
Il PD promuovendo la scelta dei dirigenti politici con il sistema, pseudo democratico, delle primarie pensava d’ingannare i cittadini col propagandare un cambiamento in linea con le attese della stragrande maggioranza del Popolo italiano.
Le primarie hanno rinnovato sì, in parte, la classe dei dirigenti sotto l’aspetto anagrafico, ma aggravata la ferocia contro Berlusconi e contro Matteo Renzi che tentava d instaurare la democrazia vera all’interno del Partito Democratico.
I nuovi esponenti pidiessini candidati onorevoli o senatori alle elezioni del marzo scorso, durante la campagna elettorale sono apparsi più forti e più decisi a far fuori il PDL e con esso Berlusconi dalla scena politica. Dei temi sociali del popolo italiano che riguardano le sofferenze dei disoccupati, degli Esodati, dei licenziati per la chiusura delle aziende per fallimento degli imprenditori costretti a uccidersi per insolvenza, nemmeno una parola.
I nuovi protagonisti della lotta politica chiamati a risolvere la crisi economica internazionale che ha trascinato anche l’Italia si sono accodati al coro dei massimi leader del Partito che parlavano di come rendere ineleggibile Berlusconi e di votare favorevolmente all’eventuale richiesta di arresto dello stesso Berlusconi.
I giovani pidiessini in lista per onorevole o senatore, durante la campagna elettorale non hanno detto una sola parola sul problema di Taranto per la presenza di ILVA nel territorio. Sempre gli stessi soggetti non hanno affrontato il problema della sicurezza sociale, trascurata nei grandi come nei piccoli Paesi. Nessuna condanna Essi hanno espresso per chi, incappucciato, entra in casa, minaccia di morte il proprietario e porta via ogni bene.
Tutto il PD impegnato nella competizione elettorale marciava dritto verso Montecitorio sicuro di occuparlo come, di fatto, è stato.
La delusione quando hanno preso atto che il PDL non era stato sconfitto, che aveva preso qualche decimale in meno di voti alla Camera e che al Senato il PD non aveva la maggioranza per festeggiare il primo Presidente comunista a capo del Governo italiano.
Di fronte a un risultato elettorale che suggerirebbe ai politici che hanno a cuore il bene del Paese di trovare una soluzione numericamente solida per assicurare un’intera legislatura per modificare la legge elettorale, per rimettere in circolazione la moneta per incominciare a crescere, il PD per bocca di Bersani continua a dire di essere convinto di andare in Parlamento per cercare la fiducia sugli otto punti del programma PD per cambiare lo scenario politico-amministrativo in Italia.
Il PD nel suo insieme deve capire che sia i cittadini e sia le cittadine votate dal Popolo sovrano hanno il compito di governare per aiutare il Paese a migliorare economicamente, culturalmente e socialmente. Tutti gli eletti hanno lo stesso dovere di operare nell’interesse della collettività.
Ciò vale anche quando una forza politica dovesse rappresentare la minoranza nel Parlamento.
Il PD per essere l’alleanza di maggioranza scaturita dal voto popolare ha il diritto di cercare alleanze valide per assicurare nelle due Camere la maggioranza certa per governare.
Nella scelta di alleanza non ci può essere la distinzione con quelli sì e con altri no perché si annullerebbe la volontà popolare che non può giustificare un comportamento ostile tra forze politiche elette per la medesima ragione: Governare con impegno il Paese.
Se governare, è un dovere dei partiti presenti in Parlamento, altrettanto doveroso di eventuali collaboratori esterni a non ostacolare il raggiungimento di tale intesa tra i partiti.
L’atteggiamento, alquanto pretestuoso di Bersani, porterebbe a dubitare che dietro di lui ci siano forze o poteri forti che lo spingono a non fare alleanze con il PDL, il quale, per alto senso di responsabilità verso il Paese, si è reso disponibile a formare un governo politico forte, per durare un’intera legislatura e risolvere i problemi urgenti per la crescita economica dell’Italia.
Bersani dopo il no del Movimento 5Stelle vorrebbe mettere nei guai il Presidente della Repubblica che sta dimostrando di volere, per il bene del Paese, un governo formato da PD e PDL o un governissimo tra tutta le forze disponibili in Parlamento. Allo stato delle cose non sarebbe corretto pensare che l’impegno di Napolitano sia finalizzato a lasciare sul successore tutte le decisioni, non ultima lo scioglimento delle Camere.

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