Il partito degli onesti non esiste. Quello che Alfano evoca non c’è. Era un vecchio spot politico del partito repubblicano italiano. Quello glorioso di Ugo La Malfa, Spadolini, Biasini. Il partito dell’edera di allora, poteva aspirare ad esserlo. In quell’epoca ne aveva quasi l’unanime riconoscimento nelle coscienze degli italiani. Fu Giorgio La Malfa ad inventare che il partito era onesto; lo era nella sua maggioranza d’iscritti, ma non resse l’onda d’urto di “mani pulite” per pochi spiccioli ricevuti, mi pare, da Raul Gardini. Non fu, in realtà quello, che fece vergognare molti repubblicani. Fu tutto l’impianto politico italiano ed altre vicende del partito ad affondare la fiducia di iscritti, simpatizzanti ed elettori. Il partito, sia pur nella stragrande maggioranza fatto di persone oneste, era costituito da uomini non tutti uguali nei valori. Poco male, era un bel partito. Ora è praticamente, morto. Il colpo di grazia lo ha dato la signora Sbarbati e Nucara al loro ultimo congresso di Roma. Gli onesti esistono nella realtà, ma non tutti in un partito e di sicuro La Malfa lo sapeva. Nessuno voleva offendere le idee degli altri partiti, ma La Malfa sottolineava, come il PRI poteva rappresentare molti italiani che non condividevano il mal governo e il costume di allora. Gli onesti sono, nella società, mescolati ad altri; con quelli che lo sono meno e quelli che non lo sono. Alfano ritorna dopo del tempo con questo slogan, senza averne gli attributi e la Storia a suo credito che lo avalli. Potrebbe avere solo una remota possibilità: quella di riesumare l’estinto partito repubblicano di Nucara, vassallo di Berlusconi, e dare alle tesi di Alfano, la patente di leader degli onesti. Il PRI dunque vivrebbe di nuovo, e, forse alle prossime politiche, raggiungere il favoloso obbiettivo di superare il 5% dei consensi elettorali. Non sarebbe, però, quello di Spadolini e Visentini. Nulla avrebbe a che fare con quello d’Ugo La Malfa, o di suo figlio, che tanta eredità ha saputo distruggere. Un bel discorso storico, una stretta di mano di Nucara, non darà, nella mala sorte che questo cattivo pensiero verrà alla mente dei protagonisti, il riconoscimento ad Alfano di essere scelto come il successore e ledere di un ritrovato PRI. Non accadrà, perché Alfano non proviene da quella schiatta. La facilità con la quale gli italiani dimenticano la Storia è risaputa. Per questo motivo, potrebbe essere tentata una manovra del genere senza che nessuno si accorgesse di nulla. Fantasie? La realtà la supera di gran lunga. Per ricreare un’immagine utile e ottenere consensi, si può fare qualcosa del genere, nel caso che il pdl, in futuro si dissolva. L’operazione costerebbe poco: sanare i debiti cronici del partito, ottenere con facilità gli spazi necessari e la visibilità tra i Media, sostituire la direzione politica in modo elegante. In poco tempo la storica edera di Mazzini, potrà ritrovare nuova luce. Raccoglierebbe gli ignari in buona e cattiva fede. Riciclerebbe, probabilmente, molti; un poco come per il denaro sporco con le slots, nelle sale gioco. I morti, però, non rivivono.
Enrico Martelloni

Caro Valerio, a quell’epoca ero un bambino o poco più. Credo nell’onestà dei repubblicani di allora. Certo è che la storia di Gunnella, fu per La Malfa padre, una macchia alla sua prestigiosa reputazione, e quella del partito. Gunnella, fu poi espulso da Giorgio La Malfa. Mi pare di ricordare, con l’aiuto dell’ Avvocato Ciapetti di Firenze; prima donna ad essere divenuta e svolgere quella professione nella storia italiana. L’annuncio fu dato da La Malfa proprio a Firenze ed io ero presente tra il pubblico. Mi costringi a ricordare la Storia dei fatti siciliani di quel tempo; si fa per dire, di malavoglia. Ti prometto un articolo chiarificatore, nei prossimi appuntamenti su “Pensalibero”.
caro Enrico, allego di seguito il primo articolo trovato in rete quando, dopo aver letto il tuo sul partito degli onesti, mi sono ricordato di Gunnella e ho messo il nome su Google. Forse eri molto giovane. Io ho conosciuto Curatola, al Partito Radicale. E Beppe Niccolai ha lasciato buona memoria di sè, da vivo anche a Sciascia. E come dici tu, gli onesti, molto rari nella completa accezione, sono qua e là; non hanno mai fatto un partito, per fortuna.
