Il vero è che altro è il fare teso alla modifica razionale dell’esistente, altro il fare con la finalità mediatica della modifica dimostrativa di una mera attività svolta.renziProbabilmente, nella foga del momento, il nostro Presidente del Consiglio, più proclive ad assumere impegni diretti accompagnandoli con battute di sicuro effetto che non alla loro ponderazione, prediligendo sempre l’enunciazione di obiettivi di cui è facile la condivisione ma trattando con abbondante approssimazione e lasciando spesso sullo sfondo l’individuazione dei mezzi per attuarli, non si è reso conto della gravità delle implicazioni della sua affermazione per la quale il partito non deve essere un taxi che il cliente prende per poter arrivare al luogo di destinazione; nello specifico, per poter consentire alle persone nominate di sedere in parlamento e lì agire di testa propria.
Prima di inoltrarci nel ragionamento, ed a scanso di malintesi, voglio premettere che comunque tutti noi cittadini, qualsiasi sia l’appartenenza politica, dobbiamo a Renzi un convinto ringraziamento per avere, con la sua indubbia simpatia e con le sue asserzioni nette, innescato in una buona parte degli italiani la convinzione di possedere solutorie virtù taumaturgiche, con ciò propiziando un generale clima di fiduciosa speranza che, traducendosi in comportamenti sociali, ha già interrotto la prosecuzione di quel circolo vizioso che spingeva sempre più in giù l’economia e le condizioni del paese. Ma questo stato di grazia non potrà durare a lungo, ed è per questo che è necessario fare con priorità, e presto e bene, le riforme necessarie a sostenere la ripresa.
Venendo alla frase posta sotto lente, non v’è dubbio che i partiti dovrebbero essere dei contenitori di idee e di principi rappresentanti la motivazione ed il riferimento dell’azione concreta degli eletti che in essi si riconoscono; e ciò, per questi ultimi, unitamente all’assenza del vincolo di mandato, volta a garantire l’elettore circa la ininfluenza di pressioni di ogni tipo e provenienza sulle loro personali determinazioni in funzione dell’attuazione di quelle idee e principi. Certo una siffatta configurazione aveva più senso quando, non essendo il rapporto elettori/eletti mediato dalle graduatorie di partito correlate alle liste predisposte per le elezioni parlamentari, i cittadini esprimevano un apprezzamento individuale, che oggi è loro sottratto; ma non ne ha perso del tutto oggi, ed in specie in una situazione come quella che ha dato origine all’espressione rilevata, nella quale gli eletti del PD ricevono in materia costituzionale indicazioni cogenti di voto molto diverse da quelle ipotizzabili in occasione della loro elezione. Laddove solo facendo assurgere a dignità di verità l’ipocrisia si può affermare che quelle indicazioni impartite le ha date il 41% degli italiani: più corretto sarebbe dire che il 41% degli elettori italiani che ha votato per le elezioni europee, ovvero poco più del 20% del corpo elettorale (meno di quello che nella prima repubblica votava singolarmente il PCI e la DC), ha inteso esprimere il sostegno al Partito Democratico, e che su detta percentuale sicuramente un peso di rilievo è rappresentato dalla indiretta manifestazione di apprezzamento nel suo leader, visto come la speranza del momento per risollevare dalla depressione un paese in crisi.
Ma, al di là della contingenza, se anche un partito non deve essere un taxi, nemmeno può essere un gruppo di turisti organizzati che si muovono all’unisono dietro un cartello tenuto su da una guida. Se così fosse, la volontà politica potrebbe, con molto minore spesa e con molto maggiore celerità, essere espressione dei soli segretari di partito cui sarebbe demandato di decidere in rapporto percentuale alla forza convenzionale conferita loro dai consensi periodicamente raccolti; ma verrebbe meno per il Parlamento la sua stessa funzione, essenziale per la democrazia, di raccordo con la società civile e di luogo di confronto di idee. Posso anche capire che, per come si è ridotto il Parlamento dopo aver votato che Ruby è la nipote di Mubarak, il prestigio dei parlamentari è alla frutta; ma tanto non deve essere motivo per abbassarne ulteriormente il livello, rilevando correttamente che il partito non deve essere un taxi ma tacendo scorrettamente che lo si vorrebbe un gregge di pecore.
