Tira una bruttissima aria nel partito Democratico, dove il tentativo di riprendere il timone ed imprimere una decisa svolta a sinistra è evidentissimo. Il Governatore della Toscana ormai è ad un passo da Vendola.

Ma quei favolosi e spensierati anni Ottanta sembrano ormai lontani anni luce, persi nel corso del tempo, appartenenti quasi a un’altra civiltà.
Il tormentone dell’ estate 2013, purtroppo, non è una canzone orecchiabile anche se un po’ sciocchina, forse perché, con l’ aria che tira, anzi che ristagna, c’è poco da cantare e stare allegri. Per quest’estate, e temo anche per la prossima, la musica lascia il posto agli eventi della politica: che già chiamarli “eventi” è come volerli in qualche modo nobilitare, perché se li andiamo ad analizzare attentamente si rivelano per quello che sempre più spesso sono diventati: robetta.
Prendiamo la casa dei Democratici, per esempio. Qui il tormentone estivo è di nuovo quello che ci aveva annoiato mortalmente l’ autunno scorso: le primarie del Pd saranno aperte o chiuse? Infatti, pare proprio che il vecchio detto “impara dagli errori del passato” sia stato da loro convertito nel “ripeti gli errori del passato”: è il trionfo dell’autolesionismo, la celebrazione del binomio dolore-piacere che finora sembrava appartenere solo alla letteratura hard e invece è assunta a dottrina politica, metodo e comportamento.
Non gli è bastato lo sfacelo elettorale di febbraio, per cui sono riusciti a mollare 10 punti di vantaggio in poche settimane. Non è stato sufficiente all’ ex segretario Bersani aver perso miseramente l’ elezione del presidente della Repubblica e con essa anche la propria dignità. Questi continuano a illudersi di essere ancora un grande partito, solo perché alle ultime amministrative hanno conquistato una manciata di Comuni grazie all’assenza di un vero competitor di centrodestra (il Pdl è ormai entrato in coma profondo) e al calo fisiologico dei 5 Stelle.
E così lo spettro di Bersani è tornato a parlare e a dare i numeri, che però non sono quelli vincenti della lotteria ma sono i suoi soliti numeri, decisamente perdenti, anzi diciamolo proprio: sfigati. Come si fa, dunque, a volersi autoinfliggere, dopo tutto quello che è successo, un’ altra martellata sui piedi in perfetto stile comunista-bersaniano? Ma è semplice: basta riproporre il ritornello delle primarie e blindare il partito Democratico, anche col rischio di trasformarlo in una casa chiusa, pur di evitare che l’ unico, ripeto unico, candidato in grado di raccogliere consensi oltre quel fatidico 30 per cento di sempre e magari riuscire a fare una maggioranza di governo senza dover implorare i grillini in fuga dal Grillo, stiamo parlando sempre di Matteo Renzi naturalmente, vinca le primarie e si aggiudichi la premiership.
Ma in una partito normale, un segretario che praticamente ha perso tutto quello poteva perdere, non dovrebbe andarsene a passare una lunghissima estate al mare, magari riascoltando Giuni Russo, e godersi serenamente la pensione? Invece nel partito quasi Democratico lo spettro dell’ ex segretario continua ad aggirarsi anche di giorno e a lanciare anatemi. Guai se a guidare il partito sarà un brillante liberale che col vecchio Pci non ha mai avuto niente a che fare; guai se il sindaco più simpatico e più benvoluto tra i giovani diventerà il leader democratico, con il rischio di vincere persino le prossime politiche e magari di guidare in futuro il Paese.
Tira una bruttissima aria nel partito Democratico, dove il tentativo di riprendere il timone ed imprimere una decisa svolta a sinistra è evidentissimo. Non è quello che anche il grande narratore rosso Nichi Vendola ha intuito e apertamente auspicato: “E se espulsi e fuoriusciti del M5S con Sel e Pd fossero maggioranza in Parlamento?”. Stesso concetto espresso dallo spettro Bersani quando ha ricordato che la fine di questo governo, nel caso il Cavaliere staccasse improvvisamente la spina, non significherebbe un ritorno automatico alle urne. E se poi andiamo a vedere come stanno le cose qui da noi, nella bella Toscana, cosa troviamo? Un Enrico Rossi che ormai si è posizionato a un passo da Vendola e che ha persino rispolverato il vecchio lessico operaista e rivoluzionario, per cui gli imprenditori sono “padroni” e il capitalismo produce solo “immensi costi e disparità sociale”. Così, il presidente della Regione non trova niente di meglio l ‘ 11 giugno che ricordare coi lacrimoni agli occhi la scomparsa di Enrico Berlinguer.
Tutto scorre, panta rei, diceva un grande filosofo greco. Ma per i compagni del partito cosiddetto Democratico le lancette della Storia si sono fermate un po’ di anni fa. Chissà se Matteo Renzi sarà un bravo orologiaio e almeno questa volta riuscirà a farle ripartire.

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