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Il Piano B

Se il piano A di ogni leader è vincere, nessuno tra Renzi, Berlusconi e Grillo potrà realizzarlo. Ma, in politica e di sicuro in democrazia, l’esperienza insegna che un Piano B c’è sempre.

di Angelo Giubileo | 4 Dicembre 2017

Oggi ricorre il primo anniversario del referendum promosso dal governo Renzi in ordine alla proposta fallita di riforma della Costituzione. L’esito negativo dell’iniziativa (NO 59,12% SI 40,88% dei voti validi) portò all’immediate dimissioni, d’altronde già preannunciate, dell’allora Presidente del Consiglio; il quale, tuttavia, fu invitato dal Presidente della Repubblica a procrastinarle per il periodo necessario all’approvazione definitiva della legge di bilancio annuale. Così che, entrambe le cose, sia l’approvazione della legge che le dimissioni formali, avvennero contestualmente due giorni dopo, il 7 dicembre; appena cinque giorni dopo, l’onorevole Paolo Gentiloni riceveva dal Capo dello Stato l’incarico di nuovo Presidente del Consiglio.

L’esito definitivo, peraltro ampiamente previsto, della consultazione e i tempi assai ristretti conseguenti alla nuova nomina qualificarono la soluzione di governo adottata alla stessa stregua, si disse soprattutto allora, di un Piano B. Un piano che, a distanza ora di un anno e a ridosso della scadenza elettorale delle politiche, non solo riveste ma in futuro potrebbe concretamente rivestire le medesime caratteristiche di salvaguardia di una necessaria governabilità. Che, in prospettiva, appare tuttavia sempre più incerta; e principalmente per due motivi: a) l’approvazione di una nuova legge elettorale, che non appare favorirla; b) la mancanza, all’orizzonte, di una forte, trasparente e adeguata proposta politica.

La nuova legge elettorale, il Rosatellum bis – a giudizio di chi l’ha proposta (il Pd di Renzi) e parimenti l’ha approvata (Pd, Ap, Forza Italia e Noi con Salvini) -, avrebbe dovuto servire alla formazione di coalizioni utili per governare. Nel caso di specie, con l’approvazione della legge, un patto espresso di governabilità – all’esito del voto popolare, a favore della coalizione di centrosinistra o centrodestra – e contestualmente un patto implicito di esclusione dalla governabilità (conventio ad excludendum) a sfavore dei Cinquestelle.

A distanza appena di un mese e mezzo, questo medesimo patto, definito forse maldestramente ma efficacemente “renzusconiano”, tuttavia mostra già scarse probabilità di successo. Nonostante anche il parere di Eugenio Scalfari, che – naufragata l’opzione di centrosinistra, con il rifiuto del nuovo schieramento guidato dalla seconda carica istituzionale dello Stato, Pietro Grasso, e tra le cui fila è annoverata anche la terza carica dello Stato, Laura Boldrini – ha fatto un endorsement, contro i Cinquestelle, per il “nemico” storico: il Signor B.

Con il Pd-Alfano-e altri già fuori gioco per la vittoria, il Signor B può pensare davvero di concretizzare il Piano A della coalizione di centrodestra (FI-Noi con Salvini-Fratelli d’Italia-e altri) per la vittoria e il governo del paese? E invece, quale sarebbe il Piano B per la governabilità stessa del paese, caro a entrambi gli schieramenti? E inoltre, è ipotizzabile un Piano B che sia o possa diventare comune ad entrambi? Allo stato dell’arte, si direbbe che un siffatto Piano B non sia possibile: infatti, riuscite a immaginarvi un patto di governabilità del paese sottoscritto da Berlusconi, Salvini, Meloni, Renzi, Alfano ed esponenti dei diversi cespuglietti, tra i quali, a esempio su tutti Bonino e Casini? Non si tratterebbe di un “governo politico”; ma neanche di un governo “istituzionale”, viste le premesse con le quali due tra le tre oggi più alte cariche istituzionali hanno deciso di schierarsi all’unisono fuori dai due medesimi schieramenti.

Ma, in politica e di sicuro in democrazia, l’esperienza insegna che un Piano B c’è sempre. Tanto che l’allora Piano B (12/2016) e Piano A (12/2017) dell’attuale Governo in carica pare accreditarsi sempre più, ogni giorno che passa, quale immagine di un possibile futuro “governo del Presidente” (o Capo dello Stato), guidato o no da Gentiloni. Pare inoltre che quest’opzione trovi diffuso consenso anche tra i Cinquestelle, così disposti, differentemente da altri, ad adottare in solitaria sia un Piano A per la vittoria e il governo del paese sia un Piano B per la governabilità dello stesso, che abbiano entrambi una forte, trasparente, adeguata ed esclusiva valenza politica.

Angelo Giubileo

Pubblicato in : Editoriale, MetamorfosiTag: anniversario, berlusconi, capo dello stato, casini, centrosinistra, consenso, consultazione, costituzione, democrazia, dimissioni, futuro, governo, italia, legge elettorale, meloni, nuova legge, pd, presidente del consiglio, presidente della repubblica, referendum, renzi, repubblica, soluzione

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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