questi soldi sono serviti come una boccata di ossigeno ma ovviamente non erano sufficienti per pagare tutte le spese per vivere. In alcuni casi sono stati usati come trampolino per guadagnare di più avendo risolto problemi di trasporto che gli impedivano di recarsi al lavoro. Infatti, uno dei punti positivi è stato l’aumento dell’occupazione del 12 percento per i partecipanti al programma. I piccoli contributi, finanziati da gruppi filantropici, hanno spianato la strada non solo dal punto di vista economico ma anche psicologico, riducendo lo stress causato dalle preoccupazioni di potere arrivare a fine mese.

Quando si danno soldi ai poveri senza restrizioni emerge subito la preoccupazione che verranno spesi in modo poco appropriato in alcol, droghe o altre attività di sperperi. Tubbs ha chiarito che i beneficiari hanno speso i soldi responsabilmente in maniera poco diversa dal resto della società in generale. Da notare anche che il resto della comunità ci ha guadagnato poiché i business locali hanno anche beneficiato dello stimolo economico. Ovviamente i soldi sono stati usati per necessità anziché comprare azioni in borsa.

Al di là di Stockton altri 40 programmi piloti di redditi basici sono in corso in California. Sussidi che vanno da 300 a 1800 dollari mensili sono in programma, mirati a beneficiare bisognosi per una durata che va da 6 mesi a 3 anni. Seguiranno la stessa strategia di Stockton erogando stipendi senza restrizioni di spesa, lasciando ai beneficiari la decisione di come meglio usare questi assegni. Si calcola che 12 mila californiani riceveranno questi sussidi, un numero di persone molto ridotto considerando la popolazione totale del Golden State che raggiunge quasi 40 milioni di abitanti. I costi si aggirano sui 180 milioni di dollari, cifra bassissima se si considera il bilancio annuale della California di 230 miliardi di dollari. Una spesa irrisoria dunque che il Golden State può permettersi ricordando anche che il Pil annuale piazzerebbe lo Stato del Pacifico alla quinta economia del mondo, livello vicinissimo al Pil della Germania.

L’idea di offrire un sussidio basico a tutti gli americani era stato sollevato nella campagna presidenziale dal candidato democratico Andrew Yang. Nel piano di Yang ogni americano avrebbe ricevuto un assegno mensile di mille dollari per un totale di 12 mila annui. Non se ne fece nulla ovviamente poiché Yang perse le primarie all’eventuale vincitore e attuale presidente Joe Biden. L’idea però di mettere soldi nelle tasche degli americani in periodi di ristrettezze economiche fu messa in atto in maniera limitata durante la pandemia da Donald Trump (primo stimolo unico di 1200 dollari e poi un secondo di 600) nel 2020 e anche da Biden (stimolo di 1400 dollari) nel 2021. Inoltre altri assegni per famiglie con figli a carico furono erogati, soprattutto in una legge approvata durante l’amministrazione di Biden che ridusse il tasso di povertà statunitense al 7,8 percento, il livello storico più basso. Questi assegni non includevano restrizioni sul modo di spendere, esattamente come ha fatto il programma di Tubbs.

Il programma di Stockton ha avuto successo e l’ex sindaco intende promuoverlo in altre città americane. Con alcuni membri del programma SEED Tubbs ha fondato il gruppo Mayors for a Guaranteed Income (Sindaci per un reddito garantito) nel 2020. Attualmente include 25 città americane consigliandole a stabilire altri programmi piloti per ridurre la povertà. Tubbs non vede il suo programma come sostituto agli altri ammortizzatori sociali ma come un supplemento indispensabile che include fiducia nei poveri sul modo di spendere i loro soldi.

Domenico Maceri

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: anni, borsa, brasile, costi, germania, lavoro, macchine, mondo, persone, primarie, punto di vista, soldi, sussidi, usa

Info Domenico Maceri

Domenico Maceri, PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

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