Giordano, che inserisce molto di biografico nel racconto, rivela la sua crescita personale, una piccola educazione sentimentale venata di malinconia, la scalata alla conquista del senso della vita familiare.

Un brillante ricercatore di fisica dell’Università di Torino narra in prima persona la dinamica del suo matrimonio dal momento in cui in casa entra la Signora A. ad accudire sua moglie Nora costretta a letto durante la gravidanza. Ribattezzata Babette per la sua generosità in cucina, la signora diviene una vera e propria governante ed è tata affettuosa del piccolo Emanuele per parecchi anni. Un giorno all’improvviso decide di sospendere la sua collaborazione.
Lo sgomento per la sua inaspettata assenza in casa non è dovuto solo a motivi organizzativi. La signora A. allontanandosi squilibra soprattutto le dinamiche della coppia, anzi dell’intero trio perchè Babette costituisce anche il terzo polo rassicurante e affettuoso per il bambino, tra due genitori impegnati o talvolta insofferenti, sempre tesi in un costante sforzo di coerenza. La situazione diviene critica quando emerge il vero motivo del suo allontanamento volontario: una diagnosi infausta di tumore ai polmoni condanna la signora A. e lei, pragmatica come è sempre stata, sente l’esigenza di stare da sola, di concentrarsi esclusivamente sulla sua battaglia. Nora e il marito tuttavia non l’abbandonano e la supportano giostrandosi tra difficoltà quotidiane e la tristezza del destino ormai chiaro della loro governante.
Ma è soprattutto il narratore a sentire il disagio che questo scombussolamento ha rivelato: Babette fungeva da fluidificatore permettendo al suo umore “nero”, cioè la malinconia che lo perseguita, e alla vivacità di Nora, cioè l’ “argento”, di permearsi e mescolarsi. Mancando Babette i diversi umori restano separati, non riescono più a sciogliersi uno nell’altro. Il nero e l’argento non sono i colori di una tavolozza e non si compenetrano creando nuove tonalità: questa l’amara scoperta. Intanto la signora A. si spegne inesorabilmente mese dopo mese e nell’accompagnarla si ripercorre la sua storia, si scopre la sua vita privata, si comprende di più la sua personalità.
Il piccolo nucleo familiare, dove nessun altro parente costituisce rifugio o rassicurazione, si ritrova d’un tratto nudo allo specchio, alle prese con l’abbandono, non supportato nè dalla estrema razionalità di lui, nè dall’emotività entusiasta di lei.
Giordano, che inserisce molto di biografico nel racconto, rivela la sua crescita personale, una piccola educazione sentimentale venata di malinconia, la scalata alla conquista del senso della vita familiare, dove l’amore è presupposto, ma non necessariamente motore trainante. La vita tuttavia è imponderabile e ciò che sembra immutabile può rivelarsi dinamico per una semplice modificazione degli elementi.
L’addio a Babette schiude suo malgrado nuovi orizzonti e cambiano le prospettive. Ma questo, noi che abbiamo già vissuto molta vita, ben lo sappiamo.

Lascia un commento