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Il paradosso del gioco interno al PSI e della sua irrilevanza

di Vincenzo Caciulli | 14 Ottobre 2013

Che vinca Nencini o Di Lello, Craxi, Bartolomei o Labellarte o chiunque altro abbia in animo di competere, a perdere sarà il PSI. Non è difficile immaginare che lo sconfitto (gli sconfitti) dovrà (dovranno) farsi da parte e/o migrare verso altre esperienze.

riccardo-nenciniA giudicare dagli sparuti e litigiosi commenti postati sui social network, l’esito del Consiglio nazionale prefigura la balcanizzazione del piccolo PSI. Il “tutti contro tutti” che si annuncia per il prossimo congresso nazionale richiama la teoria dei giochi di tipo conflittuale a somma costante, nello specifico a somma zero. Nessun guadagno per l’insieme dei giocatori poiché chi vince incassa e l’altro (gli altri) “paga”. Nel caso specifico, chi vince incassa la rappresentanza della sigla, chi perde è destinato all’emarginazione. In un gioco di tipo economico la faccenda si tradurrebbe in guadagno da un lato e in una perdita dall’altro. In campo diplomatico, nel rafforzamento e nel corrispettivo indebolimento delle forze contrapposte. Nel caso di una comunità d’iscritti, militanti e simpatizzanti che registra lo scontro tra coloro che hanno assunto funzioni di dirigenti si verifica un paradosso: a perdere, in realtà, sarà il “giocatore occulto”, cioè la comunità stessa. Che vinca Nencini o Di Lello, Craxi, Bartolommei o Labellarte o chiunque altro abbia in animo di competere, a perdere sarà il PSI. Non è difficile immaginare che lo sconfitto (gli sconfitti) dovrà (dovranno) farsi da parte e/o migrare verso altre esperienze. E’ scontato che i veleni di uno scontro tra persone produrranno scorie e ferite difficili da rimarginare. E’ sicuro che chi otterrà la rappresentanza della sigla potrà forse giocarla, se le condizioni al contorno lo permetteranno, in qualche trattativa di mera sopravvivenza. Ogni speranza di ripartire dal poco che esiste per tentare di far crescere sul piano organizzativo ed elettorale una forza di centrosinistra che si richiama alle tradizioni socialiste italiane e agisca nelle condizioni attuali, tramonterà definitivamente.  Il PSI, già scottato dall’esito delle elezioni del 2008, non è stato capace negli ultimi anni di elaborare un proprio profilo politico, una linea programmatica, azioni tali da catturare l’attenzione di un elettorato alla ricerca di una nuova offerta politica. Il suo gruppo dirigente non ha capito il processo di dissoluzione della cosiddetta seconda repubblica né l’ampiezza e la gravità della crisi di sistema degli ultimi anni. Ha lavorato essenzialmente alla riconquista di un diritto di tribuna parlamentare che, nella più benevola delle analisi, è pressoché ininfluente se non derivante da una propria, conquistata, forza elettorale. Un gruppo dirigente capace di pontificare sui grandi scenari europei e sulle alleanze, di rimarcare continuamente l’orgoglio socialista senza saperlo riempire di contenuti e senza voler prendere atto del nulla che lo sostanzia. Un gruppo dirigente, infine, che riesce a dividersi per il controllo della sigla senza neanche ammantare le pretese di continuità o rinnovamento con linguaggi di verità, presa d’atto della realtà, proposte realistiche e coerenti di lavoro futuro. Se non si appartiene ai gruppi degli ultras dell’uno o dell’altro contendente, è possibile vedere sia i limiti di chi ha guidato negli anni il partito sia la situazione agonica del PSI. Se non si ha la passione antiquaria del “bel tempo che fu” e si ritiene che sia necessaria oggi una sinistra di governo che aiuti gli italiani a difendersi da una crisi economica che rimette in discussione le certezze di un secolo, non è questo PSI che può dare risposte. Se, infine, si ha voglia di politica alta, non è a questo non dibattito che ci si può appassionare. Probabilmente, una storia ultracentenaria sta definitivamente per chiudersi. Fanno tenerezza tutti quei socialisti che su Facebook postano foto di Turati, Matteotti, Pertini, Saragat, Nenni e Craxi. Non è tra loro che saranno chiamati a scegliere.

Pubblicato in : Primo piano

Info Vincenzo Caciulli

Vincenzo Caciulli. Dottore di ricerca in Crisi e trasformazione sociale si è occupato a lungo di ricerca storica e sociale presso università italiane e straniere. E’ stato consigliere regionale e membro dell’Autorità per le Comunicazioni della Toscana. Da oltre dieci anni lavora nella comunicazione con esperienze di amministrazione di società editoriali. Collabora con vari periodici tradizionali e online. Fa parte della Direzione nazionale del PSI.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. n.c.

