Si avverte una grande preoccupazione in questi giorni, soprattutto nell’area antiberlusconiana, per un’eventuale crisi di governo e per un possibile voto anticipato. Il cosiddetto Terzo Polo è debole e incerto, ma è soprattutto nel PD e nei suoi potenziali elettori che c’è maggior malessere e, con un occhio ai sondaggi che lo danno in caduta libera, c’è davvero di che preoccuparsi.
Conviene allora ragionare non del presente, ma del passato, di come e perché è nato questo partito, qual è l’idea di fondo che lo sorregge, a quali elettori cioè vuol dare una risposta, qual è il target insomma, per dirlo con una logica imprenditoriale. E’ qui, secondo me, che si nota una falla, un difetto d’origine, che forse solo il tempo (decenni?)riuscirà a riparare.
Alla nascita una parte dei fondatori, seppellito il veterocomunismo (ci aveva pensato la Storia, più che gli uomini), pensava di aver dato vita a una sinistra nuova, postideologica, si parlava della costruzione di un socialismo europeo, liberale, che si potesse arricchire anche di tutti gli apporti di quell’ area laica che in Italia ha sempre avuto una sua tradizione storica e una costruttiva presenza politica. Questo sì poteva essere un buon progetto, a sinistra si poteva dialogare con chi era rimasto arroccato sulle posizioni più rigide della sinistra radicale, controbattere slogan vecchi e ormai non più accettati nemmeno dai giovani che, con la fantasia che li distingue, cercano nuove frontiere, cercano di spingersi più avanti e rinnovare idee, uomini, mezzi di comunicazione, come hanno dimostrato le recenti manifestazioni studentesche.
Ma questo non è il PD, questo non è il partito di una sinistra moderata che potrebbe degnamente rappresentare l’opposizione al dilagante berlusconismo. Perché la seconda anima dello stesso partito guarda da un’altra parte, alla vecchia Democrazia Cristiana, e vorrei chiedere allora agli ex dc se si sentono davvero a casa nel Partito Democratico, vorrei chiedere a personaggi politici certo non sprovveduti, ai Letta, ai Castagnetti, Bindi, a ex sindacalisti quali Marini e D’Antoni se si sentono utili a qualcosa, con il loro affacciarsi ogni tanto in televisione per dire le poche cose che riescono a dire. Perché il loro messaggio politico non arriva a segno, non si qualifica in profondità, non attira gli elettori, men che meno i giovani, anche se la DC, nella sua migliore tradizione, sapeva esprimere idee e soluzioni idonee al governare. Scienza non facile, quella del governare, su cui la Democrazia Cristiana si è potuta esercitare per decenni , portando l’Italia fuori dalle secche della guerra verso un rapido sviluppo. C’è stato il 1994, lo so, il redde rationem per tutti, ma qualcosa sarà pur rimasto di quella cultura, di quelle idee, di quegli uomini. E proprio su quella cultura si potevano cercare le alleanze, penso ai vari Casini, ai gruppi e gruppuscoli che combattono in tribunale per lo scudo crociato, tutte energie rivolte verso uno scopo irrisorio, perché in politica, si sa, contano i numeri e, in ogni caso, oggi nessuno ha i numeri per fare una seria opposizione all’attuale maggioranza. Tanto meno il PD, un partito senz’anima.
Marisa Brambilla

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