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Il Pd e la Campania

di Angelo Giubileo | 30 Marzo 2015

Dopo le incrostazioni e il fallimento del tentativo bassoliniano, in Campania è stata intrapresa una lotta spesso tra vere e proprie bande per la conferma o riconquista del territorio parzialmente e momentaneamente perduto.

Finis coronat opus. Eppure non è ancora chiaro quale sarà il fine politico del Pd campano. La storia del Pci-Pds-Ds-Pd campano degli ultimi venti anni è una storia sospesa. Tra un passato, che sovente ritorna, ed un futuro sempre da realizzare. Fuori (out), e non viceversa dentro (in), le logiche di un mondo in continuo mutamento.

Con Bassolino, circa un ventennio fa, il centrosinistra aveva avuto l’idea di un progetto per la Campania che sostituisse il modello dei Gava, De Mita, Mastella e quanti altri ancora fossero stati in grado fino ad allora di esercitare un’egemonia ed un controllo soprattutto politico di tipo territoriale. Il modello  democristiano di governo del territorio – caratterizzato da un’orografia difficile, fatta unica eccezione per Napoli, capitale di un regno invidiato per lunghissimi secoli anche fuori dai confini italici – ereditava parimenti il modello feudale di governo, a partire dai comuni spesso impervi e quindi anche difficilmente raggiungibili. In fondo, si ripeteva, Cristo si era  fermato a Eboli.

Un’egemonia, dunque, frutto di un accordo, per così dire naturale, del territorio, a partire dai singoli interpreti locali, comunali, poi provinciali e quindi regionali. Accordo sottoscritto da interpreti, quasi sempre gli stessi, appartenenti alle stesse famiglie.

Quale che fosse o sia stato il modello di Bassolino, esso servì per un tempo brevissimo a far parlare di Napoli e della Campania come dell’inizio di un nuovo “rinascimento”. Ritengo che il termine usato fosse assolutamente proprio, in uscita da un medioevo altrove sepolto da secoli. L’illusione, che la Campania potesse riprendere l’antico splendore della Campania felix romana, si propagò a tal punto che ancora nel 2006 la vittoria del centrosinistra alle politiche fu tale da determinare a livello nazionale l’ascesa al governo di Prodi e della grande coalizione di centrosinistra, alla stregua – si disse – di un progetto che s’identificava con quello di un Ulivo perfino mondiale.

Dopo le incrostazioni e il fallimento del tentativo bassoliniano, in Campania è stata intrapresa una lotta spesso tra vere e proprie bande per la conferma o riconquista del territorio parzialmente e momentaneamente perduto. Solo in parte perduto, perché nel frattempo lo strumento nazionale di governo noto come legge dei sindaci aveva comunque consentito agli stessi interpreti delle stesse famiglie, dopo la tangentopoli degli anni novanta, di tornare a riorganizzarsi sui territori e a partire dai territori.

Fissando ancora limiti e steccati, ma stavolta – ed era ed è questa la novità – nel corso di una piena fase espansiva di globalizzazione economica.  Brevemente, è storia recente, accade allora che l’economia sovrasti la politica, senz’altro un bene per il mio territorio, e pertanto gli stessi interpreti delle stesse famiglie, al fine dell’esercizio del controllo, avrebbero dovuto ora occuparsi principalmente di essa. Garantire cioè uno sviluppo all’economia, che nel frattempo si serviva e si serve di reti nazionali, trans-europee e trans-continentali sempre più potenti, perché tecnicamente più progredite o avanzate che dir si voglia. In estrema sintesi, un processo inarrestabile di globalizzazione e tecnica di sviluppo economico, sul territorio e del territorio.

Eppure, per la nostra regione, e non solo, gli ultimi anni sono semplicemente passati invano. Il territorio è uscito dai circuiti internazionali di sviluppo, salvo casi sporadici, promossi da iniziative isolate, ma tutte assolutamente prive di una logica cooperativistica sul piano internazionale. Interpreti, sempre gli stessi, sia a destra che a sinistra. Anzi, a sinistra più che a destra, tutti interpreti di politiche divisive e isolazioniste. Politiche in frantumi di un territorio sempre più diviso e frazionato, politiche nemmeno in grado di accedere alle risorse e ai piani di sviluppo, ieri finanziati dalla Cassa per il Mezzogiorno oggi dagli organismi internazionali e in particolare dall’Unione Europea.

In Campania, il 31 maggio si vota per le elezioni regionali. Ad oggi, il Pd manca ancora di un leader e di una proposta per il futuro. Ad ascoltare il candidato uscito vincente dalle primarie, sembra di essere tornati a molto prima dell’ultimo ventennio trascorso. Ad una sorta dimedioevo, che alcuni vorrebbero mantenere entro le porte di ogni città considerata ancora parte di un proprio territorio.

Ma oggi, a parte quanto sostengono i teorici dell’Isis, queste porte non solo costituiscono una via d’uscita dal territorio, frutto di un processo di emigrazione globale, ma rappresentano e sono ormai innanzitutto una via d’ingresso al territorio, frutto di un processo simmetrico d’immigrazione globale. Un percorso che consentirebbe al nostro territorio campano di tornare ad essere, in un futuro più vicino di quanto normalmente si creda, in. Iniziando a rottamare gli stessi interpreti delle stesse famiglie che hanno governato il territorio per oltre un ventennio.

Pubblicato in : Metamorfosi

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. @anggiub

    31 Marzo 2015 alle 09:14

    http://www.corriere.it/editoriali/15_marzo_31/renzismo-si-fermato-eboli-f4a80c8e-d764-11e4-82ff-02a5d56630ca.shtml

    Rispondi

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