    8 Novembre 2013 alle 18:52

    Non entriamo nel merito ma ripetiamo quanto gia’ scritto a commento del precedente post di Caciolli. Pensalibero non e’ organo di alcun partito. E mette a disposizione tutto lo spazio che Caciolli ritiene necessario per denunciare comportsmenti censurabili e nomi di chi li ha tenuti.

    Rispondi
  2. Caciolli Giovanni

    8 Novembre 2013 alle 16:16

    Scusate mi risulta a memoria che chi ha scritto l’articolo sia stato fino a poco tempo fa un socialista e Nenciniano, inoltre nelle vostre file come dite voi ci sono anche i socialisti, e se ora non fate riferimento a nessun partito questo non vuol dire che nel recente passato avete fatto parte di congressi socialisti, non capisco come mai oggi giorno dobbiamo negare certi passaggi della storia socialista degli ultimi 20 anni, che purtroppo è stato un periodo disastroso e traumatico, ma cosa vi costa a dire alla componente socialista: Abbiamo sbagliato credevamo un’altra cosa!

    Rispondi
  3. n.c

    4 Novembre 2013 alle 21:46

    Ovviamente il sig. Caciolli non si riferisce a noi di Pensalibero che, come è noto, siamo laici, liberali e socialisti ma non facciamo riferimento ad alcun partito. (n.c.)

    Rispondi
  4. Caciolli Giovanni

    4 Novembre 2013 alle 19:55

    Scusate, ma quando è stato eletto segretario Nencini eravate tutti contenti, lo avete acclamato per anni, l’avete difeso anche quando ha votato il porcellum in regione Toscana insieme al Pd e Pdl, e siete stati zitti anche quando l’accordo prevedeva di far entrare Ciucchi nel listino del Pd per essere eletto di sicuro, di conseguenza non veniva presentata la lista del PSI. Avete ingoiato anche la lettera del 29/7/2009 (rileggetevela se non ve la ricordate). Alle ultime elezioni politiche gli avete permesso di prendere una decisione senza che nessuno lo abbia contrastato, e chi lo ha fatto è andato molto, ma molto cauto. Inoltre anche per parlare delle vicende fiorentine: Qualcuno si ricorda della vicenda dell’assessore Elisabetta Cianfanelli, buttata fuori dalla giunta Renzi a pesci in faccia. Ora che fa il buon Riccardo, si presenta alla Leopolda sbolognando in un’ intervista che ha sentito il Renzi fischiettare l’Internazionale, ha fatto presto a cambiare carro! Domando: ma qualcuno non gli ha bussato alla porta! Per ultima cosa, ve lo ricordate quando in Consiglio Comunale di Firenze è stata presentata la mozione “Una strada per Bettino Craxi”: Non solo sia alla discussione che al momento del voto non era presente nessun dirigente socialista (VERGOGNA), ma i cari signori ebbero il coraggio di fare un comunicato stampa, vi dico solo il titolo: “Craxi riposi in pace” firmato dal coordinatore provinciale Gianluca Paolucci. (RIVERGOGNA). Ora vi domando: ma cosa pensate di rimettere su il partito, quando è ridotto elettoralmente ad un prefisso telefonico, e vi ridomando, ma nel 1993 dove eravate, forse ad occupare le sedi del partito. questa cari compagni è la realtà a distanza di vent’anni. Purtroppo al partito siamo stati in pochi a volergli bene, e siamo stati in pochi a capire che il partito prima con l’era Boselli e poi con Nencini si dissolveva, Lelio Lagorio nel 2001, non solo lo disse a me, ma rilasciò anche un’ intervista che diceva che il partito era defunto e sepolto, purtroppo io dico che ha avuto un agonia lunga!

    Rispondi
  5. franchini

    14 Ottobre 2013 alle 22:19

    Credevo. Che. I giorni dell’addio.
    Calcassero. Le. Scene. Di. Un. Teatro gremito.
    Senza. Petali. Dispersi e secchi.
    A. Stringere di odori. Fazzoletti bianchi.
    Passati sulle guance. Per. Imprimere il tempo.
    Della. Fuliggine. O. Pensieri. O. Terra. Di. Marina.
     
    Oscuro. È. Il proscenio dei rimpianti.
    Dove. Si. Ricongiunge. Il partito che non c’è.
    Negli applausi. Di. Un. Loggione senza posti.
    Quando. Al tramonto di. Una folla dispersa.
    Fugge via. La. Donna di Valpeda.
     
    Non ho più. Gialli. Per. Tingere illusioni.
    Né. Verdi. Per. Invocare pianti.
    Né. Neri. O. Bianchi. Per. Segnalare passi.
    Ho. Solo. Il ricordo di quel rosso.
    Dove. Il vecchio. Stupì. Le sue passioni.
     
    da “poesie politiche”

    Rispondi

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