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Il passato di Epifani ed il futuro del Pd

di Angelo Giubileo | 14 Ottobre 2013

Il segretario dei democratici preferisce parlare di cio’ che dovrebbe essere piuttosto che affrontare la realtà quale è. E si propone non più di tassare prima e spendere poi, quanto piuttosto di (continuare a) spendere prima e (continuare a) tassare poi.

img1024-700_dettaglio2_Guglielmo-Epifani-Pd-infophoto (1)Il fatto politico nuovo, anche se risaputo e che irrompe in chiusura di settimana, è l’ufficializzazione delle candidature alla carica di prossimo segretario nazionale del Pd. Lungo e faticoso è stato il cammino del partito in questi ultimi mesi, la cui gestione, potremmo senz’altro dire di tipo commissariale, è stata affidata all’ex-sindacalista Guglielmo Epifani. Nella stessa data della scadenza delle candidature, il segretario uscente ha evidentemente ritenuto, attraverso un’intervista concessa al Corriere della Sera, di esprimere immediatamente un giudizio sulla sua pur breve esperienza e su quelli che potrebbero essere gli assetti e gli orientamenti futuri della nuova proposta politica del partito. Nel corso dell’intervista, sin dalla prima risposta è parso evidente che il giudizio di Epifani traesse energia e vitalità piuttosto da un principio astratto, di hegeliana memoria, che consente di dare un’interpretazione della realtà non di tipo sostanziale ma effettuale e, nel caso di specie, ancor di più: la pretesa che da una situazione reale (essere) ne possano derivare effetti politici valoriali (dover essere). In principio, il segretario uscente infatti sostiene: “in effetti le Amministrative le abbiamo vinte e abbiamo vinto anche in Parlamento e i sondaggi salgono …”.Ora, considerando per ipotesi solo supposta la pretesa di questa vittoria, rispetto alla questione dei valori di cui appena detto – a precisa domanda del giornalista, se l’intervistato ritiene che il Pd possa restare unito e, in particolare, cosa faranno quelli come lui “di sinistra in un partito dominato da due centristi come Renzi e Letta” -, la conclusione immediata è: “… Noi faremo quel che hanno fatto i centristi quando i leader venivano da sinistra: si salvaguardano valori ma nello stesso tempo si sta insieme, ci si contamina”. Tutto qui? Si, tutto qui, salvo poi aggiungere che “sono convinto che per un certo mondo cattolico la scelta del Pd sia irreversibile” e per il resto basta puntare, aggiungerei come al solito, sulle “divisioni a destra”. E così, attraverso un’argomentazione sempre più evanescente, sono state già dirente le questioni di tattica e strategia.Ma, com’è necessario e giusto che sia, la realtà incombe  e allora l’intrepido giornalista chiede se non sia forse il caso per il governo in carica d’intervenire con una “manovrona” – come richiesto ad esempio dal presidente di Confindustria -, evidenziando in particolare quelle che potrebbero esserne le “priorità”. Epifani risponde che “Squinzi dice cose giuste, ma non si possono fare”, in quanto la realtà attuale sostanzialmente non lo consente. Piuttosto, occorrerebbe innanzitutto “allentare il patto di Stabilità per i Comuni virtuosi” e sforare così il 3%, ma facendo anche molta attenzione perché “la Francia ha potuto sforare, ma ora la Commissione le chiede 18 miliardi di tagli”. E se, invece, l’Europa non vuole, se non ha alcuna intenzione di “metterci più soldi per lo sviluppo, ad esempio con gli eurobond”? E allora non resta che “recuperare dall’evasione e dall’esportazione dei capitali”, in modo da “ridurre le tasse sul lavoro” e “tassare di più le cose, meno le persone”. Insomma, non si tratterebbe più tanto del vecchio adagio, tassare prima e spendere poi, quanto piuttosto di (continuare a) spendere prima e (continuare a) tassare poi. Perché vede, caro  Epifani – considerato quanto fattole rilevare da Aldo Cazzullo nell’intervista, che “qualsiasi legge di Stabilità comincia mettendo a bilancio almeno 80 miliardi di interessi passivi” -, giunti a questo punto, vorrei anch’io porle una sola semplice domanda: ma quand’è che ritiene che quelli come lei “di sinistra” impareranno a fare i conti con la realtà?

Pubblicato in : Editoriale, Metamorfosi

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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