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Il ministro del Lavoro “Pensalibero”. “I soldi servono quando si è giovani”. Rivoluzione Poletti parlando col cuore

di Fabrizio Binacchi | 20 Aprile 2014

Per Pensalibero il ministro Poletti pensa proprio libero e ci dice: “Dobbiamo pensare che il lavoro ha le sue fasi e ogni fase della vita deve avere il suo tipo di lavoro.

KIKO4824“Scusate ma vi dico una cosa che mi sta a cuore”. E la sala diventa ancora più silenziosa. Duecentocinquanta seduti con la curiosità di sapere cosa sta per dire il ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Un ministro che parla in casa “sua”, una sera di aprile nella sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola, ma sono parole che vanno dirette a sindacati, industriali, intellettuali, al mondo produttivo e finanziario. La faccia del romagnolo Poletti è sempre cordiale ma in alcuni momenti diventa molto seria. Lo incontro e lo intervisto per un’ora e si parla ovviamente di formazione, apprendistato, coraggio di innovare, capacità di capire. Ma questa è un’altra storia. Per Pensalibero il ministro Poletti pensa proprio libero e ci dice: “Dobbiamo pensare che il lavoro ha le sue fasi e ogni fase della vita deve avere il suo tipo di lavoro. Io vengo da una famiglia contadina dove eravamo in tanti. Mio nonno aveva l’incarico di mettere la legna nel camino. Sembrava una cosa scontata. Ma se non c’era lui che metodicamente metteva il pezzo di legna nel camino il fuoco si spegneva”, Traduco: state lì voi ore e ora ad alimentare correttamente un camino e capirete che è un lavoro. Ministro, ragionamento interessante e molto avanzato che investe riti di passaggio e antropologia culturale del lavoro.  Infatti Poletti lo dice chiaro e tondo, sotto forma di domanda. “Ma mi spiegate perché un lavoratore dipendente deve avere, relativamente, più soldi quando va in pensione e non quando invece da giovane deve mettere su famiglia e comprare casa? Ma mi spiegate perché abbiamo una gabbia schematica da cui non usciamo?” E’ una bella provocazione che sembra anche un bel progetto rivoluzionario. In effetti calcolando un milione quello che può percepire in una vita lavorativa un dipendente ci si può chiedere perché mai non si possa adeguare quel che si percepisce più nella fase del bisogno di lancio e decollo e non nell’età di atterraggio. “E’ a trent’anni che il lavoratore può aver bisogno di reddito per farsi casa, sposarsi e consolidarsi, a 67 poi cosa deve farsene? Magari può persino rinunciare a 500 euro e passarli ai figli che si pagano il mutuo da loro”. Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, ma pensare libero non è mai male. Rivoluzione culturale Poletti pacatamente raccontata una sera a Imola dove davanti all’emergenza lavoro e occupazione si sciolgono anche gli steccati di destra e sinistra di nord e sud. “Lo sai Binacchi perché noi abbiamo perso tutto questo tempo e spesso abbiamo anche sbagliato in materia di lavoro e occupazione? Ma perché avevamo paura di sbagliare. E la paura di sbagliare o ci bloccava o ci faceva pure sbagliare. Adesso cerchiamo di invertire la rotta. Magari sbagliamo ma almeno proviamo a riformare.”  Se son rose fioriranno caro Poletti e ovviamente non ci sono rose senza spine, ma già invertire la rotta e vedere le cose da un altro angolo è già una bella riforma. #pensierolaterale

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. marzio siracusa

    21 Aprile 2014 alle 17:50

    LA MAMMA DEGLI IMBECILLI E’ SEMPRE PREGNA!

    Rispondi

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