Con la difesa di ufficio da parte del procuratore capo di Bologna Enrico Di Nicola (che non poche volte in passato ha varcato la sottile linea che divide giustizia e politica) la discesa in politica del giudice Libero Mancuso appare destinata a suscitare ancora polemiche.
Di Nicola ha detto di essere “un accanito difensore
di Mancuso” perchè l’ex presidente del tribunale del Riesame
di Bologna “ha una cultura istituzionale”.
Non sappiamo esattamente cosa voglia dire, ma ci mancherebbe altro che non fosse vero.
Ancora secondo il procuratore capo di Bologna il giudice Mancuso “non
ha strumentalizzato a fini politici la sua precedente carica
nella magistratura perchè non ha chiesto i voti dei cittadini”.
Una difesa di ufficio rivolta soprattutto a contestare le dichiarazioni del presidente della Camera Casini, bolognese, che nei giorni scorsi aveva polemizzato per l’ingresso del giudice nella giunta di Cofferati.
Ancora un caso nel quale i magistrati si chiudono a riccio in una difesa corporativa: oltretutto di atti che niente hanno a vedere con l’attività giudiziaria.
Né Mancuso né Di Nicola dicono alcunché sulla nota maggiormente stonata della scelta di Mancuso. Il giudice ha emesso la sentenza del processo per l’uccisione di Marco Biagi. Nelle motivazioni ha attaccato pesantemente il governo e l’ex ministro dell’interno Scaiola per le sue deplorevoli dichiarazioni sul giuslavorista ucciso.
Però ora va a fare l’assessore di Sergio Cofferati che quando era segretario generale della CGIL dette il via ad una odiosa campagna di linciaggio morale contro Biagi.
Sono cose da Paese normale?
Il procuratore capo difende l’ingresso in giunta del giudice Mancuso e fa autogol!
Ancora un caso nel quale i magistrati si chiudono a riccio in una difesa corporativa: oltretutto di atti che niente hanno a vedere con l’attività giudiziaria

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