Berlusconi continuerà sempre a chiamare in causa l’Italia, le sue Istituzioni, il suo popolo. Sino a fare della sua catastrofe personale una catastrofe generale. E gli altri?

Certo, il malato è stato momentaneamente sedato. Si è così passati, nel giro di poche ore, dalla denuncia di golpe con relativa proposta di Aventino e di dimissioni di massa, alla sospensione dei lavori parlamentari per tre giorni in segno di lutto, per finire con la sospensione per mezza giornata, causa assemblea dei gruppi e dalla crisi di governo al “sostegno convinto” al medesimo. Mentre, sull’altro fronte, dopo una breve riunione sotto il solleone, ci si è rimessi la giacca per rientrare nell’aula “sorda e grigia” (oggi “fetida”) che si aveva testé abbandonata, causa denuncia di golpe. Ma non ci sarà alcuna remissione della malattia. E, quanto al ritorno alla calma, questo potrà essere solo di breve durata, nel caso che il dibattito in Cassazione portasse a un rinvio della decisione finale; nel caso contrario la prossima esplosione potrebbe porre a serio rischio la vita del malato.
Siamo dunque tutti sull’orlo dell’abisso. E dovremmo tutti, allora, riflettere intensamente sulla natura della nostra malattia e, nel contempo, sulla totale inefficacia delle cure, proposte e praticate nel corso di questi anni e, in particolare, di quelli più recenti. Il morbo che ci affligge è il “morbo di Berlusconi”. E (chiariamolo subito, per un cittadino di ritorno da Marte) non si tratta di un medico scopritore di una malattia rara, ma della fonte e, se volete, della prima vittima di una malattia infettiva che è sotto gli occhi di tutti.
Parliamo di una persona che ha eretto il “fai come ti pare e tutto andrà per il meglio” da vizio nascosto e privato, a virtù, anzi a regola di condotta pubblica. Oggettivamente il Nostro ha dovuto vivere, sin dall’inizio, una contraddizione che sarebbe stata insuperabile e fatale per qualunque altro uomo pubblico. Da una parte costruttore geniale di un grande schieramento culturale e sociale fondato sull’ostilità alle Istituzioni, alle regole e alle prassi economiche e sociali della prima repubblica e, quindi, a una sinistra che ne rappresentava l’eredità.
Dall’altra, spregiatore seriale di qualsiasi regola a partire dall’uso disinvolto del denaro per comprare tutto e tutti. E, dunque, grande leader politico, anzi elemento chiave del sistema, ma al tempo stesso delinquente seriale.
Un fenomeno considerato normale in altri continenti; una anomalia intollerabile in Europa. Tanto più in quanto il Cavaliere assume pubblicamente e sino in fondo, questa anomalia. Si proclama innocente, ma per forza d’inerzia. Ma non è Dreyfus e sa di non poterlo essere. Il suo messaggio agli italiani è: mi perseguitano solo perché sono amato dagli italiani così come sono, ma continuo ad essere amato; perciò sono innocente. Inutile, dunque, sperare in qualsiasi passo indietro; perché Berlusconi continuerà sempre a chiamare in causa l’Italia, le sue Istituzioni, il suo popolo. Sino a fare della sua catastrofe personale una catastrofe generale. E gli altri?
Sinora la malattia ha avuto tre tipi di cure. La prima è stata quello del rinvio. Insomma delle leggi ad personam. Che hanno avuto il pregio di ritardare il “redde rationem”, ma per rendere la scadenza finale più drammatica.
La seconda è stata quella del richiamo alla virtù e alla responsabilità. Che, artefice Napolitano e giudice di ultima istanza l’Europa, si è concretizzata con l’esperienza Monti e con il governo delle larghe intese. Il meno che si possa dire, a questo riguardo, è che il lodevole tentativo di stemperare le tensioni si è risolto, al contrario, in un loro aggravamento esponenziale. Non si può predicare la ragionevolezza in una situazione in sé irragionevole. E con si può ricorrere all’Europa senza pagare il prezzo pieno delle sue ricette.
La terza cura, quella che poteva essere risolutiva, quella politica, è invece totalmente mancata. E per colpa della sinistra.

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