
Laura Landolfi www.leragioni.it
IL MERCATO CHE NON PERDONA
A rischio non solo cinema e teatro ma anche l’arte. La causa è l’entrata in vigore del provvedimento contenuto nella legge Finanziaria secondo cui nel 2011 le amministrazioni pubbliche, o le società partecipate, non potranno spendere più del 20 per cento per mostre e pubblicità di quanto già investito nel 2009. di Laura Landolfi

Cultura è una parola feticcio con cui ci si sciacqua la bocca credendola un colluttorio per l’intelligenza. Le cose non stanno cosi. Sovvenzionare la cultura significa scolarizzarla, ma il connubio scuola cultura è mortale per la scuola perché la svuota di funzione formativa, ed è mortale per la cultura perché la trascina sul terreno della sterile emulazione, del titolo da ottenere. Che diamine, un diploma d’artista, intellettuale, ricercatore, teatrante, cinematografaro o cuoco di mostriciattole non si nega a nessuno! Il livello trito della cultura sovvenzionata, e soprattutto la morte del vero pensiero critico, dice che la retorica del sapere e del sentire cucinati da tutti per tutti i gusti secondo gli indirizzi inaugurati dall’americanismo, dal bolscevismo e dal fascismo deve finire perché avvita la cultura nell’ars combinatoria delle interpretazioni e della ripetitività. Sovvenzionare l’informazione, l’editoria, lo spettacolo, la conservazione dei beni, ma il discorso sta tristemente lambendo anche la mitica ricerca, serve solo a impiegare e tacitare centinaia di migliaia di scolarizzati altrimenti pericolosi e potenziali mine vaganti nella società. La cultura è altro, lontana da torri d’avorio o dibattiti, è esigenza della persona che solo la persona deve soddisfare con la propria forza. Il resto è squallore, cialtroneria, tartufismo, emulazione e parassitismo. Ex grande Germania compresa.