Arriviamo a comprendere che in certe città come Venezia, Firenze, Siena, Ferrara, e in qualche zona di Roma e di Napoli si possano pretendere cifre simili, a patto che i parcheggi ci siano e siano effettivi.
Tanti comuni ci hanno preso gusto. Spennare i cittadini con multe e pagamento parcheggi. Spennare non è un verbo esagerato. Come lo chiamereste voi il costo di un parcheggio a 2 ero e 80 all’ora o frazioni? Ma arriviamo persino a comprendere che in certe città come Venezia, Firenze, Siena, Ferrara, e in qualche zona di Roma e di Napoli (al netto delle mafie anche sulle soste) si possano pretendere cifre simili, a patto che i parcheggi ci siano e siano effettivi. Non basta la parla parcheggio per sostare in tranquillità, non basta il cartello con la scritta P per avere una sicurezza di posto temporaneo per il proprio veicolo. Nel campo dei trasporti noi italiani siamo sempre stati un po’ schizofrenici. Uno diceva prendi l’auto, l’altro ti chiudeva le strade. Per anni e decenni governi e associazioni, imprese e istituzioni ci hanno inculcato, invitato, pressato all’acquisto di auto sempre più grosse, sempre più potenti, sempre più numerose, fino ad arrivare a dare bonus e incentivi. E parallelamente altre amministrazioni chiudevano quartieri ai transiti e alle soste, vietavano soste in fasce e cinture, cancellavano aree di parcheggi e punti di accessi. Ora siamo alle comiche. Cerchiamo tutti, industrie e città, amministrazioni e cittadini di trovare un equilibrio tra trasporto pubblico e trasporto privato ma quando si tratta di “elemosinare” un posto auto, magari attorno ad un ospedale o ad una stazione ferroviaria, per avvicinare il più possibile al punto utenza un anziano magari non completamente autosufficiente, piombiamo nel più buio medioevo. Quando ovviamente i trasporti erano solo un sogno. Non c’è stazione ferroviaria di grande città che non abbia colpe, in questo campo, da farsi perdonare. A Milano come a Bologna, a Firenze come a Rimini devi pregare di trovare qualche striscia blu libera e pagarla anche oro per posteggiare qualche ora la tua macchina, oppure ricorrere a garage a pagamento distanti anche meno di 500 metri ma a salassi che darebbero pensieri anche ad emiri sauditi. Diverso è, ad esempio, a Pescara dove la stazione, peraltro molto nuova e aeroportuale, ha un parcheggio pubblico quasi sotto l’entrata. A Bologna, in particolare nelle ore di punta con l’arrivo dei treni pendolari, puoi trovare occupate anche le terze e quarte file, data la disperazione. Sulla carta c’è una specie di girotondo attorno all’aiuola che ospita al massimo 15 auto, la cosiddetta sosta brevissima, considerando le decine di migliaia di passeggeri all’ora che transitano da Bologna, si scopre che è un miracolo se non sono perennemente occupati i viali. Ma che stazione è se non ci puoi arrivare? Quel che è ancor più grave è il sistema dei parcheggi attorno a molti ospedali pubblici di piccole o di grandi città. Li fanno anche i parcheggi ma a distanza di maratona. Prevedendo al massimo 6 o 8 posti di sosta brevissima per far scendere o salire il malato di turno vicino ad un ingresso solitamente a prova di dossi e cunette. Meravigliosi gli architetti e gli urbanisti che studiano e pianificano queste infrastrutture! Chissà a chi o a cosa pensano quando devo progettare un parcheggio magari di un reparto di ortopedia del policlinico? Ci sono parcheggi poi che, sulla carta apparentemente abbondanti, diventano un labirinto tra sbarre e divieti interni, con sensi di percorrenza talmente unici che ti ci affezioni e non ne vieni fuori. Gli ospedali di ultima generazione nascono con aree di avvicinamento e sosta razionali incorporate. Non male la condizione di parcheggio del Policlinico dei Modena ad esempio, o dell’ospedale di Guastalla, ma provate a trovare un posticino per la vostra utilitaria nelle ore di punta e di analisi ad esempio attorno al Sant’Orsola di Bologna o al “Poma” di Mantova? Una caccia al tesoro. Paghiamo anni di schizofrenia delle comunicazioni e di un ambientalismo che non vedeva oltre il metro della propria, a volte, pur giusta protesta.

Lascia un commento