Nel corso del dibattito alla Camera, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha citato l’ex capo dello Stato Giuseppe Saragat (“Fate che il volto di questa Repubblica sia un volto umano”). Un esempio calzante per sottolineare il cambiamento dei toni rispetto all’esperienza precedente a trazione salviniana. E’ il nuovo umanesimo di Conte che sommessamente ricorda le parole del leader socialdemocratico .
«Faccio mie – ha detto il Presidente del Consiglio – le parole pronunciate dal Giuseppe Saragat nella seduta inaugurale dell’Assemblea costituente: `Fate che il volto di questa Repubblica sia un volto umano. Ricordatevi che la democrazia non è soltanto un rapporto fra maggioranza e minoranza, non è soltanto un armonico equilibrio di poteri sotto il presidio di quello sovrano della Nazione, ma è soprattutto un problema di rapporti fra uomo e uomo. Dove questi rapporti sono umani, la democrazia esiste; dove sono inumani, essa non è che la maschera di una nuova tirannide.
“Io e tutti i miei ministri – ha continuato Conte – prendiamo il solenne impegno, oggi davanti a voi, a curare le parole, ad adoperare un lessico più consono e più rispettoso delle persone, della diversità delle idee. La lingua del governo sarà mite, l’azione non si misura con l’arroganza delle parole”. Il primo banco di prova sarà la manovra. Ma il presidente del Consiglio ha annunciato riforme nel campo del fisco e della giustizia, il taglio dei parlamentari e una nuova legge elettorale, l’autonomia regionale e la revisione del decreto sicurezza, opere pubbliche e più lavoro, un’Italia più verde e più ‘smart’
La prima Assemblea Costituente si tenne il 25 giugno 1946. Il Presidente provvisorio Vittorio Emanuele Orlando dette il via alla votazione per l’elezione del Presidente. L’Assemblea elesse Presidente il leader socialdemocratico, Giuseppe Saragat, che ottenne 401 voti su 468. Prima di dare la parola a Saragat, Orlando nel rivolgere il suo saluto inaugurale all’Assemblea, pronunciò un discorso nel quale ricordò, tra l’altro i temi della pace. (Non dimentichiamo che l’Italia usciva sconfitta dalla guerra). “E’ possibile imporci una pace non solo punitiva, ma crudelmente punitiva? Noi confidiamo ancora che questo scempio della giustizia sia risparmiato, ma riaffermiamo che non intendiamo cadere nell’abisso di questa pace. L’Italia non ha ancora finito di essere l’Italia; la nostra rivincita consisterà nella nostra resurrezione, nella quale abbiamo una fede fermissima. Frattanto, in questo pericolo mortale che ci minaccia dall’estero, un imperativo categorico si pone verso l’interno: l’unione , la pacificazione , la concordia, perche’ si salvi l’Italia , perche’ viva l’Italia” Nel prendere la parola Giuseppe Saragat ha ricordato “l’anima ardente “di Filippo Turati e “il sangue generoso” di Giacomo Matteotti. e poi ha continuato “la vittoria della Repubblica e’ la sanzione di un passato funesto, e’ la certezza di un avvenire migliore e rappresenta il patto solenne stretto fra tutti gli italiani di rispettare la legalità democratica. Gli eletti del popolo, riuniti in Assemblea sovrana, devono sentire la dignità della loro missione. Dietro a loro sono le sofferenze di milioni di italiani; dinanzi le speranze di tutta la nazione. Facciano essi che il volto della Repubblica sia un volto umano, ricordando che la democrazia e’ soprattutto un problema di rapporti fra uomo e uomo”
Salvatore Lagaccia

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