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Il poeta Varano canta la sfida del Rubycone

di Giuseppe Mele | 7 Ottobre 2013

“Una volta che ha varcato il Rubycone\ il dittatore non può più tornare indietro”, “Berlusconi il giusto uso fa di Ruby\ non l’età ma ciò che femmina la rende\ la sua mappa coi suoi monti e i suoi dirupi\”.

rubyLa frenetica ricerca di moderati si complica nelle difficoltà di definirne la tipologia. Un tempo li si indicava come benpensanti ed era chiaro chi fossero: conformisti adattati all’opinione dei più. Benpensanti contro disobbedienti. Nel mondo globale però il modello è disubbidienza e anticonformismo: i benpensanti divenuti  malpensanti finiscono in un loop senza senso. Non aiutano più la storia, la sociologia, l’economia. La filosofia per poeti, critici e artisti diventa l’unica soluzione. La prescienza in un mondo annicchilito da troppa scienza. Vittorio Varano, classe ’74, ha appena pubblicato il suo volume di poesie “Variando” che segue a Caleodoscopio, I petali del tulipano dell’io, Pensieri e poesie. Il poeta romano, partecipe del gruppo Poeti e e Poesia di Elio Pecora e dei Poeti d’azione, è però soprattutto un filosofo, uno jurodividi, che dal sottosuolo dei cunicoli vietnamiti osserva sopra il mondo “andato avanti” verso la devoluzione. Chiara Gamberale leggendo i versi ” E poi vieni/e non ne avevi/già più voglia” di “Varano, questo poeta purtroppo ancora poco riconosciuto”- ha ammesso sul Corrierone: “Fa male, me ne rendo conto. Ma possiamo forse dargli torto? Varano e la Gamberale sono cresciuti nella stessa Roma, nel liceo dove la goliardata di studenti svogliati diventa subito nella propaganda collettiva un attacco ai gay. L’atmosfera è quella del benpensante che si perde:”si senton tutti a casa propria tranne io\questa città l’hanno ridotta una latrina\si rivolta la mia anima latina\a Roma ormai chi più è romano più è straniero”. Il libro di Varano è “vero, quello – come scrisse il poeta inglese filotedesco  Wystan Hugh Auden- che non si legge, ma che ci legge”. Ugualmente il giovane critico d’arte, Paolo Meneghetti (classe ’79), ci introduce al “Ritratto che ci guarda”, collettiva di Calabria, dei Tamburro ed altri alla galleria 6° Senso di Barbara Tamburro, sita al Tritone, nella Giornata del Contemporaneo promossa dall’Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, giunta alla sua IX° edizione dalla Svizzera a Rivoli, da Bolzano e Verona a Venezia e Milano, da Modena e Prato a Firenze e Pesaro, da Roma e Napoli, a Matera e Palermo nel grande e vivace cerchio dell’arte contemporanea. Il World Economic Forum condanna il Bel Paese che non valorizza i suoi talenti ma i suoi epigoni dimostrano una vitalità diffusa culturale che non ha simili sullo scenario internazionale con mille gallerie di arte contemporanea ed una media di 230.000 visitatori. Certo, c’è il PABAAC, sconosciuto ufficio dei Beni Culturali, ci sono Telecom Italia e Terna, ma l’esibizione è il trionfo delle realtà private, capaci di sorprendere. Il curatore della mostra Meneghetti da Bassano del Grappa,; ha curato decine di curatele per moda, pittura, arte, fotografia, ma anche per registi, scrittori, modelle .Scacchista e globetrotter fenomenologico, con tutto lo spirito del NordEst applica Heidegger e Deleuze all’espressione concreta della cultura, oggi anche glamour. Perché anche Meneghetti è un filosofo, estetico per la precisione. “L’opera d’arte non offre la Verità, ma ci “mette in mostra” il “Problema della Verità”. L’opera d’arte non serve a nulla, neppure solo emozionalmente, ma la sua “dialettica interna mette meglio in “crisi” ogni giudizio”. Heidegger osservò il ritratto di un contadino di Van Gogh e fu colpito da un particolare, le scarpe. Non ci vide sociologia ma la dialettica del “mezzo” utilizzato. Allora lo contestarono per voler forzare le cose. E lui precisò di non voler fare del pittore olandese un filosofo, il che non impediva alle scarpe di avere una propria dimensione teoretica. Dal