Il vero scandalo della giustizia italiana non è il caso Palamara di cui si è tanto parlato e di cui non parlerò in questa sede,ma il fatto che abbiano deciso di prolungare in un tempo indefinito il processo telematico e ciò per la semplice ragione che ci sono mestieri ,all’interno di un tribunale, che non si possono fare a distanza.
La giustizia a distanza non funziona e vi spiego il perché.
Stanno paralizzando i processi ,stanno paralizzando l’attività ordinaria della giustizia ancora per motivi di emergenza, ma l’emergenza invocata,per molti italiani non c’e più,restando solo il rischio e la paura.
Ebbene se permangono,così come è giusto, solo le condizioni di sicurezza da mantenere, esse stesse devono essere applicate anche dai magistrati, dai cancellieri, dalle centinaia di persone che lavorano nei tribunali affinché sia possibile per gli avvocati e gli imputati , avere il loro processo e di averlo in tempi certi.
Tutto ciò, a mio avviso,solleva questioni costituzionali, in base alla formulazione dell’articolo 111,sul diritto al giusto processo, sul diritto alla giustizia, sul diritto ad averla in tempo,sui tempi rapidi.
Anche qui,come in altri ambiti della vita sociale,si dovrebbe tornare progressivamente alla normalità e non prolungare l’emergenza. Le norme che tendono a prolungare l’emergenza oltre l’emergenza stessa non trovano giustificazione alcuna.
Siamo dinnanzi ad un un autentico scandalo: tutto sta ritornando alla normalità finanche le palestre, i centri e stetici e tutte le attività che voi tutti sicuramente saprete ma nei tribunali non c’è verso di ritornare ad una attività normale.
Il pubblico impiego nei tribunali non torna al lavoro nella sua gran parte invocando uno smart working che è notoriamente inesistente perché a cancellieri,segretari etc,è interdetta la possibilità di collegarsi ai registri per motivi di sicurezza e per motivi di riservatezza.
Ergo non c’è uno smart working, c’è uno stare a casa.
Immagino che i pubblici dipendenti del tribunale vadano tranquillamente al ristorante, dal parrucchiere, in palestra ma non capisco il perche non vadano ad aprire la porta delle loro segretarie agli avvocati che devono fare il loro lavoro nell’interesse dei cittadini facendo ripartire un servizio pubblico essenziale.
La giustizia è una funzione sociale fondamentale che sta accumulando un ritardo catastrofico che si va ad aggiungere ad una situazione già da molti anni collassata.
Una volta messo il dito nella piaga e una volta aperta la piaga si capisce che essa è ben peggiore di quanto si potesse pensare,ma la stessa,però, è ben individuabile perché la maggioranza dei magistrati sono persone di alto valore morale e personale che hanno scelto di fare il loro lavoro per vocazione .Si pensi a coloro i quali hanno avuto a che fare con la mafia, con la ferocia terroristica ,con la corruzione contemporaneamente ,superandole .E questa è storia.
Il dramma della giustizia italiana, più del caso Palamara è questa paralisi voluta e tenuta. Nella magistratura non possono essere i magistrati a decidere questo fermo.
Pur senza adottare spiegazioni monocasuali basta pensare al sistema elettorale del CSM che è un sistema correntocentrico ,basato cioè su liste nazionali in competizione tra di loro con voto di preferenza su scala nazionale. Chiaramente è un sistema che tende ad amplificare le correnti nazionali a scapito di tutti coloro che non hanno collegamenti nazionali forti in questo sistema di correnti .E logico che, questi ultimi siano radicalmente penalizzati.
Quindi uno dei primi nodi da affrontare sarebbe lo scardinamento del sistema con il voto su liste nazionali e preferenze. Un cambiamento che va operato attraverso i collegi uninominali e dunque attraverso una logica più territoriale e meno correntocentrica.
Dovrebbe auspicarsi,al riguardo,che cresca un enorme numero di magistrati che rifiutino di iscriversi alle correnti,o meglio ,che rifiutino di essere considerati delle correnti.
La crisi esplosa con il caso Palamara impone una riflessione radicale sul clima dell’ordinamento giudiziario e giungo al secondo nodo da sciogliere: tale potere si è trasformato ,nel tempo, rispetto alla sua funzione istituzionale ed ha assunto un peso e un rilievo politico che ha però l’enorme forza del potere politico irresponsabile cioè non risponde a nessuno delle sue scelte.
Ora questa connotazione politica di potere politico irresponsabile è propria non della magistratura, ma di una specifica parte di essa che è la magistratura inquirente. Dunque la rappresentanza politica della magistratura è nelle mani della magistratura inquirente perché, inspiegabilmente, è nelle mani dei pubblici ministeri nove volte su dieci pure essendo gli stessi neanche il 20%dell’elettorato della magistratura.
Ebbene il vero problema è la trasfigurazione in termini politici di un potere che non dovrebbe avere tali connotazioni .
Invece ne ha nella scelta delle priorità dell’esercizio dell’azione penale che le sono state assegnate:l’azione penale è obbligatoria ma poiché non ce la si fa a starle dietro ,i P.M.scelgono quali reati privilegiare.In più alle procure basta iscrivere o non iscrivere nel registro degli indagati un sindaco, un presidente del consiglio, un un presidente di una giunta regionale, per determinare l’esito della vita di quelle istituzioni e,il tutto,a prescindere dalle sentenze che interverranno sei,sette,otto,dieci anni dopo .
Allora deve ragionarsi sulla separazione delle carriere, sul doppio consiglio superiore della magistratura, liberando la gran parte della magistratura dal dominio della magistratura inquirente e cioè dalla magistratura politica.
Per restituire credibilità alla giurisdizione l’unica via praticabile è quella della separazione tra la funzione inquirente e quella giudicante.
Permanendo il dominio della parte inquirente, e qui c’è la parte pratica del caso Palamara, la lotta al coltello avviene sulle cariche di procuratore,di procuratore aggiunto delle procure maggiori d’Italia ma anche sulle carriere di altri magistrati.
L’ultimo ,solo in questa sede per ovvie ragioni di tempo e spazio,nodo da sbrogliare è il rapporto con la stampa.
Perche’ riuscire a fare il processo sull’opinione pubblica prima ancora di andare ad un processo che forse neanche si farà è chiaramente un’altra violazione di carattere costituzionale.
La giustizia sommaria tra inquirenti e stampa sul cittadino imputato/indagato ha provocato danni enormi prima di tutto alla giustizia stessa.
In conclusione, ritengo, che lo scandalo più grave sia questa sospensione delle attività perché tutto il lavoro che c’è dietro alla macchina giudiziaria non si può fare a distanza: nessuno può entrare in quei terminali se non autorizzato per ragioni di riservatezza.
Si deve tornare a fare i processi.
Gli imputati attendono.
Daniela Piesco

Si deve tornare a fare i processi
Allora deve ragionarsi sulla separazione delle carriere, sul doppio consiglio superiore della magistratura, liberando la gran parte della magistratura dal dominio della magistratura inquirente e cioè dalla magistratura politica.
Per restituire credibilità alla giurisdizione l’unica via praticabile è quella della separazione tra la funzione inquirente e quella giudicante.