Non ricordo come andò a finire la storia di Gunnella, La Malfa e il probiviro. Forse si perse tutto in un porto delle nebbie, forse Nicola o Adalberto hanno migliore memoria..
“Secolo d’Italia”, 6 aprile 1977
La Malfa: un caso riproposto da una richiesta
di autorizzazione a procedere
Il «moralizzatore» Gunnella
di Beppe Niccolai
Giovedì scorso, il Presidente della Camera ha annunciato che è pervenuta la richiesta di autorizzazione a procedere contro l’on. La Malfa e gli altri deputati del PRI per il reato di diffamazione in danno del prof. Curatola, ex presidente dei probiviri repubblicani. In apertura dell’ultimo congresso repubblicano, il prof. Curatola, propose sanzioni disciplinari nei confronti dell’on. Gunnella perché ritenuto legato ad ambienti mafiosi in base alle risultanze della Commissione antimafia. Il risultato della denunzia fu che l’on. La Malfa estromise il probiviro ed accreditò il Gunnella; il prof. Curatola fu anche oggetto di contumelie. Di qui la sua querela per diffamazione. Sarà utile, quindi, rievocare i precedenti della vicenda.
La Malfa, il moralizzatore, la coscienza critica della democrazia italiana. La Commissione Inquirente, nell’inchiesta Petrolio-Enel scrive di lui: «12 assegni, per l’importo di 120 milioni di lire, furono consegnati all’on. La Malfa Ugo. Di tali assegni, 10 risultano versati sul conto del partito, uno sul conto personale dell’on. Gunnella e uno sul conto personale di Carini Tommaso. In particolare», prosegue la Commissione Inquirente, «si dovrà procedere all’interrogatorio dell’on. Ugo La Malfa che dovrà chiarire la sua posizione essendo egli stato il percettore diretto dei 12 assegni dell’Italcasse».
L’interrogatorio non è mai avvenuto. La coscienza critica della democrazia italiana non è stata ascoltata. Peccato! Sarebbe stato interessante conoscere soprattutto, perché uno di
questi assegni sia finito sul conto personale di Aristide Gunnella.
Chi è costui? Ecco la sua storia.
Come «deputato» viene fabbricato usando due ingredienti: Ugo La Malfa come capolista a Palermo e una manciata di mafiosi fatti assumere dall’Ente Minerario Siciliano, alla vigilia delle elezioni del 1968, dal consigliere delegato dell’Ente Minerario Aristide Gunnella.
La miscela dà i suoi frutti. Ed i frutti si vedono nelle cifre. I mafiosi assunti sono di Riesi. Agli atti della relazione conclusiva della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia in Sicilia, fa bella mostra di sé la lettera (22 febbraio 1968). con la quale l’amministratore delegato dell’Ente Minerario Aristide Gunnella, assume Giuseppe Di Cristina, ritenuto capomafia e implicato, fra l’altro, in feroci fatti di sangue.
Ed ecco le cifre. A Riesi il PRI prendeva 19 voti. Non di più. Con l’operazione Gunnella-Di Cristina, nelle elezioni del 1968, sale a 400 voti, di cui 270 con preferenza a Gunnella. C’è di più. La Malfa, eletto nel 1968 sia a Palermo (lista Gunnella) sia a Catania (lista Bandiera), pur essendo palermitano opta per Catania e fa sì che Aristide Gunnella entri alla Camera dei deputati, lasciando a terra il vecchio repubblicano Bandiera.
Non basta. Il moralizzatore, la coscienza critica della democrazia italiana porta Aristide Gunnella a dignità di sottosegretario di Stato per le Partecipazioni statali.
Non ci meraviglia dunque che il moralizzatore, la coscienza critica della democrazia italiana stacchi, con sussiego. all’amico Aristide Gunnella l’assegno (che puzza di petrolio) perché con questi faccia bella figura nelle elezioni successive, quelle del 1972. Quello che ci fa meraviglia è che gli Italiani sopportino questo falso «mito» di custode della dirittura morale e del pubblico denaro.
Giuseppe Niccolai