Se questo è vero, come è vero, deve indursi che le cd. riforme istituzionali, sempre rinviate per motivi corporativi, è bene si fermino innanzi a possibili stravolgenti riforme incidenti su principi costituzionali o sullo stesso assetto statuale; e alcune vicende di questi giorni assumono una valenza premonitrice.
Con riferimento alla legge elettorale per i Comuni, si segnala l’eclatanza dei casi Parma e Livorno: a Parma il più amato Cattaneo è stato al secondo turno superato dall’aspirante sindaco democratico per la convergenza di due elettorati minoritari, ma tutto sommato apparentabili; a Livorno il sindaco uscente, che pure aveva attenuto un largo consenso al primo turno, è stato battuto dalla convergenza di due elettorati nemmeno lontanamente apparentabili. Non voglio neanche pensare cosa succederebbe con l’Italicum ove si pervenisse al ballottaggio.
Con riferimento al superamento del bicameralismo paritario, a prescindere dal merito della problematica specifica su cui in questa sede non si intende entrare, si ricorda che lo stesso Renzi, commentando il voto alla Camera dei Deputati sulla responsabilità dei giudici, ha rilevato come il vulnus introdotto al testo condiviso dal Governo potesse risolversi attraverso la successiva lettura del Senato: non v’è contraddizione nel ritenere in questo caso sanante un’attività che si ritiene deleteria? Non si dimentichi al riguardo che la cosiddetta prima repubblica, con il bicameralismo e con il proporzionale, ha prodotto più leggi e di miglior qualità che non ora, in un quadro di stabilità politica socialmente condiviso che non si è mai più realizzato dall’epoca di Tangentopoli ad oggi.
Il vero è che altro è il fare teso alla modifica razionale dell’esistente, altro il fare con la finalità mediatica della modifica dimostrativa di una mera attività svolta. Sul piano istituzionale il processo legislativo può sveltirsi e non poco impegnando i parlamentari per almeno 5 giorni a settimana, come tutti i comuni lavoratori; semplificando le procedure regolamentari di approvazione delle leggi; facendo del Senato della Repubblica, ferme le modalità elettive, non un doppione della Camera dei Deputati ma un ramo qualificato del Parlamento, come nello Statuto albertino, sia pure con modalità adeguate ai tempi; introducendo l’istituto del voto implicito sulle leggi adottate dalla Camera dei Deputati non ritenute necessarie di approfondimento.
D’altro canto, alla società civile interessano poco le riforme istituzionali, specie quando avverte che esse sottendono finalità di bottega potenzialmente preordinate ad altri interessi castali, ma quelle che elidono i privilegi, le rendite parassitarie e le occasioni di ruberie di coloro che, bene inseriti nel sistema, reprimono ogni possibilità di sopravvivenza prima ancora che di sviluppo del paese. Ed è piuttosto facile per singoli o gruppi che potrebbero essere colpiti, incapaci vedere oltre il proprio particulare e di comprendere che la più rigogliosa pianta non può sopravvivere al taglio delle radici, focalizzare l’attenzione su falsi obiettivi per distoglierla dai problemi reali che collidono con i propri interessi.
Non è facile orientarsi in questo labirinto; sappia comunque il Presidente del Consiglio che Vincenzo Cuoco, analizzando le ragioni del fallimento della Rivoluzione del 1799, scrisse che le prime idee che si debbono realizzare sono le idee di tutti, quindi le idee dei molti ed infine le idee dei pochi; per il bene dell’Italia, vorremmo che Renzi meditasse su questo insegnamento ricordando anche che, se una volta l’elettorato si caratterizzava per la sua vischiosità, oggi il consenso è volatile.

Lascia un commento