E’ inammissibile, che nel 2015 uno scrittore possa essere inquisito per aver espresso “un’opinione” (come accade a Erri De Luca per le frasi sulla TAV)
Nei giorni scorsi, al teatro Arcinboldi si è esibita la cantautrice americana Joan Baez, mito della musica impegnata degli anni ’60, con grande successo. Sempre affascinante, nonostante i suoi 74 anni, ha tenuto incollato il pubblico per quasi due ore, esibendosi nel suo repertorio classico, e mettendo in luce la forma fisica. Ciò che mi ha portato a scrivere questo editoriale non è la musica, molto gradevole e sempre ad altissimi livelli, dell’artista statunitense, ma l’appello di Joan Baez per l’impegno civile, che fa parte della sua vita. Nel corso del concerto, Joan Baez ha rivolto un saluto agli abitanti della Valdisusa, avversi alla costruzione della Tav.; una ferrovia che, a detta di molti, rovinerebbe la valle e non servirebbe a nessuno. Dopo 50 anni di attività come cantante, Joan Baez continua l’impegno in favore delle minoranze. Il testo scritto in ricordo di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti è un componimento molto intenso, forse il più importante redatto dall’artista. La loro storia è quella di due artigiani italiani che si dichiararono anarchici, senza farne mistero. La seconda parte della ballata è ispirata alle lettere dal carcere di Vanzetti al padre e di Sacco al figlio Dante. Sacco e Vanzetti furono condannati alla sedia elettrica non per la rapina che non avevano commesso, ma per le loro idee. Al legale di Sacco e Vanzetti che implorava la grazia per i suoi assistiti, di fronte all’evidente innocenza dei due anarchici, il Governatore rispose: “ma non capisce che ormai è ininfluente il fatto che siano estranei alla rapina; loro saranno giustiziati per quello che rappresentano”. Il 23 agosto 1977, 50 anni dopo la loro esecuzione, il governatore del Massachusetts proclamò l’innocenza di Sacco e Vanzetti. Abbiamo ricordato questo avvenimento perché, ancor oggi, ci vuole poco per essere messi sotto processo, per aver espresso un’idea. E’ toccato allo scrittore Erri De Luca, che è sotto processo a Torino, per aver affermato che la lotta delle popolazioni della Valdisusa può arrivare anche al sabotaggio. Un conto è dire che è legittimo, un altro è andare a sabotare. Processare un intellettuale come De Luca, per aver espresso un’opinione, è inaccettabile in una democrazia. La storia di Erri De Luca deve far riflettere. Lungi dall’affermare se deve essere costruita o meno la Tav, siamo convinti che ogni cittadino -lo dice la costituzione- deve essere libero di esprimere liberamente il proprio pensiero. De Luca non ha incitato ad uccidere nessuno; ha semplicemente affermato che è legittimo difendere l’integrità della Valdisusa. E’ inammissibile, che nel 2015 uno scrittore possa essere inquisito per aver espresso “un’opinione”. La strada che abbiamo davanti a noi per abolire tutti i reati di opinione è ancora lunga. Occorre impegnarsi fino al raggiungimento dell’obiettivo finale, così come ha fatto Joan Baez in tutti questi anni, affinché ci sia nel nostro Paese la piena libertà d’opinione.

Lascia un commento