sottosuolo del poeta Varano, anche Meneghetti afferma “Cerco sempre di “nascondere” le mie inclinazioni personali, se l’artista che recensisco, segua altre convinzioni estetiche. L’importante è che l’artista abbia una sua estetica: in quel caso, io mi “adatterò” su di lui. Tradotto in versi “In me sto bene / come il mare in un bicchiere / ma se sono confinato in questo calice / qualcuno mi può bere,”Secondo il prof. di Psicologia Sociale Gianfranco Tomei, “I versi cesellati di Varano accantonando il “verso libero” danno ordine implacabile anche all’emozione che incalza. Scrivere versi regolari è controcorrente, distrugge un numero infinito di buone possibilità, ma suggerisce una moltitudine di pensieri lontani, del tutto inaspettata.” Centinaia di pagine di Variando si susseguono in dattili dodecasillabi, battuti come eletronic drums, un sistema di rime fisse, il cui ritmo noioso fa comunque saltare dalla seggiola per le asperità dei contenuti che incredibilmente scandalizzano un mondo inscandalizzabile che ha il suo punto debole nella paura della morte (“se mi uccidono divento chi mi ammazza\ mi addestro fin da adesso già mi alleno”; però sin dall’istante in cui nascete\già la morte vi considera cadaveri\ la morte il nulla né lo sembra né lo è”) Tra gli espositori portati dal veneto, un pezzo di storia artistica romana, Ennio Calabria, pittore fin dall’VIII Quadriennale del ’59, rappresentante dell’impegno dell’artista a fianco della Cgil e riferimento, nel gruppo Pro e contro, della figurazione Informale,  psicosimbolica, disfatta ed enigmatica. Davanti a un gruppo di estimatori oggi quasi con rammarico, dopo aver ritratto papa Woityla ed estratto dalla sabbia il volto dell’ex presidente persiano Ahmadinejad, confessa di voler  tornare al senso fondativo dell’arte, l’imitazione della natura, compito un tempo affidato agli artisti dai filosofi.  Nato, tra i pied noir italiani di Libia («Lasciai Tripoli a 3 anni, nel 1940 e quell’immensa acqua alle spalle è il segno psichico della mia pittura. A noi italiani di Libia non ci fanno tornare”) riflette sul  contrappasso di una vita. Ora che torna alla vita della realtà ci ritrova le vesti della morte. Tre generazioni dopo, concorda Meneghetti: La morte è già qui. “La realtà oggi, la registrazione dei dati, volti e gesti fissati nelle schermate dei social network, l’enorme storage telematico di eventi, vite, storie non sono già un anticipato grande sudario mortale?”Il libro legge i malpensanti moderati, il ritratto li guarda, la politica li giudica. In questo mondo rovesciato Varano ne spiega i motivi, tra sesso, Roma Carlotte, Dei anticristi, violenza, rissa, sensi di colpa e di indifferenza, sangre, mierda e spierma,: “una volta che ha varcato il Rubycone\ il dittatore non può più tornare indietro”, “Berlusconi il giusto uso fa di Ruby\ non l’età ma ciò che femmina la rende\ la sua mappa coi suoi monti e i suoi dirupi\”. Un complesso di cose, disprezzabili e disprezzate, ma vive, di fronte alle quali s’erge minaccioso l’attuale limbo dei moderati. Benpensanti, conformisti dell’anticonformismo, superaste il Rubycone, poi però per paura tornaste indietro. Quello vi resta davanti; vi sfida: restaurate quel che siete anche a costo della bestemmia, oppure restate morti.

Pubblicato in : Primo piano

Info Giuseppe Mele

Studi tra Bologna, Firenze e Mosca.Già attore negli ’80, giornalista dal 1990, blogger dal 2005. Consulente UE dal 1997. Sindacalista della comunicazione, già membro della commissione sociale Ces e del tavolo Cultura Digitale dell’Agid. Creatore della newsletter Contratt@innovazione dal 2010. Direttore di varie testate cartacee e on line politiche e sindacali. Ha scritto Former Russians (in russo), Letture Nansen di San Pietroburgo 2008, Dal telelavoro al Lavoro mobile, Uil 2011, Digital RenzAkt, Leolibri 2016, Renzaurazione 2018, Smartati, Goware 2020,Covid e angoscia, Solfanelli 2021, Il Male assoluto sullo schermo 2022.

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